Dentro o fuori per me bari sono

Cari amici e colleghi, mi guarderò bene dall’addentrarmi in discorsi di natura scientifica, ciononostante nessuno potrà impedirmi di girare lo sguardo attorno a questo circo pieno zeppo di bestie e pagliacci.

E quel che vedo mi piace poco.

Viviamo, sopravviviamo, avvolti in un’atmosfera intimidatoria e autoritaria, che genera terrore e angoscia; e mentre licenzio questa nota, intorno a noi ci sono pennuti che cinguettano, incistati in un paternalismo ipocrita e sussiegoso, quasi fossimo spettatori di un film fantozziano.

Un periodo idilliaco, secondo loro, che si può ancor più migliorare, chiudendo altre attività artigianali e commerciali, oggi qui e domani là.

Dopodomani toccherà ad altri ancora.

E personalmente, permettetemi di trovarmi in disaccordo con certi beceri trionfalismi da mercato del bestiame, da parte di ministeri che avrebbero tutt’altro motivo per gioire di una situazione lacera e contusa.


L’aria è satura di elettricità, e di fronte a questa emergenza – peraltro annunciata da mesi – troviamo assai difficile orientarci fra le tante versioni proposte da scienziati, psicologi, immunologi, ufologi…

Perciò, meglio sarà adottare soluzioni impopolari ma drastiche, che sono semplicemente due: o tutto chiuso, o tutto aperto.

Oddìo, ce ne sarebbe anche una terza: chiusura totale a giorni alterni; ma sarebbe un’equazione troppo cervellotica per le menti ristrette dei dicasteri nostrani.

Comunque, personalmente non faccio il tifo né per la prima, né per la seconda o la terza di queste eventualità; il fatto è che, al momento, di altre soluzioni non ve ne sono: perciò, vinca il migliore.

Ormai abbiamo toccato il fondo del barile, siamo alla canna del gas, ed è inutile continuare ad urinare controvento. (Vedi anche lo sgozzatore di Nizza, che intendeva raggiungere l’Europa, ma che è sbarcato, guarda guarda, a Lampedusa, per poi farsela a piedi sino a Ventimiglia)

E’ ormai giunta l’ora di una decisione univoca con la minoranza, perché attualmente, questo governi è capace solo d’imbottigliare aria fritta, come Duchamp.

Se non sarà così, se continueremo a temporeggiare, mettendo dei cerotti là dove sarebbe necessaria un’incisione, il nostro futuro non sarà certo brillante; e non solo a causa del virus, bensì per la disoccupazione che sta facendosi sempre più devastante.

Il delirio d’onnipotenza e le utopie di chi ha imposto la chiusura alle 18 di bar e ristoranti, per esempio, è solo un’idea disinvolta partorita da un calcolo puramente ideologico e concettuale, privo di concrete fondamenta cliniche.

Continuando in questa maniera dissennata, non sarà il covid ad ucciderci, ma sarà il panico, la confusione, l’angoscia… la fame!

Un problema come questo, grosso come un palazzo di venti piani, può anche cogliere impreparato chi è preposto a redimerlo, il problema.

Ma, diciamocelo, la tempistica per correre ai ripari, molto prima che i buoi scappassero dalla stalla lasciata aperta, in realtà esisteva.

Mesi e mesi di torpore, di editti incongruenti e rovinosi, dettati da fresconi sordi e ciechi, appartenenti ad una consorteria governativa scollegata dalla realtà, ha fatto sì che il demone prendesse corpo.

E noi?

Rincoglioniti a stare a guardare, frastornati pure dal moltiplicarsi di allarmi, ogni giorno più surreali e privi di conferme, ricchi di smentite.

Non chiediamo certo un miracolo; chiediamo almeno che ci lascino in pace; chiediamo di poter lavorare e vivere tranquilli, di non essere più disturbati dai Dpcm a mezzanotte.

Una consolazione però c’è: il virus ha cancellato quella grottesca cazzata americana di Holloween.

Il ché non è poco.

Trick or treat?!

(Ennio Crevacuore per ANIC)