L’economia sommersa sottrae alle isole 800 milioni di euro l’anno

L’alta disoccupazione mette le Canarie al vertice dell’economia sommersa. Questo tipo di frode sta diventando un vero problema, soprattutto ora, in tempi di crisi, e non solo perché provoca disuguaglianza, ma perché offre un’immagine distorta della reale situazione economica di un paese. Nelle Isole Canarie è di circa il 28,7%, con un PIL sommerso di 11.653.000.000 euro. Avvicinarsi ai livelli medi di economia sommersa dei maggiori paesi europei vorrebbe dire nelle Canarie circa 800 milioni di euro recuperati a tassazione. L’importo stimato del sommerso in Spagna è di circa il 18,6% del PIL, secondo le ultime stime, e oltre il 20% secondo altre misurazioni. Una cifra che, si sottolinea, è a livelli “inaccettabili” e lontana da quelle di altri stati europei come Austria, Paesi Bassi e Svizzera (inferiore al 10% del PIL), Francia e Regno Unito (circa 10%) o Germania (circa 13%). Del totale dell’economia sommersa si stima che circa l’8% sia il risultato di frodi sul posto di lavoro, che in termini di occupazione equivale ad almeno 1 milione di posti di lavoro che dovrebbero emergere, 60.000 in tutto l’arcipelago. Le cause vanno ricercate nella crescita della pressione fiscale, la mancanza di coscienza fiscale tra i cittadini, l’eccesso di regolamentazione e di rigidità del mercato del lavoro, tra cui l’elevato numero di PMI che ci sono nelle Isole. Per ridurne l’incidenza, da un lato occorrono riforme del mercato del lavoro, soprattutto per quanto riguarda l’imprenditorialità, l’utilizzo di contratti a tempo indeterminato e l’introduzione di una maggiore flessibilità nelle assunzioni, rafforzare le figure occupazionali part-time e incentivare l’apprendistato per ridurre l’alto tasso di disoccupazione giovanile; ridurre l’elevato tasso di abbandono scolastico e potenziare la formazione professionale. Tra le proposte per migliorare la frode fiscale, vanno poste in evidenza la semplificazione delle figure fiscali e una maggiore semplicità delle tasse, combattere l’esistenza dei paradisi fiscali, e potenziare le verifiche sul posto, piuttosto che accontentarsi della semplice constatazione dei dati. Dal momento che molti dei problemi segnalati hanno radici sociali profonde, è essenziale aumentare la sensibilità fiscale del pubblico, attraverso programmi di informazione, la comprensione e l’educazione nei media e in Internet. Inoltre sarebbe opportuno includere i temi sulla tassazione obbligatoria nella scuola, per inculcare ai giovani che la frode fiscale è una grave violazione delle regole di convivenza e un attacco alla società.