Il Dipartimento di Transizione Ecologica, Lotta al Cambiamento Climatico e Pianificazione Territoriale del Governo delle Isole Canarie, attraverso il Servizio di Biodiversità, ha completato uno studio sulle saline delle Isole Canarie, con lo scopo di aggiornare la loro distribuzione nelle isole e fare una diagnosi del loro stato di conservazione per il lavoro futuro.

L’assessore regionale per questa zona, José Antonio Valbuena, sottolinea che “monitorare l’evoluzione di questo habitat è di grande importanza, dato che si trova in zone costiere soggette a un intenso uso pubblico e urbano, causando il suo degrado e l’ibridazione di specie esotiche, se non la sua scomparsa a causa dei cambiamenti di uso del suolo”.

Questa iniziativa, cofinanziata dal Programma Operativo FESR delle Canarie, è stata realizzata negli anni 2020 e 2021 dalla società di consulenza ambientale Erena, Planes Integrales S.L.

Il lavoro è stato realizzato nell’ambito di un piano di monitoraggio degli habitat naturali di interesse comunitario coordinato dai tecnici del Servizio di Biodiversità.

“Le paludi salmastre sono un habitat unico per le loro caratteristiche singolari e per le specie vegetali e animali che ospitano.

Sono anche un luogo importante per gli uccelli migratori che fanno uso periodico stagionale di queste enclavi, quando sono acquitrinose o semi-acquitrinose”, ha sottolineato Valbuena, che ha anche evidenziato il ruolo protettivo di questo habitat contro l’avanzata del mare e la sua sensibilità ai problemi causati dal cambiamento climatico a causa della sua posizione.


Tra queste saline c’è il Saladar de Jandía o Playa del Matorral, nel comune di Pájara, che è il più grande e importante, motivo per cui è stato dichiarato Sito di Interesse Scientifico nella Rete degli Spazi Naturali Protetti delle Canarie.

È anche l’unica zona umida d’importanza internazionale (sito Ramsar) nelle isole Canarie.

“Grazie a questo lavoro, ora abbiamo informazioni aggiornate sui luoghi di questo habitat e il suo stato di conservazione, che servirà a guidare le politiche settoriali che riguardano l’ambiente naturale e la pianificazione territoriale”, ha detto Valbuena.

I risultati di questo studio, tra le altre conclusioni, mostrano che a Lanzarote e Isla de Lobos le saline sono rimaste in buone condizioni negli ultimi decenni, o sono addirittura migliorate, grazie alle politiche di conservazione e alla chiusura di alcune aree al traffico stradale.

Nei casi di Gran Canaria, Fuerteventura e La Graciosa, la loro estensione e qualità si sono ridotte, soprattutto a causa dell’uso ricreativo e di svago di queste aree.

Il lavoro tecnico realizzato è consistito nel localizzare e delimitare tutte le manifestazioni di questo habitat nell’arcipelago, con l’obiettivo di aggiornare la cartografia disponibile fino ad oggi sulla carta della Vegetazione delle Canarie.

In ciascuna delle aree, è stato realizzato uno studio di caratterizzazione dell’habitat e un inventario delle specie e della loro abbondanza, così come una diagnosi dettagliata delle minacce e degli impatti che colpiscono ogni area, il loro stato di conservazione e la tendenza registrata negli ultimi decenni.

D’altra parte, è stata creata una rete di parcelle georeferenziate che serviranno da testimoni per il monitoraggio a lungo termine dell’evoluzione di questo habitat, nell’ambito di un programma di monitoraggio di tutti gli habitat di Natura 2000 presenti nelle isole Canarie istituito dal governo regionale, che si basa su più di 700 parcelle sparse per le isole.