Víctor Medina, specialista in diritto amministrativo, spiega che la legislazione attuale stabilisce che dove la lava è passata, sarà dichiarata area protetta “con tutta certezza”.

“Con ogni certezza”. Questa è stata la chiara dichiarazione fatta ieri dall’ex decano dell’Ordine degli Avvocati di Santa Cruz de Tenerife e riconosciuto specialista in Diritto Amministrativo, Víctor Medina, sul futuro legale dei terreni sepolti a La Palma dalla colata lavica risultante dall’eruzione avvenuta il 19 settembre sul Camino de Cabeza de Vaca, nel comune di El Paso.

Medina ha spiegato ieri che nell’attuale sistema giuridico “non abbiamo una legge che parli specificamente delle catastrofi vulcaniche, ma potremmo applicare per analogia l’articolo 368 del Codice Civile che si occupa delle catastrofi naturali che purtroppo sono più comuni e devastanti, come i fiumi che spazzano via e inondano le proprietà”.

Questo articolo afferma che “quando la corrente di un fiume, ruscello o torrente separa una porzione di terra nota da una proprietà sulle sue rive e la trasporta in un’altra proprietà, il proprietario della proprietà a cui apparteneva la parte separata ne conserva la proprietà”.

Per Medina, una tale regola “darebbe la proprietà al proprietario della terra sepolta, ma il problema è quando il vulcano finisce di erodere e la lava si deposita sulla terra, creando un nuovo strato.

In questo caso, i proprietari non potranno ricostruire o costruire in quell’area, dato che in futuro sarà sicuramente considerata un’area protetta, come indicato sia dalla Legge sulla terra che dalla Legge sul patrimonio naturale e la biodiversità”.


Per quanto riguarda ciò che accadrà alle terre “create” sul mare dopo l’arrivo della lava nell’oceano e la conseguente crescita del territorio di La Palma, lo specialista ha confermato ciò che è noto, cioè che, “secondo l’articolo 132.2 della Costituzione spagnola e l’articolo 5 della legge 22/1988, del 28 luglio, sulle coste, le terre o le isole che si formano o si formano per cause naturali nel mare territoriale o nei fiumi per quanto le maree siano sensibili, appartengono al demanio pubblico marittimo-terrestre statale”.

Pertanto, la nuova terra che La Palma guadagnerà dal vulcano apparterrà allo Stato”.

In concreto, Medina indica la legge 22/1988 sulle coste, in conformità con l’articolo 132 della CE, che afferma: “Le terre o le isole che si formano o si formano per cause naturali nel mare territoriale o nelle acque interne dei fiumi, per quanto le maree siano sensibili, appartengono al demanio pubblico marittimo-terrestre statale”.

Rimaneva un altro dubbio per l’esperto da consultare, cioè cosa succederà alla terra che, con l’aumentare della distanza dal mare, lascia proprio questo dominio pubblico marittimo-terrestre.

“L’Amministrazione dello Stato, in questo caso rappresentata dal Ministero della Transizione Ecologica, dovrà avviare una procedura di demarcazione per determinare le aree che faranno parte del demanio pubblico marittimo-terrestre, in seguito alla quale, a sua volta, avvierà una procedura di de-titolazione dei terreni che saranno incorporati al patrimonio dello Stato e potranno essere ceduti gratuitamente al comune o alla Comunità Autonoma”.