Ci sono 20.000 case in più nel settore delle vacanze rispetto al settore immobiliare pubblico.

Il “turismo” residenziale è in aumento nelle Isole Canarie.

Il boom degli affitti per le vacanze, da un lato, e le carenze del mercato immobiliare pubblico, dall’altro, si sono combinati per fornire all’arcipelago il doppio delle case turistiche rispetto alle case popolari.

A febbraio, un mese prima che la pandemia costringesse la nazione al confino, il relatore speciale dell’ONU sull’estrema povertà e i diritti umani, Philip Alston, ha denunciato il deficit di alloggi pubblici in Spagna, in particolare di case a scopo sociale – proprietà in affitto, compresi alloggi a basso costo e altre forme di alloggio temporaneo.

“La Spagna non ha investito in alloggi sociali, ha i livelli più bassi di tutta Europa”, ha avvertito il rappresentante dell’ONU.

In questo contesto, il caso delle Isole Canarie è unico nel suo genere perché il progressivo deterioramento della proprietà pubblica coincide con il progressivo aumento delle case di vacanza.


Ci sono un totale di 37.791 case turistiche sulle isole.

Questo è il numero contato dall’Istituto Nazionale di Statistica (INE) in una nuova analisi sperimentale del mercato immobiliare.

Un altro studio, in questo caso del Ministero dei Trasporti, della Mobilità e dell’Agenda Urbana, colloca la cifra a 17.660 unità abitative sociali nelle Isole Canarie, cioè alloggi in affitto di proprietà pubblica, sia della Comunità Autonoma che dei comuni.

Così, nell’Arcipelago ci sono 20.131 proprietà in più per il turismo che per scopi sociali.

Dietro i numeri ci sono il turismo di massa delle proprietà, che in alcune località o su isole come Lanzarote e Fuerteventura ha ridotto al minimo l’offerta di affitti a lungo termine, e la mancanza di pianificazione e coordinamento delle istituzioni per costruire e promuovere un parco immobiliare che soddisfi le esigenze della popolazione.

Una popolazione che, peraltro, non ha smesso di crescere anche in anni di crisi economica.

L’attuale team a capo della zona residenziale del governo delle Canarie, guidato da Sebastián Franquis, ha cercato di alleviare il più possibile questo deficit strutturale del patrimonio pubblico, al punto che è prevista la costruzione di 5.971 case e un investimento di 664 milioni di euro fino al 2025.

Tuttavia, la sfida di costruire un parco immobiliare in buone condizioni va oltre il campo d’azione dell’attuale governo dopo decenni di inattività.

Non invano, ci sono studi recenti, come quello pubblicato qualche mese fa dalla società di consulenza Corporación 5, che mettono in guardia sulla gravità della situazione: per raggiungere un equilibrio tra domanda e offerta nel 2031, tra undici anni, è necessario “creare” 14.610 case all’anno.

O quello che è lo stesso: sarebbe necessario costruire ogni anno un numero di proprietà quasi equivalente all’attuale parco pubblico per risolvere il problema.

Per questo motivo Franquis ha insistito sulla richiesta di collaborazione tra i municipi e il settore privato.

Il Ministro vuole evitare che l’edilizia abitativa sia oggetto di polemiche e garantire che tutti i soggetti coinvolti – il governo, i consigli comunali, i municipi, i partiti, le imprese di costruzione e di sviluppo, gli agenti immobiliari, i proprietari… – si impegnino per contribuire ad alleviare il deficit strutturale dell’edilizia abitativa.

Delle 17.660 case delle isole, 17.253 sono gestite dal governo regionale o dai suoi enti dipendenti – Visocan o Icavi – su base locativa, mentre le restanti 407 sono gestite dai consigli comunali.

Oltre a queste, 1.686 sono in vendita.

È degno di nota il fatto che nessuno dei grandi comuni della provincia di Santa Cruz de Tenerife – quelli con più di 20.000 abitanti – possiede un patrimonio di abitazioni pubbliche – o che non hanno risposto alla richiesta di informazioni del Ministero -, per cui queste 407 case che sono sotto la gestione dei comuni si trovano nelle isole orientali: 238 ad Arrecife, 87 a Las Palmas de Gran Canaria, 33 a Gáldar, 19 a Telde, 18 a Puerto del Rosario e una dozzina a San Bartolomé de Tirajana.

Per quanto riguarda le proprietà turistiche, l’INE rivela che queste quasi 38.000 case vacanza nell’arcipelago rappresentano il 3,6% di tutte le case della regione.

Le case di vacanza sulle isole hanno un totale di 162.121 posti letto e sono concentrate, naturalmente, nei comuni che sono principalmente a scopo turistico.

Infatti, è la città di La Oliva che ha la più alta percentuale di questo tipo di proprietà in Spagna.

Di tutte le case della municipalità del nord di Fuerteventura, il 23% sono case di vacanza, per cui quasi una su quattro viene sfruttata in questa attività, o almeno lo erano prima dello scoppio del virus.

Non c’è nessun altro comune o città del paese che raggiunga una percentuale così alta.

Degni di nota sono anche i casi di Yaiza, a Lanzarote, con il 14%; Adeje, a Tenerife, con il 13,6%; e Teguise, sempre a Lanzarote (13,2%).

Bibi Zanin