Come sa bene chi vive nell’arcipelago, gennaio è il mese dove maggiormente si percepisce l’idea di inverno. Sicuramente un inverno “sui generis”, ma non per questo non fastidioso e portatore di alcune problematiche tipiche della stagione.

Come vive Lanzarote questo periodo? Per quanto mi riguarda è il primo inverno completo che passo sull’isola e quindi è tutta una scoperta. Inoltre la vita di chi “vive” l’isola quotidianamente, stranamente per un verso ed ovviamente per l’altro, passa in secondo piano rispetto a quella che, in un isola che vive solo del turismo e delle sue attività complementari, è la fonte di reddito per eccellenza.
Parliamo quindi del turista e di cosa offre Lanzarote in alternativa all’ormai desueto e consueto “Sol y Playa” che ormai dalla metà degli anni ’70 è l’offerta portante del turismo locale.
Il turista “invernale”, fortunatamente per  Lanzarote, è spesso differente da quello estivo e quindi si accontenta delle poche o molte (a seconda dei punti di vista…) offerte alternative che l’isola può offrire.
Faccio subito una premessa: mai come in questo periodo diventa indispensabile un mezzo di trasporto per poter affrontare i brevi percorsi che separano le varie “attrazioni” locali, che sia un auto a noleggio (consigliabile…) oppure un taxi. Sconsiglio vivamente i mezzi pubblici, a meno che le zone di visita non siano poste nei centri toccati da tali servizi e che gli orari lo consentano al 100%.
Non si può non partire dai “Centri turistici del Cabildo di Lanzarote”, più noti come CACT: un insieme di risorse naturali e storiche, modificate per essere visitate ed apprezzate, che sono poi le cose “imperdibili” dell’isola. Si parla del Parco nazionale del Timanfaya, del Jardin de Cactus, del Jameos del Agua e della Cueva de Los Verdes, del Mirador del Rio, tutte opere della natura che sono state poi attrezzate per la visita al pubblico con servizi di vario genere, quindi la casa Museo del Campesino ed il Castillo di San José col suo MIAC, museo di arte moderna e contemporanea. A questi è facile poi aggiungere l’indispensabile visita alla Fondazione Cesar Manrique, a Tahiche, un tempo casa dell’omonimo artista, autore delle modifiche che hanno reso possibile la creazione dei centri precedentemente citati. Dello stesso artista è anche possibile visitare la casa-museo di Haría, l’ultima nella quale ha vissuto prima della sua morte, nel 1992.
Esistono poi altri centri, gestiti da municipi o da privati, come il Castillo di San Gabriél ad Arrecife, che ospita un museo archeologico ed etnografico, oppure il Museo Tanit a San Bartolomé, una vecchia finca che ospita un museo privato che illustra la vita “conejera” a partire dal secolo XIX, con costumi ed oggetti unici. Ma dato che lo spazio è tiranno, un ultimo luogo da consigliare in caso di “maltempo”: “A’ casa”, la casa, ora museo, del premio Nobel portoghese José Saramago, dove ha sempre vissuto dal suo arrivo sull’isola e fino alla sua morte. La si può trovare a Tías, nella rotonda che si trova all’entrata della cittadina, salendo da Puerto de Carmen.  Delle bodegas… abbiamo già parlato in altre occasioni, e sono le prime che i turisti trovano senza nessuna difficoltà!
Penso che per un turista in cerca di qualche cosa da vedere e da conoscere, non sia poco…

(Pier Paolo Zini)