I cacciatori rifiutano che il coniglio sia considerato specie invasiva

Hanno creato una piattaforma per opporsi ad alcune disposizioni della futura legge sulla biodiversità.

Le associazioni di cacciatori di Gran Canaria hanno respinto l’intenzione del governo delle Canarie di dichiarare il coniglio come specie esotica e invasiva nell’arcipelago e hanno creato una piattaforma per fare fronte comune contro alcune disposizioni della futura legge della biodiversità e delle risorse naturali delle Canarie.

Le organizzazioni venatorie sostengono che il coniglio selvatico (Oryctolagus cuniculus sottospecie algirus) “è una specie naturalizzata nelle isole Canarie, probabilmente introdotta più di 500 anni fa, interagendo con la flora nativa da allora”.

Attualmente “il coniglio è ridotto a piccole colonie rispetto ai dati storici, colpiti da malattie virali, perdita di habitat, l’abbandono dell’agricoltura tradizionale, predatori domestici e frammentazione del territorio”.

Di fronte a questa situazione, hanno ricordato che “i cacciatori hanno ridotto i periodi di attività, il numero di cani e soppresso le armi per la loro cattura”.

Tutte le entità di caccia rappresentative del settore venatorio di Gran Canaria si sono riunite lo scorso 22 febbraio nel Polígono Insular de Tiro de Lomo Pollo, nel comune di Telde, e hanno preso l’iniziativa di “fare fronte comune attraverso una piattaforma all’intenzione del governo delle Canarie di dichiarare il coniglio specie esotica e invasiva nelle isole, e quindi, condannarlo all’eradicazione”, come riportato.


Questa piattaforma ritiene che l’esecutivo autonomo, approfittando della futura Legge della Biodiversità e delle Risorse Naturali delle Isole Canarie, in fase di discussione, “cerca di modificare la Legge della caccia per vie traverse”.

Tra i cambiamenti proposti nel nuovo regolamento, hanno spiegato i membri della piattaforma, “le specie soggette a caccia sono classificate in selvaggina grossa e piccola; ma tuttavia, secondo l’interesse dell’amministrazione, in breve tempo la classificazione avrebbe anche le definizioni del decreto reale di “animali stranieri invasivi”, lo stesso che ha inteso dichiarare il mandorlo come specie invasiva nelle isole Canarie”.

“A quanto pare”, hanno commentato, “il senso di tutte queste sciocchezze è che il coniglio si nutre di piante endemiche, sempre sotto studi finanziati e diretti unilateralmente dagli stessi ricercatori da tecnici del Governo delle Isole Canarie.

Ciò che “indigna di più” i cacciatori è che oltre a vietare la gestione/salvaguardia del coniglio con acqua, cibo, controllo dei predatori, ripopolamento o collaborazioni con gli agricoltori, si impone loro di praticare la caccia “per farlo sparire, secondo l’approccio proposto nel progetto della legge sulla biodiversità delle Canarie”.

Secondo la piattaforma, “data l’incapacità di gestire”, il governo regionale, in particolare il Ministero della transizione ecologica, lotta contro il cambiamento climatico e pianificazione territoriale diretto da José Antonio Valbuena, “si è incapricciato nell’idea del divieto, senza entrare a regolamentare le specie, non riuscendo ad attuare la gestione nel loro uso, e in ogni caso dimenticando i cacciatori, che sono più una soluzione che parte del problema in questa materia”.

Le entità hanno sottolineato che da quando la Comunità autonoma ha assunto i poteri in materia di caccia, “paradossalmente responsabile per la promozione del patrimonio di caccia”, ha vietato la caccia alle due specie più importanti per essere esotiche e invasive, la capra e il muflone, introdotte dalla stessa amministrazione”.

Della piccola selvaggina esistente, ha anche vietato la caccia alla quaglia e alla tortora, mentre la pernice marrone e la pernice rossa “attraversano brutti momenti in termini di densità, come il coniglio”.

Infine, secondo i rappresentanti della piattaforma, “il piccione di roccia si è ibridato con i piccioni di città, perdendo la specie”.

Franco Leonardi