Un complesso minerario “illegale” senza licenze e in una zona protetta di Antigua va sotto processo

La procura accusa l’impresa Transportes Pablo de León di un crimine contro la pianificazione del territorio e un altro contro l’ambiente per un complesso minerario e industriale, privo “dei permessi e delle licenze necessarie”, a Barranco de la Torre, nel comune di Antigua.

Nel caso, che andrà a processo, anche se la data non è ancora stata fissata, la Procura chiede un totale di cinque anni di multe, con importi da determinare, e la “chiusura” dei “locali e stabilimenti” dell’azienda per un periodo di otto anni.

Chiede anche la “completa rimozione” o “demolizione delle opere illegali” realizzate su un’area di 141.725 metri quadrati e il “pieno ripristino” della “realtà fisica e ambientale alterata”.

Il caso penale è stato avviato nel 2018, dopo che in agosto e ottobre dell’anno precedente agenti del Cabildo Ambiente e membri del Servizio di Protezione della Natura (Seprona) della Guardia Civil hanno effettuato ispezioni nella zona, nota come Llano de Las Goteras.

Hanno trovato l’esistenza di un impianto per asfalti, che insieme all’impianto di calcestruzzo occupa un’area di 7.500 metri quadrati, per il quale il terreno doveva essere sgomberato, così come un magazzino, un capannone e un deposito.


È stato anche dettagliato che c’era un impianto di calcestruzzo, prese d’acqua e un serbatoio, un vecchio macchinario per frantumare, “già in disuso, ma che non è stato smantellato”, così come un impianto di frantumazione in funzione, per il quale sono stati smantellati 55.000 metri cubi di superficie.

Nel complesso è stata descritta l’esistenza di una discarica e di una cava, con una superficie di circa 4.600 metri quadrati, con una facciata lunga 120 metri e alta 13 metri.

C’è anche una spianata di 4.100 metri quadrati, con magazzini e capannoni, così come uno spazio di 3.800 metri per il deposito di camion e macchinari, per il quale è stato effettuato uno sgombero di 15.200 metri cubi, tra altre strutture come uffici e un impianto di desalinizzazione.

Una strada asfaltata lunga 950 metri è stata eseguita per raggiungere le strutture, che sono recintate.

La Procura sottolinea che il complesso minerario e industriale si trova su un terreno rurale di protezione naturale, secondo il Piano Generale di Antigua, e all’interno della Zona di Protezione Speciale degli Uccelli (ZEPA).

Atección de Aves (ZEPA) de los Llanos y Cuchillos de Antigua, dove ci sono sette specie sedentarie e sette migratorie incluse nella direttiva dell’Unione Europea sugli uccelli protetti. Nessuna licenza

“In relazione alla mancanza di autorizzazioni e licenze amministrative”, la Procura sottolinea che l’impianto di agglomerato di asfalto “manca di autorizzazione del Servizio Minerario”, e che tutti gli impianti – asfalto, calcestruzzo e inerti – mancano di licenze comunali e di qualificazione territoriale.

Infatti, aggiunge, “sono stati trattati vari dossier che si sono conclusi con il rifiuto delle autorizzazioni richieste”.

Anche l’estrazione degli aggregati “manca delle autorizzazioni pertinenti” del governo delle Canarie, l’impresa non ha una licenza di attività municipale, e la captazione dell’acqua e l’impianto di desalinizzazione mancano “dell’autorizzazione richiesta dal Consiglio dell’acqua dell’isola”.

L’azienda manca anche dell’autorizzazione per la gestione dei rifiuti edili, aggiunge la Procura.

“Durante un lungo periodo di tempo”, almeno tra il 2000 e il 2017, dice la Procura, l’impresa accusata “sistematicamente e continuamente” e “con il chiaro obiettivo di favorire i suoi interessi minerari e industriali nella zona, ha promosso e realizzato costanti azioni costruttive, estrattive e minerarie nei Llanos de Las Goteras, in flagrante violazione della normativa territoriale della zona, mancando i permessi e le licenze necessarie per questo, essendo anche tali azioni illegali e i non legalizzabili”.

Inoltre, le attività di costruzione, industriali ed estrattive durante più di 15 anni “hanno anche influenzato l’ambiente e lo sviluppo ecologico della zona”, sottolinea l’accusa, che è supportata da un rapporto preparato nel giugno 2018 dal viceministero dell’ambiente del governo delle Canarie, che dettaglia fino a otto impatti gravi causati dal complesso minerario.

Ha causato una “alterazione della morfologia della zona” che copre circa 14 ettari e ha modificato “drasticamente” il profilo topografico del burrone del Barranco de la Torre, con una “brusca irregolarità del terreno come risultato delle operazioni minerarie”.

L’estrazione di aggregati è stimata tra 320.000 e 720.000 metri cubi in totale, secondo le conclusioni del rapporto del governo regionale.

Ambiente mette in evidenza “l’impatto visivo” degli interventi realizzati, che descrive come “moderato” o “alto” e che ha generato un “effetto irrecuperabile sulla geologia della zona”.

L’effetto sul barranco ha alterato “parte della dinamica e della struttura del letto della gola” e le “emissioni di polvere e particelle sospese” hanno colpito la vegetazione e la flora, mentre “gli alti livelli di rumore” potrebbero essere la ragione per cui non c’è “nessuna specie di uccelli” nella zona della cava.

In particolare, si riferisce all’effetto su “una specie catalogata come in pericolo” come la guirra, che ha nel Barranco de la Torre un “territorio storico” per la specie e che ha un nido a 540 metri dalla cava.

La “perdita” documentata nella deposizione delle uova, aggiunge la Procura, ha una “chiara coincidenza temporale con l’installazione dell’operazione mineraria”.