Un viaggio sensoriale a Lanzarote

Un viaggio sensoriale, ripercorrendo alcuni tra i dettagli che mi hanno fatta innamorare di questa isola. E che porterò sempre nell’anima.

Cinque cose che amo di Lanzarote.

Cinque elementi che si confondono tra loro, che si insinuano sotto la pelle, negli occhi, nella mente, indefinitamente.

TRAMONTI

Un’ esplosione improvvisa di colori e sfumature. A volte, dopo qualche giorno di Calima, un rosso fuoco prende il sopravvento, così, inaspettatamente. Le ombre si allungano, tutto il paesaggio assume l’aspetto quasi artefatto di una fotografia troppo contrastata.

Niente trucco o inganno, nessun filtro a farla da padrone.


Sole, sabbia, oceano, cielo, si azzuffano tra loro, per avere la meglio sul palcoscenico dell’orizzonte.

E tu sei li, a bocca aperta, cercando di cristallizzare quel momento, che passa in pochi minuti ma che ti ha conquistato per sempre.

SCULTURE DI CESAR MANRIQUE

Sei in macchina, immerso nella guida o nei tuoi pensieri, ti avvicini ad una rotonda e ti concentri sulla precedenza.

Poi alzi lo sguardo di pochi centimetri, e qualcosa ti osserva: imponente del suo bianco latteo.

Alcune sculture si agitano con il vento quasi perenne, componendo una melodia caotica ed irresistibile.

Altre sono immobili, solenni, a segnalare che anche nel grigiore dell’asfalto, può ergersi qualcosa di bello.

VEGETAZIONE

Paesaggio lunare, terra nera ed apparentemente sterile.

Ma è proprio li, tra i detriti di lava, che spunta improvvisa una pianta dal verde acceso.

Timidamente, la vita si fa strada e tu non puoi far altro che inchinarti, colmo di rispetto ed ammirazione.

Hai di fronte un’opera d’arte piccola ed inverosimilmente fragile, ma che sai già si trasformerà in un monolite di tenacia e resistenza.

COLORI

A volte la vista fa fatica a fronteggiare tanta luccicanza. Tenti di mettere a fuoco i vari elementi, in quella tavolozza disordinata di sfumature che è l’isola.

Cielo blu cobalto. Vulcani plumbei. Case immacolate.

Oceano grigio di tempesta o smeraldo di bonaccia.

Scogliere nere. Deserto giallo, arroventato. 

E poi, di tanto in tanto, la Calima. Con la sua mano pesante, carica di sabbia africana, stende il suo velo e tutto si fa omogeneo e silenzioso. Gli occhi si riposano, gli animi si fanno insofferenti.

SILENZIO

Ti allontani. Scali un vulcano, cammini tra le dune sabbiose, passeggi per le distese infinite di scogli. C’è qualcosa ad attenderti: l’assenza di suoni umani.

C’è solo la terra, con i suoi elementi.

Le onde che si infrangono.

Il vento che si insinua nelle fenditure rocciose, producendo il suo lamento oceanico. 

Qualche gabbiano ti sorprende con un garrito querulo, un sasso scivola sotto i tuoi piedi.

Il mondo civilizzato forse ha cessato di esistere e tu non lo sai, perché sei precipitato in un attimo senza tempo. Ti ritrovi in una dimensione che si chiama Lanzarote, che non si mostra a tutti, ma solo a chi saprà guardare oltre.

Viviana Biffani
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