Il disturbo narcisistico di personalità prende il nome da Narciso, personaggio della mitologia greca, famoso per la sua bellezza. Figlio della ninfa Liriope e del dio fluviale Cefiso, nel mito appare come una figura anafettiva in quanto disdegna ogni persona che lo ama. Narciso è un personaggio della mitologia greca è tanto bello quanto crudele, tanto da disdegnare ogni pretendente. Così, per punizione divina, si innamora della sua stessa immagine riflessa nelle acque del fiume e, nel tentativo di baciarla, cade in acqua e muore annegato.

L’opera della figura è di  Michelangelo Merisi (Caravaggio)Narciso (1594-1596).  Roma, Galleria nazionale d’arte antica.

Il mito greco evidenzia le caratteristiche principali del disturbo: infatti, le persone che soffrono di disturbo narcisistico mostrano amore solo verso se stessi e appaiono sdegnosi verso gli altri. Ritengono di essere speciali ed uniche e per questo, nelle relazioni con gli altri, fanno riferimento a se stessi con frequenza smodata, mostrando un grande bisogno di essere amate ed ammirate. Presumono di poter essere capiti solo da persone speciali, di elevata condizione sociale o intellettuale, poiché le loro necessità sono al di fuori di quelle delle persone normali.

Tale senso di diritto, unito alla totale mancanza di empatia, cioè la sensibilità per le esigenze e le emozioni altrui, sfocia nello sfruttamento e nella manipolazione interpersonale.

Gli individui che presentano tale disturbo tendono a formare amicizie o rapporti amorosi solo se l’altra persona può soddisfare i loro scopi, in primis rafforzare la stima di sé ed il valore interpersonale. L’altro viene idealizzato finché soddisfa il bisogno di ammirazione e gratificazione, per poi essere svalutato nel momento in cui non svolge più tale funzione.

Come nel mito greco, queste persone si mostrano incuranti del dolore che generano nell’altro a causa del tono sprezzante nel dire che usano. Infatti, gli altri sono solo oggetti da utilizzare ed abbandonare secondo i propri bisogni narcisisti.


Il disturbo narcisistico può manifestarsi in due modi:

  • da una parte la persona può tendere a nascondersi, ad evitare le relazioni perché teme di essere frustrato; infatti, di fronte al timore del rifiuto che aumenterebbe la soglia della propria rabbia, il soggetto si ritira e coltiva da solo il proprio sé grandioso;
  • dall’altra, il narcisista assume un comportamento opposto, infatti teme di non essere visto ed apprezzato; il sé grandioso del soggetto è bisognoso di continui riferimenti narcisisti e quindi metterà in atto tutte quelle dinamiche idonee ad attirare l’attenzione.

Sulle modalità di come si formi una personalità narcisistica ci sono due teorie: secondo la teoria dell’apprendimento sociale è più probabile che i bambini sviluppino tratti narcisisti se i genitori li crescono facendoli sentire superiori ai loro coetanei. Secondo secondo la teoria psicoanalitica, a creare tratti narcisisti è la mancanza di calore ed affetto da parte dei genitori, qui i figli creano delle relazioni rappresentate dal loro sé bisognoso di cure e dagli altri come non disponibili a soddisfarle, dunque hanno l’aspettativa di essere rifiutati. Questo fa sì che il soggetto organizzi la propria vita non chiedendo il sostegno degli altri e rinunciando all’amore. L’intimità diventa territorio minaccioso e di rifiuto, quindi l’individuo impara a rinunciare ad essa svalorizzandola.

Da una serie di studi e osservazioni sulle interazioni bambino-genitore è emerso che il bambino sia considerato dal genitore come un mezzo con cui sviluppare la stima di sé, senza apprezzarlo mai per le sue qualità. Tutto questo spiega come la deprivazione affettiva genitoriale sia alla base dell’atteggiamento rabbioso che questi individui attuano nelle loro relazioni..

Tutte queste problematiche possono portare tali persone a vivere stati depressivi e ansiosi che, in alcuni casi, possono sfociare anche nella violenza. Un percorso psicoterapeutico è utile per un sano sviluppo dell’autostima e capacità relazionali più sane e mature.

Dott. Francesca Romana Dottori

Psicoterapeuta

Mi auguro che questi piccoli assaggi di psicologia possano essere di aiuto e ispirazione per il lettore che, se lo riterrà opportuno, potrà anche contattarmi per via telefonica (+39 – 393 183 8610) o tramite posta elettronica ([email protected]).