Chi può riscuotere il reddito minimo vitale?

Si tratta di una prestazione di sicurezza sociale a carattere non contributivo, destinata a garantire il reddito minimo essenziale a chi ne è sprovvisto.

In questo modo, e dal 15 giugno 2020, lo Stato intende proteggere i cittadini in una situazione di vulnerabilità economica.

L’obiettivo finale, secondo i responsabili del provvedimento, è che questi cittadini possano avere reali opportunità di inclusione sociale e lavorativa.

Tuttavia, trattandosi di un servizio nuovo, ci sono ancora molte domande in sospeso. La più importante di tutte riguarda i potenziali beneficiari della misura.

Per trovare la risposta a queste domande, ci siamo rivolti al sito web del Ministero dell’Inclusione, della Sicurezza Sociale e della Migrazione, che contiene tutte le condizioni necessarie per godere di questo beneficio.

Abbiamo così scoperto che i singoli beneficiari sono quelle “persone di età compresa tra i 23 e i 65 anni che vivono da sole o che, pur condividendo un’abitazione con un’unità di convivenza, non si uniscono a tale unità, a condizione che non siano sposati (a meno che non abbiano avviato una procedura di separazione o di divorzio), “non siano uniti ad un’altra persona come coppia di fatto” e “non facciano parte di un’altra unità di convivenza”.


Inoltre, ci sono condizioni speciali per chi ha un’età compresa tra i 23 e i 29 anni. In particolare, che “devono aver avuto la residenza legale ed effettiva in Spagna e aver vissuto in modo indipendente per almeno tre anni prima della domanda, a meno che non abbiano lasciato la loro residenza abituale perché vittime di violenza di genere” o “hanno avviato una procedura di separazione o di divorzio”.

D’altro canto, “le donne maggiorenni vittime di violenza di genere o di tratta di esseri umani e sfruttamento sessuale” hanno diritto a un reddito minimo di sussistenza.

Tuttavia, oltre ai singoli beneficiari, la prestazione Reddito minimo di sussistenza copre anche i beneficiari per conto di un’unità di convivenza.

A tal fine, “devono avere piena capacità di agire ed essere di età compresa tra i 23 e i 65 anni”, ma anche “persone maggiorenni o minori emancipati” che “hanno figli o minori in affidamento a scopo di adozione o di collocamento familiare permanente” e “persone di età superiore ai 65 anni se l’unità di convivenza è composta solo da persone di età superiore ai 65 anni e da minori o persone legalmente inabili”. Il numero massimo di titolari per domicilio sarà di due.

Ma quali requisiti devono soddisfare sia i singoli beneficiari che i membri di un’unità di convivenza per poter beneficiare del reddito minimo vitale?

Il primo di questi è menzionato sopra: aver avuto una continua e ininterrotta resistenza legale ed effettiva in Spagna per almeno un anno prima della presentazione della domanda, con l’eccezione di “persone incorporate nell’unità di convivenza per nascita, adozione, tutela ai fini dell’adozione o dell’affidamento familiare permanente”, “vittime della tratta di esseri umani e dello sfruttamento sessuale” e “donne vittime di violenza di genere”.

Il secondo requisito principale ha a che fare con le risorse economiche.

A questo proposito, il requisito “è soddisfatto quando il reddito medio mensile e il reddito annuo calcolabile dell’anno precedente è inferiore di almeno 10 euro all’importo mensile garantito dal reddito minimo vitale applicabile”.

E per quanto riguarda l’importo, “si tratta della differenza tra il reddito garantito e il reddito totale e i guadagni di tali persone”.

Tale reddito garantito è, nel caso di un singolo beneficiario, di 461,53 euro al mese.

Nel caso di un’unità di convivenza, tale importo è aumentato del 30% per ogni membro supplementare.

Bina Bianchini