Nove persone stanno andando al banco degli imputati per un crimine contro la pianificazione del territorio, e si chiede l’annullamento della licenza edilizia, 82 anni di interdizione e una multa di 446.000 euro.

La giustizia ha messo all’angolo Origo Mare, la controversa urbanizzazione dichiarata illegale dai tribunali, che ha distrutto un habitat protetto dalla legislazione comunitaria e per la quale l’Unione Europea ha condannato la Spagna.

La Corte ha dichiarato aperto il processo contro i due tecnici del municipio di La Oliva che hanno segnalato favorevolmente la licenza edilizia per adattare le ville e trasformarle in un hotel a cinque stelle e i sette politici che, nel 2012, hanno concesso l’autorizzazione.

La Procura ha chiesto condanne per un totale di 30 anni di prigione, altri 82 anni di interdizione, la cancellazione della licenza edilizia per l’hotel Origo Mare e una multa di 446.400 euro.

Il Tribunale Provinciale ha già respinto il ricorso degli imputati contro l’ordinanza che ha convertito il caso in procedimento abbreviato, concludendo così la fase investigativa, e l’indagine penale sull’urbanizzazione Origo Mare va verso il processo.

I sette membri del consiglio direttivo che ha concesso la licenza (Claudina Morales, Marcelino Umpiérrez, Miguel Van Daele, Genaro Saavedra, Iballa Martínez, Francisco Javier Hernández e María Ángeles Figueroa), l’avvocato del Comune di La Oliva, Óscar Darias, e l’architetto, Gonzalo María Tortajada, saranno sul banco degli imputati.


I nove imputati sono accusati di un crimine contro la pianificazione del territorio, continuamente nel caso dell’architetto comunale, per aver violato la legislazione fondiaria delle Canarie, il piano di gestione dell’isola di Fuerteventura (PIOF), il regolamento sulle attività classificate, le linee guida di pianificazione territoriale e turistica delle Canarie e la legge sulla valutazione di impatto ambientale.

I sette politici che l’11 giugno 2012 hanno concesso la licenza edilizia rischiano ciascuno una condanna a tre anni e tre mesi di prigione, l’interdizione da qualsiasi impiego o ufficio pubblico nell’amministrazione locale e isolana per otto anni e una multa di 48.000 euro, che può essere convertita in più giorni di prigione in caso di mancato pagamento.

Il procuratore Clara Serrano, specializzata in crimini contro l’ambiente, sottolinea nell’atto d’accusa che gli imputati “emisero le loro relazioni e ognuno dei membri della Giunta di Governo Locale votò a favore della concessione della licenza con chiara ed evidente conoscenza dell’illegalità che tali opere comportavano, poiché contravvenivano manifestamente alla normativa urbanistica e territoriale, in quanto il PIOF di Fuerteventura – approvato nel 2001 – assegnava a tali terreni la classificazione di rustico specialmente protetto e rustico protetto”.

La licenza edilizia concessa dal consiglio direttivo presieduto dall’allora sindaco Claudina Morales, era ambigua: si chiamava “licenza edilizia provvisoria per l’adattamento di ville a hotel a cinque stelle” e si specificava che potevano essere autorizzati solo “usi e opere di nuovo impianto di natura provvisoria e realizzati con materiali facilmente rimovibili”. Non è andata così.

“Evidentemente”, sottolinea la Procura, “in nessun caso si trattava di opere provvisorie, ma dell’esecuzione, a partire da una serie di case, di un complesso alberghiero di lusso”, con un budget di più di due milioni di euro, che interessava più di 250.000 metri quadrati di terreno e che “richiedeva opere e azioni che comportavano una profonda trasformazione dell’ambiente”.

La Procura sottolinea che ha anche “deliberatamente e coscientemente omesso ogni possibile esame dell’impatto ambientale che l’esecuzione dell’hotel potrebbe avere sull’ambiente e, in particolare, sulla Rete Natura 2000” dell’Unione Europea. Dall’ottobre 2006, la Zona di Protezione Speciale per gli Uccelli (ZPS) Costa del Norte di Fuerteventura, interessata dallo sviluppo di Origo Mare, era stata approvata.

Questo è ora riconosciuto dal governo delle Canarie, che sta elaborando una valutazione di impatto ambientale per Origo Mare, a posteriori, al fine di stabilire misure compensative per i danni causati al territorio ed evitare il procedimento sanzionatorio aperto dall’Unione Europea.

Perché l’Hotel Origo Mare abbia proseguito, quando la Corte Suprema aveva già annullato il piano parziale dell’urbanizzazione, le relazioni dell’architetto del Comune di La Oliva sono state fondamentali.

Tortajada ha emesso un parere favorevole nonostante la classificazione del terreno come terreno rurale protetto e specialmente protetto, come stabilito nel Piano Insulare.

Per questo, sostenne che i terreni mantenevano, nel Regolamento Sussidiario di La Oliva, la classificazione di terreni adatti all’urbanizzazione, e che nelle costruzioni fuori piano erano permesse opere provvisorie facilmente smontabili.

Il rapporto legale di Darias “partiva dagli stessi parametri”. “In nessuno dei rapporti”, nota l’accusa, “si faceva riferimento alla necessità di una valutazione dell’impatto ambientale nonostante si trattasse della costruzione di un complesso alberghiero” che si trovava “all’interno della rete Natura 2000”.

Anche se i convenuti sostengono che “questa conclusione è errata”, la Corte sottolinea che, “tuttavia, ci sono indicazioni del contrario”.

I fatti indagati dalla Corte, “che sono chiari dalla documentazione esistente nel caso, vanno oltre le semplici questioni amministrative e possono persino costituire un presunto crimine contro la pianificazione del territorio”, conclude la Corte.