LANZAROTE ED IL RESPIRO DELLA TERRA

Qualche anno fa ci ritrovammo a vivere a Charco del Palo per un paio di mesi.

Quando avevamo prenotato, eravamo totalmente inconsapevoli che la nostra villetta con patio fosse inserita in un villaggio per nudisti.

Niente a che dire, anzi, tutto il mio rispetto a chi riesce a mostrarsi senza vergogna, spogliato di qualsiasi velleitario vestimento.

Per quanto mi riguarda, un’innata timidezza mi rende quanto di più lontano ci sia dal nudismo. Anyway, furono due mesi di pura felicità.

C’era un aspetto che amavo più di ogni altra cosa di quel posto: il paesaggio e la sensazione di assoluta solitudine che si raggiungeva, allontanandosi a piedi.  Bastavano poche decine di metri e come per magia ti ritrovavi nel pianeta Tatooine, sempre in attesa che da una duna si materializzasse sorridente Luke Skywalker.

Il mio iter mattutino, quando la pigrizia se ne rimaneva a sonnecchiare in un angolo della mente, era incamminarmi verso Arrieta.


Oltre cinque chilometri di scarpinata tra sabbia e rocce per poi ricongiungermi con Emanuele – che si svegliava due ore dopo e mi raggiungeva in auto –  per pranzare a l’Amanecer.

Ricordo che in quell’ora di camminata, volgevo lo sguardo nell’entroterra, dove in lontananza passavano le automobili, unica prova di umana attività. Insomma, quei puntini in movimento mi rassicuravano sul fatto che non fossi rimasta sola sulla terra. Parlando di felicità, non credete sia veramente facile trovarla, nelle piccole cose? Camminare a passo spedito per chilometri e poi rimpinzarmi di buon cibo, recuperando in pochi minuti ogni caloria appena bruciata, dava un sapore inebriante ad ogni boccone.

Durante quelle lunghe camminate, quando il mare era impetuoso e si frangeva contro la scogliera. Quando il vento si incanalava tra i cunicoli rocciosi alla ricerca di libertà, un amico invisibile, mi raggiungeva schivo. Era il respiro della terra, che borbottava al mio passaggio. Le prime volte mi giravo sul chi va là, aspettandomi un maniaco omicida pronto a sferrare il suo colpo micidiale. Quando capivo di essere ancora sola, mi accovacciavo incredula verso la sorgente del lamento, con le orecchie poggiate sugli scogli, cercando guardinga l’origine esatta di quel respiro roco ed affannoso.

Un soffio ritmato e talmente umano da mettere i brividi, che solitamente sgorgava da un foro insospettabile della roccia.

Eppure era veramente, soltanto il vento, come non lo avevo mai sentito. Una melodia di sussurri che ti rapiva come il canto delle sirene, che avrei continuato ad ascoltare per ore… se non fosse stato per gli antipastini caldi che mi aspettavano impazienti.

Vi è mai capitata un’esperienza del genere? Vi assicuro, non si tratta del vento che agita le fronde delle palme, che solleva le gonne o provoca vortici di sabbia.

Non è il suono del mare in tempesta o delle onde che si abbattono sulla battigia.

È il respiro profondo della terra, che si manifesta durante particolari fenomeni aerodinamici e probabilmente in determinate circostanze dell’animo, quando siamo più recettivi e presenti.

Sono passati anni, non pensavo più a quella particolare esperienza, quando casualmente ho letto che Lanzarote è uno dei tre luoghi sulla terra dove meglio si escucha la respiracion de la Tierra.

Gli altri punti di privilegiata osservazione sono la facoltà di Geologia della tristemente famosa Wuhan e l’osservatorio Reale Belga, alla periferia di Bruxelles.

A Lanzarote esistono per la precisione tre laboratori di osservazione: a Jameos del Agua, nel Parco del Timanfaya e alla Cueva de los Verdes. In queste postazioni si studiano e misurano le attività sismiche, le maree, le inclinazioni del pianeta, la deformazione della corteccia terrestre e tutta una serie di parametri che fanno capo alla geodinamica terrestre.

Questa notizia mi ha riportato indietro di qualche tempo, ad una passeggiata in riva al mare ed al preciso momento in cui le profondità della terra sono venute e farmi visita, sussurrandomi i segreti più reconditi del nostro pianeta.

di Viviana Biffani
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