Un’estate senza le feste popolari

Il divieto di qualsiasi tipo di spettacolo condanna al silenzio orchestre e solisti, tecnici del suono e delle luci, trasportatori, montatori…

La festa è finita. Niente musica, niente balli, nemmeno il sapore dei “ventorrillos”, lo scoppio di colore dei fuochi d’artificio o le tipiche “turroneras” circondate dalle vertigini delle attrazioni della fiera.

Gli attori dei popolari festivals canari lo considerano un segno di identità, un’usanza radicata nell’immaginario dell’isola, e pur comprendendo che la crisi sanitaria rende consigliabile non programmare festeggiamenti, la “nuova normalità” non è entrata nella loro vita.

Un’estate senza le feste popolari, senza fuochi d’artificio, senza attrazioni fieristiche, senza bancarelle, disegna un panorama estivo davvero strano.

In questo scenario, il settore dello spettacolo si sente ignorato e persino stigmatizzato ma, soprattutto, ferito dal silenzio del governo delle Canarie alle sue richieste. Non sanno più quale tasto premere per attirare l’attenzione dei politici sulla situazione pressante vissuta dai produttori, dalle orchestre e dai solisti, da coloro che aggiungono una nota di gioia e di divertimento alle feste popolari delle Canarie, per non parlare di tutti i tecnici del suono e delle luci, i trasportatori, gli assemblatori, etc., che non possono svolgere il loro lavoro e che, per la maggior parte, non ricevono protezione dalla pubblica amministrazione e nessuno di loro ha la possibilità di adattarsi alle nuove circostanze.

Sono elencati sotto l’epigrafe del Regime Speciale per gli Artisti e sono dimessi per giorni lavorati, in modo che quando è stato decretato lo stato di allarme non erano affiliati e, di conseguenza, non hanno diritto ad essere inclusi in una Erte.


Con la pandemia installata al suo culmine, il graduale passaggio delle fasi di de-escalation e, a questo punto, con il canto della rinascita che risuona nella mente di tutti, il Governo delle Canarie ha adattato lo scenario della sua nuova normalità senza la nota delle celebrazioni pubbliche nelle piazze e nelle città delle Isole.

L’effetto più immediato è che quelle voci di bilancio che i diversi municipi avevano accantonato per il capitolo sui festeggiamenti vengono ora dirottate in altri settori.

In una lettera indirizzata al Presidente del Governo delle Canarie, datata 24 giugno 2020, e dalla quale ad oggi non è pervenuta alcuna risposta, questo segmento culturale si è offerto di tenere un incontro e di “fornire soluzioni possibili e praticabili”, come sottolinea Ismael del Rosario, con l’obiettivo di “concordare, attraverso il dialogo, nuove condizioni e stabilire misure eccezionali”, nell’idea di alleviare gli effetti del coronavirus e di progettare un piano di salvataggio che “non lasci nessuno indietro”, facendo così proprio quello slogan che tanto spesso è stato ripetuto dai politici.

Come misura di pressione contro questa continua sordità amministrativa, le compagnie dello spettacolo e del suono, così come le orchestre e i solisti delle Canarie, hanno indetto una concentrazione per il prossimo 22 settembre, a partire dalle ore 12.00, fuori dall’edificio del Parlamento de Canarias, approfittando del fatto che in Aula quel giorno le loro signore e signori stanno partecipando a una sessione plenaria, e hanno già annunciato che sarà “suonata”.