Una pioggia di miliardi sui nostri volti silvani

Ormai siamo come frigoriferi colmi di sabbia surgelata e pronti a sbrinarsi nel momento più opportuno.

Con questo, non intendo essere additato come un assoluto frangisfere, tuttavia il nostro Bel Paese, sta divenendo sempre più incazzoso.

Ci sono giacimenti di rabbia sepolti nei luoghi più impensabili, dove la gente si arrabatta per far quadrare la fine mese, ed altra, che non avendo mai visto uno stipendio, guarda al futuro come ad un tempo verbale che va bene per tutte le stagioni.

Questo perché in Italia abbiamo un governo che ci onora continuamente della sua disattenzione.

Ministri e ministeri, come una lunga carovana di cammelli stracarichi di luoghi comuni, in un indefinito deserto di idee…

Perché così ormai s’è ridotta la nostra Penisola.


Cioè, un Paese che accetta di tutto, persino l’arroganza del “nouveau philosophe” Henri Levy, il quale, al di là di altre minchiate, asserisce che siamo tutti eredi del “buonismo” degli antichi romani.

Ora, chi scrive, sugli antichi romani ci ha fatto anche una tesina, non risulta che questa brava gente ospitasse gli stranieri per invitarli a cena.

Risulta viceversa che gli faceva la guerra, anche, e soprattutto ai neri, per poi farli ancora più neri, prigionieri e schiavi.

La fine di Cartagine ne è un esempio lampante.

Ma lasciamo il prof. Levy alle sue utopie e passeggiamo un po’ lungo la Penisola, come se la vedessimo con un cannocchiale rovesciato…

L’Italia è il paese dai mille scandali, dal “tiriamo a campare” del “tengo famiglia” dell’”uniti ce la faremo”! delle lotterie; pericolose queste per la salute psico-fisica dei giocatori, specie del “gratta e vinci”, dove chi “gratta” è lo Stato e chi vuol vincere deve prima andare a Lourdes.

La nostra è l’Italia delle sterpaglie, che ricoprono ospedali mai operativi, o di quelli che chiudono per consentire di aprirne altri.

E’ l’Italia del “Politicamente corretto”, dove ministro si dice “ministra”.

Per quanto attiene alla minestra, la chiameremo “minestro” tanto per non scontentare nessuno.

E pure il nero, non va tanto di moda, al punto che il complesso musicale “Neri per caso”, d’ora in avanti muterà la denominazione in “Sbiaditi per distrazione”.

E’ pure, la nostra, terra di ministri, giustamente stupiti d’esserlo, e di un Premier… a sua insaputa.

Gente che dispensa – a parole – miliardi su miliardi, ma che i potenziali destinatari attendono ancora adesso, alla vigilia di agosto, soprattutto per attrezzarsi di capaci ombrelloni, per ripararsi dalla pioggia di monetine.

Ma è anche l’Italia della fuga dei cervelli, che nessuno rincorre e che se ritornassero verrebbero respinti al mittente.

La Penisola dove noi giornalisti non possiamo più menzionare persone, animali, cose e mestieri, con il loro nome convenzionale, bensì con raccapriccianti capriole lessicali, del tipo “i ladri” che andrebbero gentilmente descritti come “collezionisti incompresi” o, i “clandestini” quali “turisti per caso”.

E’ il Paese delle continue allerte e delle emergenze, perché privato di queste il cittadino vivrebbe troppo allegramente.

E, invece, deve soffrire, possibilmente in silenzio.

Per non disturbare il manovratore…

E’ l’Italia dove solo Alice, quella del “Paese delle meraviglie”, si troverebbe a proprio agio; insieme alla “vispa Teresa che gridava a distesa: l’ho presa, l’ho presa!..”

In quel posto, come tutti noi.

Infatti, la nostra è una nazione “politicamente corretta” quel tanto da proibire ai gatti di mangiare le sardine…

(Ennio Crevacuore*/ANIC)