Il settore imprenditoriale di Lanzarote si oppone allo sviluppo dell’acquacoltura nelle zone turistiche dell’isola.

Il rischio di installare gabbie marine davanti alle zone turistiche mette in pericolo l’attività economica di molte imprese e lavoratori autonomi a causa dell’impatto visivo e del degrado della qualità dell’acqua.

Ci sono altre zone dell’isola dove questa attività può essere sviluppata, considerata come un’opportunità di diversificazione economica, senza la necessità di attaccare un’industria che funziona, il turismo.

La Federazione del Turismo di Lanzarote, Asolan e la Camera di Commercio di Lanzarote e La Graciosa, hanno già presentato accuse all’approvazione provvisoria del Piano Regionale di Gestione dell’Acquacoltura nel 2014, che sono state respinte dal Governo delle Isole Canarie non considerando che non c’era impatto di un’attività sull’altra.

Oggi, sette anni dopo, l’incompatibilità è evidente.


L’economia blu è, insieme all’economia verde, un asse nucleare per la diversificazione economica tanto desiderata.

Ma non a qualsiasi prezzo.

Installare allevamenti di animali davanti alle migliori spiagge è un attacco al buon senso, all’ambiente e a un’economia colpita dalla pandemia.

Le aree designate per questa attività si trovano precisamente tra La Bufona e El Barranquillo.

Tredici spiagge danneggiate in questo tratto, cinque delle quali hanno una bandiera blu che perderebbero in breve tempo: Playa del Reducto, Matagorda, Pocillos, Playa Grande e La Barrilla.

Secondo il rapporto (che ci arriva da Tenerife) “Impatto dell’acquacoltura sul settore turistico di Tenerife”, l’acquacoltura ci è stata presentata come un’industria pulita, ma nelle sue gabbie ci sono scarichi di rifiuti tipici dello sfruttamento intensivo degli animali.

La presenza di microrganismi, a volte patogeni come batteri e parassiti, può causare infezioni dannose per gli animali stessi e l’ambiente circostante.

Sia la Camera di Commercio che la Federazione del Turismo di Lanzarote e Asolan, difendono lo sviluppo delle attività legate all’economia blu e sottolineano che il suo sviluppo dovrebbe essere realizzato in altre aree meno sensibili e in modo controllato.

Per tutti questi motivi, il settore imprenditoriale ha presentato un ricorso per riconsiderare l’ordinanza dell’11 febbraio 2021 pubblicata nel BOC del 1° marzo per riconsiderare la decisione che dichiara la ZIA LZ-2 all’interno del Piano Regionale di Gestione dell’Acquacoltura nelle Isole Canarie (PROAC).

Roberto Trombini