Trekking: a spasso sul bordo della caldera de Bandama

Premessa culturale

Il materiale eruttato dal vulcano (colate laviche, lapilli, pomici, bombe vulcaniche, ceneri) viene depositato intorno al cratere e, con il tempo, si accumula formando l’edificio vulcanico, detto anche cono vulcanico.

 Nei vulcani in fase di attività gli edifici vulcanici, in conseguenza dell’esplosione violenta del vulcano, possono essere sventrati e sprofondare nella sottostante camera magmatica a causa del crollo della volta. La depressione conseguente al crollo dell’edificio vulcanico è chiamata caldera che nel tempo può riempirsi di acqua formando un lago oppure può ricoprirsi di verde formando un terreno molto fertile dove è possibile coltivare. Un esempio di caldera di questo secondo tipo è la caldera di Bandama, profonda più di 220 metri, il diametro del bordo superiore è di quasi 1000 metri ed il suo perimetro (circolare) è di oltre 3 chilometri.

Il fenomeno dell’attività  dovrebbe risalire a circa due milioni di anni fa, quando il genere homo cominciava a differenziarsi dall’australopiteco (scimmia) diventando quello che viene chiamato l’homo habilis.

Il Governo delle Isole Canarie ha eletto la caldera de Bandama monumento naturale e l’ha catalogata tra le aree protette dell’isola di Gran Canaria. Inoltre, è considerato un punto di particolare interesse geologico.

L’intera area, dopo l’attività eruttiva, fu occupata da un bosco termofilo, individuando sui pendii ombrosi e in prossimità dei letti di gravina anche altre specie che hanno colorato di verde la montagna.


Sulla parete nord di questa caldera si trova un sito archeologico di alto valore, la Cueva de los Canarios, un gruppo di grotte viventi e fienile collettivo, che presenta iscrizioni alfabetiche assimilabili al libico-berbero.

Il nome Bandama non ha un’origine preispanica, ma deriva da un mercante fiammingo di nome Daniel Van Damme, che nel XVI secolo si stabilì nella zona e vendemmiava le viti sul fondo e sulle pendici del cratere per la vinificazione. 

I vini prodotti in questa regione del Monte Lentiscal, che comprende Bandama, negli anni hanno acquisito grande prestigio, anche al di fuori dell’isola.  Ed è che Daniel Van Damme ha costruito una delle presse più antiche dell’isola, ancora presente in questo luogo, all’interno di questa straordinaria depressione.

Alla caldera si accede tramite un vecchio sentiero che si snoda fino al fondo. Il sentiero presenta una ripida pendenza di qualche difficoltà, soprattutto quando dobbiamo tornare nuovamente in salita, anche se senza dubbio ne vale la pena se vogliamo raggiungere il cuore di questo vulcano, dove troveremo, all’esterno un vecchio borgo ancora abitato. Durante un breve tratto alcune persone potrebbero avere problemi di vertigine, quindi attenzione! Il percorso non è lungo, circa 3 km per un tempo di circa un’ora e mezza.

Chi volesse può scaricare la ruta en Google Earth.

Descrizione del percorso

Per accedere all’inizio della strada dobbiamo andare su strada (GC-802) al Caserío de Bandama, un gruppo di case, alcune molto antiche, che si trovano sul bordo nord-ovest di questa depressione.

Dalla fermata degli autobus si procede fino all’inizio (km 0) della GC-822 e continuiamo il percorso nella direzione di Pico Bandama che consigliamo di percorrere per primo. Questo è il nostro punto di partenza. Esattamente tra una fermata dell’autobus e un ristorante entriamo all’interno di questo gruppo di case, dove e dopo soli 20 metri, vediamo la recinzione in ferro attraverso la quale accediamo al sentiero in discesa che porta alla caldera.

Il percorso non ha deviazioni né incroci. A pochi metri dalla nostra partenza, troviamo un belvedere dove potrete fare una prima sosta e foto. Qui troviamo anche un pannello informativo che ci offre informazioni dettagliate sullo spazio da visitare.

Nella nostra discesa possiamo ammirare alcuni esemplari della flora autoctona. Importante è l’albero di lentisco (Pistacia lentiscus) che è un arbusto deciduo (destinato a finire una volta espletate le sue funzioni vitali) e resinoso. Fitti e molto ramificati, con foglie composte di colore verde scuro, fiori disposti in grappoli e frutti piccoli e globosi, rossi prima e neri poi, possono raggiungere gli 8 metri di altezza. Di solito cresce nelle regioni calde, adattandosi bene alle terre aride e secche. È una specie termofila. Germoglia spontaneamente nell’area mediterranea e nelle Isole Canarie.  È frequentemente associato a olivi selvatici, ginepri e rosmarino. Il suo legno è stato utilizzato nella torneria e nella fabbricazione di piccoli oggetti. Tutte le parti verdi della pianta hanno un odore aromatico molto forte, dovuto alla presenza di un succo resinoso che fornisce una sensazione durante la masticazione molto apprezzata dagli orientali, essendo stato utilizzato per preservare i denti bianchi, rassodare le gengive e rinfrescare l’alito . Il succo resinoso dello stelo è stato persino usato come vernice per le immagini.

In 30 minuti raggiungiamo il fondo della caldera, da dove possiamo collegarci con un altro sentiero che la circonda, anch’esso, senza possibili deviazioni che possono confondere. All’estremo sud si trova un osservatorio ornitologico, dato che la fauna volatile è molto varia e interessante.

Più o meno centrata in fondo a questa depressione vulcanica c’è un’antica casa ancora abitata, Diverse colture, polli, un asino e alcuni alberi frondosi che circondano la casa e che offrono ombra nei momenti di quiete dopo le fatiche della giornata, adornano questo piccolo ambiente contribuendo a donargli un carattere pittoresco.

La salita si fa dallo stesso punto in cui si scende, anche se come già accennato comporta uno sforzo maggiore e richiede più tempo – circa 45 minuti o un’ora. In ogni caso, come è stato detto, il percorso è ben definito e ne vale la pena.

La zona viticola del Monte Lentiscal è costituita da una superficie documentata di quasi 80.000 ettari, Nella maggior parte dei casi si vedono viti a bacca bianca alternate a viti a bacca nera.

I sistemi di coltivazione e le pratiche colturali del vecchio vigneto sono quelli tradizionali della zona, che tendono a preservare le buone qualità dei vini.  Il Monte Lentiscal, per secoli, è stata una zona emblematica dell’isola nella produzione di vino, principalmente vino rosso. Il mercato del vino delle Canarie è focalizzato sul consumo di vini giovani, dell’anno, cioè quelli che non subiscono il processo di invecchiamento.

Come al solito, a fine passeggiata sorge il problema del pranzo. Io l’ho risolto questa volta con un’app che si chiama FORK che molti conoscono. Ho scelto un ristorante a Santa Brigida, ma l’app ne offre una grande quantità e potete scegliere tranquillamente secondo i vostri gusti.

di Stefano Dottori