Niente di nuovo per il Terzo Stato

Come nasce e perché nasce una rivoluzione.

Erano i primi giorni di un anno facile da ricordare perché fatto di numeri in ordine crescente 7,8,9, il 1789, l’anno della rivoluzione francese.

Come il bosco della Gomera, cancellato da un rogo indomabile dovuto a un pezzetto di carta incendiato, così la rivoluzione che ha cambiato la storia del mondo diede il primo colpo di tosse per un pamphlet brevissimo e anonimo  che si intitolava  “Che cos’è il Terzo Stato”.

Che cos’era il Terzo Stato?

Eravamo noi.

Era quella parte della società francese che costruiva le carrozze e produceva i broccati per le tende di Versailles ma non solo, erano le persone istruite, studiosi di diritto soprattutto, ma anche medici e professori che non potevano essere nominati per le professioni nobili e le svolgevano al posto dei nobili e del clero che restavano titolari di incarichi che non avevano a volte voglia, a volte capacità per espletare in prima persona, per i quali venivano tuttavia, lautamente pagati.


L’autore del pamphlet era un Abate, Emanuel Joseph Sieyés.

Le sue parole semplici, potrebbero sembrare troppo semplici, avviarono un crescendo che non si fermò se non quando l’onda d’urto francese aveva ormai cambiato i connotati di un continente.

Virgolettando, troverete impossibile sentire il peso di 250 anni su queste parole fresche e necessarie, in questi giorni strani.

“…. Se si cancellasse l’ordine privilegiato che sbarra la strada al merito, il paese non subirebbe perdite nella sostanza, non sarebbe qualcosa di meno, ma qualcosa di più.

Il Terzo Stato è tutto il paese ma un tutto ostacolato e oppresso dall’assenza di sbocco.

Cosa sarebbe il Terzo Stato senza l’ordine privilegiato, se sparisse domani?

Ancora tutto, ma un tutto libero e fiorente, perché produce e respira.

Niente può andare avanti senza il Terzo Stato, tutto andrebbe infinitamente meglio se il Terzo Stato fosse la sola nazione e il privilegio sparisse”.

Immaginiamo ora, se domani sparissero i finanzieri e i giochi di prestigio di chi crea denaro dal nulla e poi lo compra lo vende lo presta…

Se sparissero i politici addormentati sulle poltrone e i banchieri che costruiscono dighe fra il lavoro e il reddito, fra la fatica e la felicità… il mondo andrebbe avanti lo stesso?

Evidentemente sì.

Ma se sparissero i sarti e i panettieri, i contadini e i manovali gli imprenditori e i loro sogni, gli artisti, gli architetti, i cuochi e gli spazzini, cosa farebbero i  finanzieri e i politici a quel punto?

Nulla.

Sparirebbero come zecche senza cani.

E’ tempo di rileggere l’Abate Sieyés, è tempo di rileggerlo ogni sera.

Il solo mondo reale siamo noi.

La gente che si suda la vita, che immagina produce e lavora.

Zitti e imbavagliati, privati del diritto di vivere come se tutti gli uomini fossero uguali e avessero uguale diritto di far valere la propria opinione sul proprio destino, non stiamo facendo una bella figura.

Claudia Maria Sini