Difficile girare per Lanzarote e non incappare in una delle mastodontiche coltivazioni di Aloe Vera, ma sapete con esattezza quante piante se ne producono?

Sull’isola, le coltivazioni di Aloe ricoprono circa 150 ettari di territorio, per una produzione annua che si avvicina ai sei milioni di chili l’anno.

Come direbbero a casa mia: avoja a succhi!

Ma torniamo a più erudite argomentazioni: le origini della cosiddetta Pianta dell’Immortalità, risalgono agli albori dell’umanità.

I primi documenti che parlano dell’Aloe risalgono all’Antichissimo Egitto, quasi 6.000 anni fa; così almeno la tradizione ci insegna.

Si narra che anche Cleopatra e Nefertiti ne facessero uso, per mantenere intatta e setosa la loro pelle, questo si sussurra nei meandri delle Piramidi…


Per gli antichi egizi, l’Aloe era – oltre che un talismano di bellezza – una pianta sacra, il cui sangue conservava il segreto della buona salute e dell’immortalità, ed infatti la utilizzavano per l’imbalsamazione.

Nel frattempo sono tutti morti, quindi io metterei un bel punto interrogativo su quest’ultima affermazione, però che l’Aloe faccia bene è cosa nota.

Anyway, le proprietà antinfiammatorie e curative di questa pianta, vengono elencate anche nel celeberrimo Papiro Ebers – chi di noi non l’ha letto almeno una volta?

Questo trattato di medicina, magia e chi più ne ha… fu scritto a Tebe nel 1550 a.C. o giù di lì, si sviluppa in un papiro lungo venti metri, suddiviso in 108 pagine di rimedi ed approfondimenti su vari aspetti della salute umana.

Oltre alla descrizione di innumerevoli sintomi legati alle più variegate patologie, questo manuale di farmacopea e non, offre diagnosi, rimedi, ricette fai-da-te ed una serie di incantesimi e preghiere che fanno da compendio alle cure.

Della serie: laddove la scienza fallisce, buttiamoci in mezzo una zampa di topo ed una formula magica, che almeno fanno numero.

Dall’Egitto, la voce si sparse.

Delle proprietà curative dell’ Aloe si trovano testimonianze scritte a macchia di leopardo: dai manuali della dinastia Sung in Cina – 1276 a.C. – alle tavole di argilla mesopotamiche. Alessandro Magno volle conquistare il Madagascar per assicurarsi una fornitura di Aloe vita natural-durante, per medicare le ferite dei suoi soldati in battaglia.

Gira che ti rigira, anche gli Arabi, iniziarono a fare uso del cosiddetto Giglio del deserto, appellativo conquistato per la capacità di crescere e fiorire in terreni aridi e tendenzialmente desertici.

Durante le loro campagne di conquista, i musulmani esportarono la miracolosa pianta in Spagna: dai tempi delle sanguinose battaglie di Don Rodrigo e Tariq ai nostri giardini il passo è breve!

Sebbene utilizzata nei secoli, solo a metà del 1900 l’Aloe assurse al grado di pianta curativa, grazie all’ingegnere chimico, nonché americano, Rodney Stockton che curò una grave ustione solare utilizzando la sostanza gelatinosa estratta dall’Aloe Vera.

Incuriosito dall’effetto benefico sull’ustione, l’ingegnere volle vederci chiaro ed iniziò a studiare più approfonditamente questa pianta, fino ad arrivare a stabilizzarne il gel, evitando così l’ossidazione e permettendone la conservazione.

Il caro vecchio Rodney visse 96, lunghi anni, affermando fino all’ultimo che la sua longevità era dovuta all’assunzione quotidiana del succo d’Aloe.

Ma, capiamoci, in effetti quali sarebbero gli effetti benefici dell’Aloe Vera?

Io non sono né chimica o farmacista, erborista o vattelapesca, quindi prendete le mie parole con la giusta dose di buon senso e cercate online risposte più approfondite.

Molto brevemente, l’Aloe è considerato un ottimo stimolatore del sistema immunitario, protegge dai funghi ed è un perfetto anti-age, oltre che essere un antinfiammatorio ed analgesico.

Per quanto mi riguarda, senza attribuire proprietà miracolose a niente e nessuno – magari fosse – faccio mia la conformista attitudine del se l’usavano già i faraoni e le antiche dinastie cinesi, male non farà!

Ed è proprio alla luce di questa pillola di saggezza popolare, che l’Aloe imperversa nel nostro giardino, oltre ad essere uno degli ingredienti principali di frullati super-healthy, ed un pronto intervento molto efficace contro le scottature casalinghe.

Periodicamente, ci armiamo di santa pazienza, raccogliamo un determinato numero di foglie, le sbucciamo, le laviamo accuratamente e le congeliamo per essere poi frullate con mango, agrumi e chi più ne ha!

Ho parlato al plurale per darmi un tono.

In realtà, questo lavoro certosino di raccolta e pulizia è compito principalmente di mio marito.

L’unica volta che me ne sono preoccupata io, non ho lavato via l’aloina, quel gel appiccicoso simile alla bava di Alien, ed il succo che ne è venuto fuori era gradevole tanto quanto un estratto di cicuta.

Dopo questa disastrosa ed unica esperienza, Emanuele ha preso in mano la situazione; io agisco da assistente con QI sotto zero, visto che mi occupo esclusivamente di tagliare la carta argentata che avvolgerà i tralci di Aloe da congelare.

Emanuele, che si è ampiamente documentato sulla questione, asserisce senza ombra di dubbio che le foglie così pulite non debbano prendere luce, per evitarne l’ossidazione.

Se parliamo di suggerimenti spicci, io aggiungerei di non esagerare con la dose di Aloe nel frullato, per evitare spiacevoli effetti collaterali – vedi proprietà lassative ed affini.

di Viviana Biffani

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