In una valle rurale a soli dieci minuti dalla zona turistica più frequentata di Gran Canaria, i delfini sono stati tenuti negli ultimi dieci anni e fatti esibire per i visitatori, in piscine costruite illegalmente, senza le dovute autorizzazioni, e che secondo gli esperti sono del tutto inappropriate per gli animali. 

Il Palmitos Park, situato vicino a Maspalomas nel comune di San Bartolomé de Tirajana, a sud di Gran Canaria, ha cercato di ribaltare una sentenza della Corte Superiore di Giustizia delle Isole Canarie (TSJC) che, nel giugno 2017, ha dichiarato illegale il loro delfinario inaugurato nel 2010.

I delfini del Palmitos Park si esibiscono in quell’ambiente innaturale da un decennio.

Il 7 ottobre la Corte Suprema ha emesso un’ordinanza che ribadisce tale risoluzione giudiziaria non ammettendo il ricorso presentato da Aspro Parks, la società che gestisce lo zoo, che si trova all’interno dell’area protetta del Parco Naturale Pilancones.

L’Alta Corte ha dichiarato che la controversia risiede nell’interpretazione e nell’applicazione della legge regionale e, pertanto, la Corte Superiore di Giustizia delle Isole Canarie è l’organo competente a risolvere la questione, che si era già pronunciata contro gli interessi di Aspro Parks sia nella sentenza del 2017 sia in due procedimenti del 2019 (uno dei quali per chiarimenti) in cui sono stati giudicati inammissibili anche i ricorsi della società.

Palmitos Park e Aspro Parks, avevano cercato di ottenere i permessi attraverso vari canali.


Già nel 2007 avevano chiesto al Comune di San Bartolomé de Tirajana la qualificazione territoriale per l’avvio dei lavori, ma avevano ricevuto segnalazioni sfavorevoli sia dall’amministrazione locale che dal governo dell’isola  Cabildo de Gran Canaria, che ricordava ad Aspro Parks che lo strumento urbanistico richiesto era il cosiddetto piano di sviluppo speciale, in quanto il progetto prevedeva l’ampliamento della superficie del parco di almeno il 20%.

Nonostante questo rifiuto, l’azienda ha iniziato e concluso i lavori senza approvazione.

Nel luglio 2011, l’azienda ha riprovato, retrospettivamente, attraverso un’altra formula, a utilizzare il Progetto di Azione Territoriale (PAT) progettato per costruzioni di “piccole dimensioni e poco significative”, ricevendo ancora una volta un rapporto sfavorevole da parte del Comune del principale comune turistico dell’isola.

Poi è apparso evidente che il gestore del parco tematico stava esplorando altre strade quando, nel gennaio 2013, la Commissione per la gestione del territorio e l’ambiente della Regione delle Canarie (COTMAC) ha stabilito che la valutazione ambientale non era in fondo necessaria per legalizzare il delfinario, in quanto si trattava, per così dire, di una piccola azione territoriale; seguita, due mesi dopo, dal governo delle Canarie che ha dichiarato l’iniziativa di interesse pubblico, e di “grande importanza territoriale”.

Il TSJC ha concluso che il governo regionale aveva violato la normativa in “diversi aspetti essenziali” in un tentativo retrospettivo di tentare di regolarizzare la costruzione, che violava il Piano generale di San Bartolomé de Tirajana, il documento di pianificazione primaria del municipio locale, per esonerare l’azienda dall’obbligo di un rapporto di valutazione ambientale.

L’Alta Corte delle Canarie si è pronunciata con decisione contro Aspro Parks, imponendo poi all’azienda costi procedurali che ammontano però a soli 3.000 euro.

Ora la Corte Suprema li ha condannati a pagare altri 1.000 euro.

Le richieste di svuotare i serbatoi e di demolire le costruzioni illegali sono diventate sempre più forti negli ultimi anni, e ora si stanno intensificando senza intravvedere ulteriori vie legali aperte al gestore del parco a tema.

Bina Bianchini