La Teoria del Big Bang: Intervista a Norberto Bocchi

La nazionale italiana open ha vinto a Bali (Indonesia) i Campionati del Mondo. La formazione vincitrice era composta dalle coppie Bocchi-Madala, Duboin-Sementa e Lauria-Versace. Questa è l’intervista realizzata con Bocchi al suo rientro in Italia dopo la storica vittoria. Norberto, appena rientrato sei venuto a Salsomaggiore (Parma) per giocare con il tuo club i campionati societari: hai trovato un’atmosfera festosa?

Certamente sì. Tutti i giocatori che erano a Salsomaggiore ci hanno fatto molti complimenti ed erano impressionati da questa nostra vittoria così limpida. Tutti quanti ci hanno detto di essere rimasti strabiliati a vederci giocare per la qualità tecnica del bridge che abbiamo esibito. Devo dire che queste belle considerazioni sono venute da molte parti, anche dai nostri amici stranieri. Mi puoi spiegare in cosa consiste a tuo avviso questa superiorità tecnica del team azzurro? La forza di questa squadra dipende da una concomitanza di fattori positivi, che sentivamo di possedere dentro di noi, ma che non eravamo riusciti, fino ad oggi, ad esprimere compiutamente. Quello che ci impediva di giocare al nostro meglio era il clima poco idilliaco che s’era creato fra noi giocatori e facevamo fatica a fare dei buoni risultati. Quest’anno siamo arrivati ai mondiali con un atteggiamento diverso, abbiamo parlato a lungo fra di noi sia all’interno di ciascuna coppia che all’interno della squadra. Riusciamo ad analizzare quali sono i fattori vincenti di questa squadra?

I fattori sono molti. Innanzi tutto abbiamo in squadra tutti ottimi giocatori. In secondo luogo, siamo tutti professionisti che studiano e si allenano costantemente. Poi, abbiamo coppie fra loro molto affiatate: Lauria e Versace giocano insieme da vent’anni, ma ormai possiamo considerare ben rodate anche le coppie Duboin-Sementa e Bocchi-Madala. Un’altra caratteristica peculiare della nostra squadra è l’aver saputo mescolare un bridge moderno e aggressivo con uno stile più classico. Ogni coppia presenta caratteristiche diverse ma che hanno formato un mix vincente. Perché Lauria e Versace li definisci “centrocampisti”? Lauria e Versace sono due caterpillar, giocatori dall’impressionante solidità che ti assicurano sempre degli score non negativi, sono molto regolari. Inoltre, in questo ultimo anno Lauria ha mostrato maggiori aperture verso un bridge più moderno ed aggressivo. Tu ed Agustin siete gli attaccanti: che significa? Facciamo un bridge molto diverso dagli altri che può portarci in una mano a perdere o a vincere tanti punti. Sostanzialmente abbiamo maturato un concetto di bridge che ci porta ad essere molto aggressivi, e questo vuol dire anche rischiare molto.

Quali sono gli elementi tecnici che rendono aggressivo il vostro stile di gioco?

Alla base del nostro sistema c’è la distinzione tra zona e prima. Sostanzialmente giochiamo due sistemi diversi, a seconda se siamo in prima o vulnerabili. In zona giochiamo un bridge ponderato, quasi “normale”, quando siamo in prima ci trasformiamo, un po’ come il dottor Jekyll e mister Hyde. Questa metamorfosi tocca poi tutte le sfaccettature della licita: cambiamo non solo le aperture ma anche tutte le sequenze licitative e le convenzioni, e cambiamo anche il tipo di interventi.

Mi fai un esempio di questa diversità di aperture tra prima e zona?


L’apertura di 2 picche in prima è molto aggressiva: significa che abbiamo una bicolore 5-4 nei minori e costringiamo comunque l’avversario a parlare a livello di tre. Quando siamo in zona, invece, la giochiamo come normale sottoapertura. Quando siamo in zona nella licita cerchiamo soprattutto di mostrare le nostre carte, impiegando uno stile di bridge che potrei definire classico o all’antica. In prima ci trasformiamo in guerrieri e andiamo all’attacco. Ti faccio un altro esempio chiarificatore: per l’apertura di 1 senza abbiamo ben tre modalità differenti. In prima contro zona apriamo di 1 senza con 10-13 punti, in prima apriamo con 12-14 ed in zona apriamo con 15-17 punti. Tutto il meccanismo del nostro sistema, dalle aperture più semplici alle sequenze più complesse, è basato sulla differenza tra prima e zona. Lavoriamo con impegno al sistema, la nostra partnership è basata su un sistema accurato e sofisticato in costante evoluzione che abbiamo sviluppato da soli e che abbiamo chiamato il “Big Bang”. Ma quando abbiamo dei dubbi ci consultiamo anche con Lauria. Per me il futuro del bridge risiede proprio nella distinzione di stile tra prima e zona. Tornando alla tua metafora calcistica, hai definito Duboin e Sementa i difensori della squadra: perché?

Sebbene Sementa sia un giocatore eclettico e fantasioso per natura, il loro sistema di gioco è profondamente regolare, la loro tattica consiste nello sbagliare il meno possibile ed attendere l’errore avversario. E questo stile di bridge “attendistico” può portare anche molti punti alla squadra.

Quando hai sentito con sicurezza che avresti vinto davvero la Bermuda Bowl?

Durante tutto il campionato abbiamo giocato sereni e ci sentivamo in forma: ma lo stress della competizione è altissimo e la sicurezza della vittoria non ce l’hai mai fino alla fine. Ad esempio quando ci siamo ritrovati la Polonia in semifinale eravamo abbastanza preoccupati: contro l’Olanda i polacchi avevano giocato benissimo ed espresso grande solidità e, francamente ci avevano spaventato. Invece poi abbiamo vinto con uno score molto vantaggioso.

Eravate preoccupati anche prima della finale con Monaco?

Monaco non è tra le squadre che ci preoccupava maggiormente: Agustin ed io abbiamo una tradizione fortunata e vincente contro le coppie della rappresentativa monegasca e, pertanto, prima della finale eravamo sereni. Mi avrebbe preoccupato di più incontrare una squadra come USA1 perché gioca un bridge fortemente aggressivo ai limiti dell’azzardo.

(Laura Camponeschi)