Residenti e organizzazioni firmano un manifesto contro il razzismo

Residenti e organizzazioni firmano un manifesto contro il razzismo e “il virus dell’odio” a Lanzarote.

Chiedono un “trattamento dignitoso” dei migranti e fanno “un appello alla responsabilità individuale e collettiva”, rivolgendosi alla popolazione, ai media e alle istituzioni pubbliche.

Un totale di 158 residenti a Lanzarote e 25 organizzazioni hanno firmato un manifesto che chiede che i migranti siano “trattati con rispetto”.

Secondo loro, è “un appello alla responsabilità individuale e collettiva che si rivolge alla popolazione, ai media e alle istituzioni pubbliche” e a cui possono aderire attraverso la piattaforma digitale change.org.

In questa iniziativa, i firmatari mostrano la loro “preoccupazione, come abitanti di Lanzarote, che le persone che arrivano con le pateras siano trattate con dignità e che i loro diritti non siano violati durante la loro permanenza sulla nostra isola”.

Così, rifiutano “l’intenzione di alcuni settori della popolazione e dei rappresentanti politici di creare un allarme sociale basato su una presunta relazione tra l’arrivo delle pateras a Lanzarote e il rischio di contagio da parte di Covid-19” e “le reazioni apertamente xenofobe e razziste espresse dai media e dai social network, che mettono in pericolo la convivenza pacifica”.


“Ogni persona che passa attraverso la nostra isola, migrante o turista, merita di essere trattata con rispetto e di essere accolta con ospitalità. Le donne e gli uomini più vulnerabili, come i minori non accompagnati o le persone con problemi di salute, devono sempre essere protetti”, afferma il manifesto.

Allo stesso modo, sottolineano che “il presunto rischio di contagio del Covid-19 da parte di persone che arrivano in barca ha più a che fare con la xenofobia che con la specifica situazione sanitaria, soprattutto perché, oltre alla quarantena preventiva, vengono sistematicamente testati”.

“Anche perché, anche prima della pandemia, le possibilità che gli abitanti di Lanzarote incontrassero i nuovi arrivati in patera erano scarse”, aggiungono.

“Il razzismo, la xenofobia e l’incitamento all’odio sono crimini.

Così come la pubblicazione di informazioni false.

Forse vale la pena ricordare che in una democrazia le leggi devono essere applicate da tutti i cittadini, dai loro rappresentanti e dai media.

La libertà di espressione esiste solo quando gli attaccati hanno le stesse possibilità di espressione dei loro detrattori”, si legge nel manifesto.

Secondo i firmatari, “tutti noi dovremmo essere in grado di migrare in tutta legalità, indipendentemente da dove siamo nati e perché abbiamo deciso di andarcene, come previsto dall’articolo 13 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”.

“Il fenomeno dell’immigrazione via mare nelle Isole Canarie è inerente alla situazione geografica e geopolitica dell’arcipelago.

La maggior parte delle persone che arrivano vogliono raggiungere il continente europeo.

Se potessero viaggiare in modo legale e sicuro, non rischierebbero la loro vita in mare sulla cosiddetta “rotta atlantica”, attualmente una delle più pericolose.

Come il Mar Mediterraneo, l’Atlantico sta diventando un cimitero marittimo: si stima che una persona su sedici muoia durante il viaggio dalle coste africane.

Invitano inoltre i media locali “a svolgere il loro lavoro di informazione con responsabilità professionale e civica”, chiedendo loro “di non diffondere informazioni senza contrastarle”, “di non pubblicare dati senza citare le loro fonti” e “di usare il linguaggio e le immagini con giudizio”.

Non dovrebbero permettere la diffusione di menzogne o l’espressione di opinioni attraverso i loro mezzi di comunicazione che potrebbero minare una convivenza dignitosa per tutti.

D’altra parte, i firmatari criticano che “dopo più di 25 anni di accoglienza delle imbarcazioni nelle Isole Canarie, non esiste ancora un’infrastruttura adatta ad accogliere persone o protocolli d’azione che vada oltre l’assistenza umanitaria d’emergenza”.

“La ripetuta mancanza di anticipazione da parte delle autorità pubbliche competenti (locali, regionali, nazionali ed europee) è un sintomo della mancanza di volontà politica di dare una risposta sostenibile, duratura e adeguata a un fenomeno costante.

Un’ulteriore complicazione è che i luoghi utilizzati per l’accoglienza devono essere adattati alla situazione sanitaria generata dalla pandemia.

Marco Bortolan