Il piccolo e anticonformista gabbiano Jonathan riesce ad intravedere una nuova via che si allontana dalla banalità e dal vuoto del suo precedente stile di vita, e comprende che oltre al cibo un gabbiano vive della luce e del calore del sole, vive del soffio del vento, delle onde spumeggianti del mare e della freschezza dell’aria… (dal libro “il gabbiano Jonathan Livingstone” di Richard Bach).

Un po’ come in questa storia ispirata da un pilota acrobatico, anch’io come lo scrittore lascio volentieri vagabondare i miei pensieri con questi tozzi e robusti uccelli, che volteggiano decisi per i nostri mari, oceani, coste e fiumi, risvegliando aneliti di fantastiche libertà!

A Firenze, quando capitava di ammirarli sull’Arno, mi pareva di sentire il profumo dell’acqua marina, di scorgere nella sabbia conchiglie incantate come castelli, mi chiedevo, con un po’ di ingenua sorpresa, se si trattasse di una loro pura sete di avventura cittadina, in cerca di nuovi stimoli, cibi, odori, rumori, confusione, curiosi e spericolati, dividendo il fiume con le simpatiche nutrie e svariati altri tipi di uccelli. Ci seguono sui traghetti, furbi e veloci nel “rubarci” un biscotto, vocianti ed intrepidi, senza paura. Mi hanno accompagnata quando la prima volta ho scorto Tenerife, impaziente, con il cuore in gola nel vederne la bellezza sconosciuta, mi sentivo un po’ Jonathan con il rumore delle onde e la brezza marina profumata, mi regalavano forza e temerarietà, coraggio e incoscienza, veri compagni di viaggio. Mi capita di ammirarli quando cambia il tempo, mi sembrano più caciarosi e disordinati… me li immagino mentre portano il cibo ai loro piccoli su per questi dirupi e barranchi, in questi nidi posti in angoli spericolati, al riparo dal vento, piccoli batuffoli implumi e indifesi. Dovranno affrontare la prova più dura della loro vita quando involeranno, e gli adulti proibiranno il loro ritorno al nido, convertendo le intrepide creature in aquile. Dovranno volare fino a che il loro cuoricino gli darà forza in alto, sempre più in alto, come Jonathan, per essere accettati dal gruppo! Questa crudeltà della natura me li fa sentire più vicini, come noi dobbiamo scavalcare prove e durezze, anche questi piccoli lottano per la vita, volti al futuro per afferrare la forza del vento e farla loro, cavalcandola per gli spazi senza fine, tra raggi di sole, onde spumeggianti e freschezza dell’aria… A questo penso, piccoli fantastici Jonathan, quando passeggio lungo la costa di Los Abrigos, piccoli grandi gabbiani, grazie per le emozioni che mi fanno amare l’esistere e l’essere vivi!!!

(Manuela Passigli)