Lo Stato risponde a Torres e autorizza il trasferimento e 3.500 migranti nella penisola

Il governo centrale si muove in relazione alla gestione della crisi migratoria nelle isole Canarie e finalmente accetta un’operazione più o meno formalizzata per il trasferimento di almeno 3.500 migranti nella penisola che, di fatto, sarebbe già iniziato e che sarebbe pienamente sviluppato nei prossimi giorni.

E’ un’operazione che risponde in parte al campanello d’allarme fatto dal presidente delle Isole Canarie, Angel Victor Torres, venerdì scorso in Senato e in cui ha avvertito della situazione insostenibile nelle isole dall’emergenza migratoria nel contesto di una crisi economica e sociale a causa della pandemia, chiedendo un patto di stato e l’azione coordinata del governo centrale e comunità autonome sia per il trasferimento dei migranti alla penisola, come la distribuzione di solidarietà di più di 2.600 minori non accompagnati ora in tutela delle Isole Canarie.

I rinvii consentiti negli ultimi giorni dal ministero guidato da José Luis Escrivá, che ha sempre optato per questa via ma che si è trovato di fronte al suo collega dell’Interno, Fernando Grande-Marlaska, e alla maggioranza dell’esecutivo di Pedro Sánchez, sarebbero anche completati dall’inizio dei rimpatri verso il Senegal -una volta già in corso quelli del Marocco e più scarsi quelli della Mauritania-.

Il governo centrale continua con l’idea che riconoscere apertamente queste operazioni possa generare disordini nei territori in cui vengono trasferiti i migranti, come è successo altre volte, e teme che possa essere fermata.

Per questo sta cercando di effettuare trasferimenti discreti e, almeno per ora, di piccoli gruppi, cioè un ritmo insufficiente per rispondere all’arrivo massiccio di persone dall’Africa negli ultimi mesi, che ha causato situazioni drammatiche e il collasso dei campi e delle strutture allestite.

Ma contro il tentativo del governo centrale di mantenere una posizione formale contro i rinvii per evitare un effetto di richiamo, l’esecutivo canario ora cerca non solo di esigere i rinvii regolamentati, ma riconosce che questi si stanno verificando e che sta cominciando a rispondere ai richiami permanenti di Torres.


Inoltre, ci sono state anche partenze di persone in situazione legale e con libertà di movimento, a cui finora era stato impedito di lasciare le isole.

Nel caso di Gran Canaria, c’era la condizione che non era possibile partire a causa della situazione sanitaria, che paralizzava certe partenze, non dei vulnerabili, ma di coloro che hanno il loro status di asilo e possono muoversi liberamente.

Dall’esecutivo regionale si capisce che “è chiaro che il governo centrale sta cercando una risposta equilibrata tra il contenimento, il rifiuto di riconoscere ufficialmente i rinvii, e la necessità di liberare spazi di accoglienza e di allontanare i migranti dalle isole”, pur insistendo che “i canari devono avere la sensazione che si sta facendo e che non è vero che tutti i migranti restano alle Canarie”.