Ma che vende il negozio dei cinesi?

Al negozio dei cinesi ci siamo stati tutti, è quel posto dove all’entrata c’è la scritta: LASCIATE OGNI SPERANZA DE QUALITÀ O VOI CHE ENTRATE.

Dice: “Ma che vende il negozio dei cinesi?” Tutto.

Vende tutto. Dal sapone pe’ i piatti al teletrasporto de Star Trek che cambia colore col sole. Tutto.

Oggi se non c’hai un negozio de cinesi vicino casa sei rovinato, non poi fa più niente.

C’hanno fili e adattatori de cose che ancora devono inventà.

Un caricatore costa tipo 1€ e dura 48 ore.


Se voi er telefono carico ne devi comprà uno al giorno.

A te te sembra de risparmià, in realtà te ne stai a comprà uno normale a rate.

Il negozio dei Cinesi è quel posto dove tutti i dipendenti stanno a tempo indeterminato, nel senso che una mattina attaccano al lavoro e poi non staccano mai più.

Per questo c’hanno gli occhi a mandorla, perché ogni tanto se poggiano de nascosto a ‘no scaffale co le mani alle tempie e sussurrano: “Ehhh, vita di Melda”.

In confronto i dipendenti de Amazon lavorano a Disneyland.

Se tu entri de corsa e urli: “CGIL !!!” je metti più paura de n’attentato dell’Isis.

È come sparà col fucile dentro a un pollaio, escono settanta persone da sotto gli scaffali e urlando: “Colli! Colli! Scappa!”, che pure gli scarafaggi corrono confusi: “Che cazzo è successo oh! Ma che è venuta l’Asl?”, e er cinese je risponde: “No peggio! Sindacato! Colli! Colli!”

Da fuori, la porta del negozio non se vede.

Davanti ce stanno na serie de impedimenti.

Uno: la muraglia de tovaglie de plastica.

Quelle a rotolo, che se comprano al metro.

Pe risparmià spazio mischiano le festività: io na volta n’ho comprata una co Babbo Natale che se magnava er cocomero.

So quelle che se ci appoggi un piatto caldo sopra, sulla tovaglia resta er buco, sul tavolo se tatua la fetta de cocomero e sotto al piatto c’è Babbo Natale che penzola.

Due: la siepe de fiori finti.

A vedelli so tutti colorati, se provi a annusalli odorano de culo de panda.

Non se sa de che materiale so fatti, però na volta un’ape ce s’è posata sopra e è morta de tetano.

Tre: la cascata de zaini scrausi.

So quegli zaini che se te li compri alle 10 de mattina, a mezzogiorno te s’è rotta la zip, alle due te se so staccati i manici e alle 5 te tocca portallo in braccio tipo neonato in guerra, pe’ non perdete quello che c’hai messo dentro.

Le cuciture non ce stanno, so solo appoggiate.

Appena entri subito a destra ce stanno i vestiti.

So comodi perché te li vendono che già puzzano.

Le taglie le scrivono a caso, così un po’ per gioco.

Ce stanno pure i completini sexy da donna.

So talmente sintetici che se fai l’amore senza spogliatte dopo la prima strusciata prendi fuoco tipo diavolina: FFFFFFUM!

Finito.

Al muro in fondo ci sono sempre i giocattoli per bambini…

Le Barbie finte, con gli occhi dipinti all’altezza del naso, la bocca su na zinna e i vestiti da porno bulgaro, che invece de Barbie se chiamano: Jessica, Osvalda e Filomena Maria.

Poi ce stanno gli altri giocattoli, ma pure quelli coi nomi tutti mischiati.

C’è Jurassik Dumbo, Il trono di Spiderman e Conan il barman.

Poi c’è Superman sul cavallo de Zorro co la faccia de Terminetor che se chiama Super Zorrinetor.

E batman col vestito de Candy Candy che se chiama Candyman – L’uomo pipistrano.

Se ne compri uno a tu fijo, a scuola lo piano p’er culo fino al master de ingegneria.

Non fatelo.

Veramente.

Vicino la cassa c’è sempre ‘na signora de n’età indefinita tra i 30 e i 60 anni, la proprietaria, che con te e gli altri clienti è gentilissima, ma se capisce lontano un miglio che è una grandissima stronza.

Il negozio dei cinesi è il posto più democratico del mondo: qualsiasi lingua parli, loro non te capiscono, manco se parli cinese.

La lingua ufficiale è il linguaggio dei segni, e comunque ce vogliono tre ore:

– Buongiorno, vorrei dello scotch

– Ah tu vuole spillatlice!

– No, no spillatrice. Lo scotch!

– Ah vuole omblello!

– No, ombrello signora, scotch.

– Fello da stilo?

– No, lo scotch.

– Ah dici viblatole di massaggio?

– NO VOGLIO LO SCOTCH! Quello grande trasparente!

E nel frattempo gli fai il gesto con le mani.

Quella vede il gesto e ti fa: “Allola vedi che volevi viblatole!” Vabbè, vaffancina.

Comunque una volta che hanno capito quello che volevi, ridono e ti dicono che non ce l’hanno, ma poi se lo cerchi ce l’hanno e loro se rimettono a ride.

Nel negozio dei cinesi prendere qualcosa dagli scaffali è tipo gioco di abilità, puoi prendere quello che vuoi a patto che riesci a non fa cascà tutto quello che c’è sopra.

Mentre cammini nel negozio però, c’hai come la sensazione de sentitte osservato.

Se sei abbastanza veloce a giratte noti che ce stanno 15 cugini cinesi clonati che fanno finta de sistemà scatole de legno a fiori pe controllatte a te.

So na sorta de ninja de vigilanza.

Appena te giri è come un due tre stella: uno se nasconde nei detersivi, uno fa na capriola sotto i cacciaviti e n’altro s’attacca sul soffitto alle borse false de Luis Vuitton.

Te seguono co talmente tanta insistenza che pure se non rubi niente te senti la coscienza sporca.

Sei entrato che eri un cittadino onesto esci che te senti Ciro de Gomorra.

Tu vai via, ma già lo sai che il giorno dopo sarai costretto a tornarci, perché ti servirà un cd vergine, un rastrello da giardinaggio o una confezione di ministilo.

Ed è così che l’impero cinese conquisterà il mondo: novanta centesimi alla volta.

(Dal web da Emiliano Luccisano)