Derechos Sociales stima che questa cifra arriverà a 600 man mano che i test per determinare l’età progrediranno.

Il governo delle Canarie è stato costretto all’inizio di febbraio a negoziare con la Procura, la Polizia, la Sanità e l’Istituto di Medicina Legale un riordino dei 2.016 test d’età pendenti per dare priorità a 300 casi in cui si riteneva che ci fossero prove evidenti che i migranti accolti avevano più di 25 anni.

Questa strozzatura nel processo si è tradotta, da un lato, nella mancanza di protezione dei minori, che vivono ancora con gli adulti nei centri di accoglienza e, dall’altro, in un’occupazione illegale da parte di queste persone dei posti disponibili nelle risorse gestite dall’esecutivo regionale, che sono già sovraffollate.

Due mesi dopo, i test continuano a ritmo lento mentre le isole Canarie sperimentano una nuova recrudescenza di pateras.

A Gran Canaria, dove c’era principalmente l’imbuto, sono stati razionalizzati in modo significativo, secondo il Ministero degli affari sociali del governo delle Canarie.

A febbraio, la procura ha determinato la maggiore età di 54 persone (26 a Tenerife e 28 a Gran Canaria) che si trovavano nei centri di detenzione minorile e che sono adulti, mentre il mese scorso sono stati fatti 36 decreti di maggiore età.


In mancanza di dati della prima metà di aprile, un totale di 90 adulti è già stato rilevato, anche se il calcolo della Direzione Generale della Protezione dell’Infanzia, stima che il numero di giovani immigrati che hanno raggiunto i 18 anni di età raggiungerebbe circa 600.

A sprazzi avanza anche il processo di rinvio dei minori in altri territori della penisola.

Da quando sono iniziati il 10 marzo, le Canarie hanno dato il trasferimento a 58 minori dei 2.600 che la tutela ha attualmente.

32 sono stati trasferiti fino al mese scorso: 10 a Castilla y León, 14 a Extremadura e 8 a Navarra mentre, negli ultimi giorni, altri 26 sono stati trasferiti: 7 minori a Navarra, 11 a Extremadura e oggi, 8 a Castilla y León.

Cioè, in un mese si sarebbe reso effettivo il 29% dei posti concordati per l’accoglienza dei minori nel quadro della solidarietà interterritoriale con le varie regioni della penisola nel suo insieme, che si sono impegnate a farsi carico della tutela di 200 giovani.

“Le Canarie sono disposte ad assumere la loro quota, ma non possiamo lasciare il problema nelle mani della volontà delle comunità autonome”, ha detto Noemi Santana, ministro dei diritti sociali.

Ha anche sottolineato che l’esecutivo regionale farà degli sforzi per rispondere alla presenza di adulti nei centri per minori (e viceversa) migliorando l’affiliazione degli immigrati al loro arrivo sulle coste.

La strategia sarebbe quella di regolare la presenza di entità sociali specializzate nel trattare con i minori al porto, poiché il governo dipende sempre dai risultati dei test ossei.

Da parte loro, diverse ONG hanno denunciato “l’inazione” delle autorità competenti – soprattutto della Procura – per proteggere i minori nei centri, anche quando ci sono “segni evidenti” che non hanno raggiunto la maggiore età.

A questo si aggiunge la crescente preoccupazione delle istituzioni per l’aumentata presenza di bambini nelle pateras che hanno raggiunto le coste canarie quest’anno.

Una cifra che durante il primo trimestre del 2021 è aumentata del 4%.