Paulino Rivero chiude le porte all’immigrazione, sostenendo che non permette di ridurre la disoccupazione

Il primo ministro Canario, Paulino Rivero, ritiene che sia “fisicamente impossibile” che il mercato del lavoro canario possa assorbire nuovi lavoratori.
Il Presidente delle Isole Canarie, Paulino Rivero, ha detto che nelle isole non sarà possibile ridurre i tassi di disoccupazione, se l’arrivo di stranieri in cerca di lavoro continuerà ad aumentare come ha fatto fino ad ora; per cui ritiene opportuno stabilire certi limiti che consentano di offrire reali possibilità alle persone in cerca di lavoro e unitamente poter fornire un adeguato livello di servizi pubblici.
Nel suo blog personale, Paulino Rivero ha chiarito che i meccanismi di difesa per regolamentare la crescita della popolazione sono “un atto di responsabilità ragionevole e urgente”, perché l’aumento costante dei soggetti in cerca di lavoro – causato dall’immigrazione – “continuerà ad impedire che si possa ridurre il tasso di disoccupazione”.
Rivero ha ricordato che negli ultimi dieci anni quasi 180.000 stranieri si sono stabiliti nelle isole Canarie e, per il solo 2011, come risultato della migrazione, si sono contati 23.000 nuovi lavoratori. E a questo proposito, ha ribadito che l’economia delle Canarie “non è in grado” di sopportare questi aumenti di popolazione.
Secondo l’INE, le Canarie sono al secondo posto fra le comunità la cui popolazione è maggiormente cresciuta negli ultimi anni, un significativo 22,9%, passando da 1,6 milioni di abitanti nel 2001 a poco più di 2 milioni nel 2012 (+388.178 persone), con un incremento che Rivero attribuisce al fatto che negli ultimi dieci anni hanno raggiunto le isole 178.574 stranieri, raggiungendo il totale considerevole di 276.524 individui.
Questi dati, secondo il presidente, obbligano a riflettere “senza allarmismi” e ad aprire un dibattito sulla capacità di accoglienza dell’arcipelago, analizzando quanti posti di lavoro è in grado di creare l’economia delle isole e individuando gli impatti di questa crescita della popolazione sul territorio e per quanto riguarda la fornitura di servizi pubblici.
A suo parere, questa discussione è “imprescindibile” e non dovrebbe essere “contaminata” con accuse “gratuite e ingiustificate”, e ha chiarito che “non si tratta di ghettizzare il diverso, ma di stabilire alcuni limiti che permettano di offrire lavoro a tutti coloro che ne fanno adesso richiesta.”

“MATERIALMENTE IMPOSSIBILE”

Il Presidente delle Canarie ha detto che la crisi non è stata affatto un deterrente per l’arrivo di migliaia di persone per le isole (NdR: forse esattamente il contrario), il che rende “molto complicato” adeguare il sistema pubblico di servizi essenziali a un simile aumento di popolazione.
Inoltre, egli insiste sul fatto che è “fisicamente impossibile” che il mercato del lavoro canario possa assorbire questo rilevante aumento del numero di lavoratori attivi.
Per invertire questa situazione e riuscire a ridurre la disoccupazione e a garantire dei servizi pubblici sostenibili, Paulino Rivero propone di non tagliare i fondi per il “Plan Integral de Empleo de Canarias (PIEC)” (Piano Integrale dell’Occupazione delle Canarie), che il governo del Partito Popolare ha ridotto da 42 a 10 milioni di Euro, perché questo significa “lasciare migliaia di canari in una situazione di vulnerabilità inaccettabile e ingiusta”.
Così, il Presidente ha ribadito la necessità di promuovere una riflessione sulla capacità “di carico” dell’arcipelago, come – ha ricordato – sta già facendo la Commissione Europea che ha allo studio l’impatto della crescita della popolazione sulla fornitura di servizi pubblici essenziali.