Risco Caído patrimonio dell’umanità da un anno

La dichiarazione di Risco Caído come Patrimonio dell’Umanità e la pioggia di elogi che una dozzina di paesi dell’UNESCO ha dato alla favolosa eredità aborigena di Gran canaria,  incastonata nell’imponente paesaggio lasciato dalle sue eruzioni vulcaniche è stata un anno fa, dodici mesi fa, da quando questo prodotto della natura e dell’uomo è stato dichiarato in Azerbaijan così prezioso che la sua conservazione dovrebbe essere responsabilità del pianeta.

Il Parador de Tejeda, che ha ospitato tanti incontri scientifici negli anni preparatori con esperti nazionali e internazionali, è stata la cornice scelta ieri, martedì, dal Cabildo di Gran Canaria per commemorare l’evento che si è svolto a Baku, dove da Cuba alla Cina, dal Guatemala all’Australia, una dozzina di Paesi sono rimasti stupiti dalla candidatura di Gran Canaria.

Anche questo martedì a Tejeda, come quel giorno in Azerbaijan, l’emozione del presidente del Cabildo, Antonio Morales, è prevalsa, chiedendo un momento per ascoltare i suoni ancestrali degli aborigeni attraverso le vibrazioni delle lapas (patelle), assieme al direttore del dossier, l’archeologo José de Leon, conosciuto da tutti come Pepe l’uruguaiano, che ieri ci ha fatto sentire l’emozione nella pelle.

L’obiettivo, in ogni caso, va molto più lontano, ha detto De León, perché ora che è Patrimonio dell’Umanità, non si tratta solo di conservarlo, di puntellarlo come una grotta affinché non cada, ma di riempirlo di vita e di generare le condizioni per aumentare il dinamismo socio-economico della zona, per cui il Cabildo di Gran Canaria, ha aggiunto Morales, costituirà l’Istituto del Patrimonio Mondiale e Riserva della Biosfera.

Appartiene ai popoli del pianeta Terra, ha elogiato la direttrice regionale dei Beni Culturali, Antonia Perera, che ha evidenziato le tre premesse su cui si basa la dichiarazione del territorio: esclusiva, eccezionale e irripetibile.

Uno dei requisiti dell’Unesco per la lista delle culture del mondo è quello di arricchirla, e la proposta di Gran Canaria non solo è irripetibile, ma è unica per molti aspetti, la grotta del Risco Caído, un prodigio la cui costruzione è ancora misteriosa in quanto un popolo che non conosceva il metallo è stato in grado di introdurre il raggio dorato del Sole e l’argento delle lune piene in una grotta nei giorni dell’equinozio di primavera e dell’autunno, un fenomeno unico sulle centomila isole del pianeta.


È anche l’unico rappresentante atlantico dell’odissea delle popolazioni insulari, la cui evoluzione è di altissimo valore perché non hanno goduto del trasferimento culturale e dell’arricchimento dei continenti, per cui le loro imprese sono ancora più sorprendenti.

La Caldera de Tejeda si erge come un forziere che ospita 1.500 grotte che formano spettacolari insediamenti verticali, granai fortificati situati in luoghi impossibili, templi, necropoli, iscrizioni libico-berbere e mille triangoli pubici simili a grotte – la più grande concentrazione al mondo – e i percorsi dell’antica transumanza, così come le vasche-caverna, autentiche reminiscenze di un passato ancora più lontano.

Come se non bastasse, è il primo paesaggio culturale Patrimonio dell’Umanità a includere la dimensione del cielo per il rapporto degli aborigeni, anche dell’attuale popolazione, con il cielo, tanto che si tratta di StarLight Destination, una distinzione sancita anche dall’UNESCO.

Come se non bastasse, è la prima proprietà che rappresenta la primitiva cultura berbera nordafricana, l’unica che si sviluppa anche su un territorio insulare, e anche quella che presenta la più grande manifestazione troglodita del pianeta con le grotte-piscine come un’altra delle sue caratteristiche esclusive.

dalla Redazione