Il progetto CanBio a Fuerteventura procede

Gli esemplari rilasciati a Cofete nel 2006 potrebbero essere in fase di riproduzione.

I volontari di Avanfuer usano un drone per cercarne tracce sulla spiaggia.

Il progetto per la reintroduzione della tartaruga boba (Caretta caretta) a Fuerteventura è ora in fase di sperimentazione grazie ad un altro progetto di ricerca che, tra i tanti altri aspetti, cercherà di determinare se gli esemplari di questa specie rilasciati più di un decennio fa a Cofete torneranno su quella spiaggia per deporre le loro uova.

Se si confermasse che lo fanno, sarebbe un successo senza precedenti per un’iniziativa scientifica che ha cercato di riportare l’isola alla sua secolare condizione di sito di nidificazione per questa specie di tartaruga, oggi minacciata dalla proliferazione della plastica e di altri tipi di rifiuti negli oceani.

L’iniziativa si svilupperà nell’ambito della collaborazione del Ministero dell’Ambiente, della Lotta ai Cambiamenti Climatici, della Economia Circolare e R+S+I del Consiglio Insulare di Fuerteventura e della Riserva della Biosfera con il progetto CanBio, che, nel caso dell’isola di Fuerteventura, si concentrerà su “il monitoraggio delle materie plastiche, la localizzazione delle tartarughe e l’analisi degli effetti dei cambiamenti climatici sulla spiaggia di Cofete”.

Per quanto riguarda il monitoraggio della traccia lasciata dalle tartarughe nella sabbia della spiaggia quando nidificano, questo sarà effettuato dall’Associazione dei volontari per aiutare la natura a Fuerteventura (Avanfuer), che avrà a disposizione un drone con cui catturare immagini aeree della spiaggia di Cofete.


“L’obiettivo di questo lavoro di tracciamento delle tartarughe boba e di identificazione dei nidi a Cofete è di confermare se gli esemplari che sono stati rilasciati nel 2006, nell’ambito del programma di espansione dell’habitat riproduttivo della tartaruga, ritornano a nidificare in questo stesso luogo”, dicono dal già citato consiglio del Cabildo.

Si studierà anche il livello di microplastica sulla spiaggia di Cofete, così come gli effetti del cambiamento climatico.

Grazie allo sviluppo del progetto CanBio sarà inoltre possibile conoscere “la quantità di microplastiche che vengono raccolte a Cofete durante i mesi estivi”.

Allo stesso tempo, “si studieranno gli effetti del cambiamento climatico, analizzando l’innalzamento del livello del mare in relazione alle maree”.

Nell’ambito del progetto CanBio, c’è anche una parte di formazione che si concretizza nell’insegnamento dei laboratori Alerta Tortuga, “rivolti a tutta la popolazione interessata alle conoscenze ambientali”.

In questo senso, è già stato sviluppato un workshop sull’identificazione delle tracce delle tartarughe.

Inoltre, è stato offerto anche un workshop sul rilevamento delle microplastiche e un altro relativo al primo soccorso per i cetacei in difficoltà.

Il progetto ambientale CanBio, che, in termini generali, mira a studiare i cambiamenti climatici in mare, l’acidificazione degli oceani e i suoi effetti sulla biodiversità marina nelle acque delle Canarie, vede la partecipazione del Governo delle Canarie, della Fondazione Loro Parque, delle Università di La Laguna e Las Palmas de Gran Canaria, e di Avanfuer.

In questo modo, “le Isole Canarie diventeranno un riferimento mondiale fornendo dati rilevanti sul cambiamento climatico e i suoi effetti sul territorio”, ha detto il Cabildo di Fuerteventura.

Daniele Dal Maso