Il governo avrà il controllo totale nella lotta contro le fake news e la disinformazione

Il Ministero della Presidenza ha pubblicato giovedì 5 novembre nel BOE la Procedura d’azione contro la disinformazione approvata dal Consiglio di Sicurezza Nazionale.

Il piano – che si basa sulle linee guida dell’UE – mira a combattere le notizie false e le campagne di disinformazione che cercano di destabilizzare le istituzioni o i processi elettorali.

Il progetto non lo dice espressamente, ma la sua funzione principale sarà quella di controllare i diversi canali di comunicazione – compresi i media digitali – e di cercare meccanismi per rispondere alla diffusione di notizie false.

Attraverso l’articolazione di diverse procedure, con la partecipazione trasversale delle istituzioni pubbliche e con diversi livelli di azione, questo piano individuerà ciò che è – o non è – una falsa notizia, valuterà se si tratta di una minaccia pubblica e deciderà successivamente se è necessario agire per cercare di reprimerla o se è necessario intraprendere campagne di contro-informazione per combatterla.

A questo proposito, è sorprendente che in tutte le leve incluse in questo piano il governo sia presente, anche al di sopra delle agenzie di sicurezza o di intelligence.

Il Centro Nazionale di Intelligence (CNI) è infatti allo stesso livello di responsabilità di altri organismi come la Segreteria di Stato per l’Intelligenza Artificiale (SEDIA) o gli uffici comunicazioni dei vari ministeri.


Allo stesso modo, il Ministero della Difesa avrà la stessa influenza del Ministero dell’Economia, della Presidenza del Governo, dell’Interno o degli Affari Esteri.

In questo senso, la Segreteria di Stato per le Comunicazioni (che dipende direttamente dalla Presidenza e da Moncloa) sarà forse l’organo più importante nella lotta alla disinformazione, allo stesso livello del Consiglio di Sicurezza Nazionale.

Tra le principali novità, il piano prevede la creazione di una Commissione Permanente contro la Disinformazione, che sarà composta da membri del Dipartimento della Sicurezza Nazionale, del Centro Nazionale di Intelligence, del Gabinetto di Coordinamento e Studi della Segreteria di Stato per la Sicurezza, della Direzione Generale delle Comunicazioni, della Diplomazia e Reti Pubbliche e del SEDIA.

L’obiettivo è “assicurare il coordinamento interministeriale a livello operativo nel campo della disinformazione”.

Il piano prevede anche la collaborazione del settore privato e dei media.

“I media, le piattaforme digitali, il mondo accademico, il settore tecnologico, le organizzazioni non governative e la società in generale svolgono un ruolo essenziale nella lotta contro la disinformazione, con azioni quali l’identificazione e non il contributo alla sua diffusione, la promozione di attività di sensibilizzazione e di formazione o lo sviluppo di strumenti per prevenire la sua diffusione nell’ambiente digitale, tra gli altri”.

“A questo proposito, le autorità competenti possono richiedere la collaborazione di quelle organizzazioni o di quei soggetti il cui contributo è ritenuto opportuno e rilevante nella lotta al fenomeno della disinformazione”, si legge nel documento.

Tra gli obiettivi di questa procedura annunciata questo giovedì vi sono la definizione dei livelli di prevenzione, rilevamento, allarme rapido, analisi, risposta e valutazione; la descrizione dei compiti specifici per i livelli stabiliti nella lotta alla disinformazione; la definizione dei meccanismi stabiliti per lo scambio di informazioni a livello strategico, operativo e tecnico.

Si propone inoltre di determinare i meccanismi di valutazione dell’attuazione e del funzionamento della procedura, di definire una metodologia per l’identificazione, l’analisi e la gestione degli eventi di disinformazione e di proporre il quadro e la composizione di un gruppo di lavoro ad hoc per l’elaborazione e la revisione di una Strategia nazionale di lotta alla disinformazione.

La procedura stabilisce quattro diversi livelli di azione che servono sia per l’individuazione di campagne di disinformazione e la loro analisi a fronte di possibili impatti sulla Sicurezza Nazionale, sia per il supporto nella gestione di situazioni di crisi in cui potrebbe esservi un effetto derivato da tali campagne.

Nel livello 1, il monitoraggio e la sorveglianza saranno effettuati: rilevamento, allarme rapido, notifica e analisi; partecipazione al sistema di allarme rapido (RAS) dell’Unione europea e attivazione dei protocolli; indagine sulla possibile origine, scopo e monitoraggio della sua attività e decisione sulla sua elevazione o cessazione.

A livello 2, la Commissione Permanente richiederà, monitorerà e valuterà l’allarme contro la disinformazione; analizzerà la situazione e sosterrà la definizione di proposte di azione; attiverà, se necessario, una cellula di coordinamento contro la disinformazione attivata ad hoc dal Direttore del Dipartimento della Sicurezza nazionale.

È a questo livello che si deciderà se aumentare il livello o se condurre una campagna di comunicazione pubblica guidata dalla Segreteria di Stato per la comunicazione, a seconda della natura della campagna di disinformazione.

Al livello 3, il livello di informazione a livello politico-strategico sarà deciso dalla Segreteria di Stato per la Comunicazione e il monitoraggio e la valutazione dell’allerta da parte del Comitato di Situazione o della comunicazione pubblica concordata secondo le linee guida del Comitato di Situazione.

Al livello 4, il Consiglio di sicurezza nazionale coordinerà la risposta a livello politico nel caso in cui una campagna di disinformazione venga pubblicamente attribuita a uno Stato terzo.

(NdR: avevamo già la “ley mordaza” dal 2015 varata dal PP, ora, per non essere da meno, avremo anche questi controlli… occhio a cosa dite o scrivete sui social!)

Bina Bianchini