Il carrello della spesa riflette gli effetti della crisi

I Canari sono gli spagnoli che hanno consumato meno carne e pesce nel 2012, 1.344 euro a persona, a fronte la media spagnola di € 1.468.

Il maggior consumo di carne si trova in Castilla e León (63,3 chili) e il più basso nelle Isole Canarie (44,7 chili). Nel caso del pesce, nei Paesi Baschi sono stati consumati 33,7 chili pro-capite l’anno scorso, mentre alle Isole Canarie troviamo il valore più basso, 17,6 chili.

Consumano di più frutta fresca Castiglia e Leon, con 128,1 chili per persona all’anno, mentre le Canarie ne consumano meno di tutti in Spagna, con 82,7 chili.

D’altra parte, la popolazione a rischio di povertà o di esclusione sociale in Spagna rappresenta ormai il 28,2% del totale.

Le Canarie: dove maggiormente cresce la miseria

La dittatura è ricordata per lo più come un momento di tagli alla libertà e di austerità estrema. Ma erano poveri allora o adesso?


Il concetto di povertà si è evoluto al pari della società. I poveri degli anni ‘70 non sono gli stessi di ora, perché la povertà è misurata in relazione al reddito medio di ogni periodo, ma il confronto rivela una realtà inquietante.

Negli ultimi 35 anni, il relativo tasso di povertà monetaria è cresciuto di almeno dieci punti nelle isole Canarie. Questo dato è allarmante, ma ancora più sconvolgente è che in nessun altra comunità la povertà è aumentata così rapidamente come nelle Canarie.

Tra il 1973 e il 2007 l’indicatore è rimasto praticamente inalterato, passando dal 17,92% al 17,70%. Poi, in un solo anno, nel 2008, è balzato al 26,3%, e da allora ha continuato a crescere.

Solo due regioni hanno superato nel 2008 le Isole Canarie come tasso di povertà, l’Andalusia e l’Estremadura.

Come siamo cresciuti più velocemente, così il nostro potere d’acquisto è sceso più rapidamente. Analizzando i problemi che la Spagna sta affrontando a causa della crisi, la spiegazione è semplice: l’origine di quasi tutto è il crollo del mattone, specialmente nel caso canario.

La percentuale di persone che non studiano né lavorano è sempre il doppio del tasso di disoccupazione.

Quando l’economia andava bene il problema della disuguaglianza economica sembrava secondario. Se tutti crescevano, cosa importava che qualcuno andasse un po’ più di altri?  Ora, dopo cinque anni di caduta libera, la crisi ha dimostrato che la disuguaglianza è in aumento, ma non perché i ricchi siano più ricchi, ma perché i gruppi più deboli stanno perdendo potere d’acquisto alla velocità della luce. Essere “nini” (NdR persone che non studiano né lavorano), “mileurista” (NdR persone che guadagnano 1.000 euro al mese) o persone che non riescono a scuola, è direttamente correlato alla classe sociale.

Nonostante la credenza popolare, l’aumento della disuguaglianza non è una conseguenza diretta della crisi. In Grecia è diminuita, in altri paesi è successo il contrario, ma non qui. Oggi la Spagna è agli stessi livelli di disuguaglianza della Lituania e della Bulgaria, praticamente al più alto livello della democrazia.

DISOCCUPAZIONE GIOVANILE

La disoccupazione tra i giovani si è moltiplicata, dopo che la crisi del 2008 ha attraversato l’Atlantico. Da quel momento i politici hanno iniziato a sviluppare una serie di proposte che hanno un denominatore comune: fornire opportunità per i giovani. Non c’è una regola nelle scienze sociali così precisa come questa: la disoccupazione giovanile è sempre il doppio del tasso di disoccupazione generale. In Spagna, da quando sono disponibili i dati, è sempre stato così, e la crisi ha ripetuto questa tendenza.

Questa regola generale non significa che si deve dimenticare che ci sono migliaia di giovani che non possono ottenere un posto di lavoro, ma si deve ricordare che non si può cambiare questa realtà fino a quando non sono in atto politiche del lavoro volte a tutta la popolazione. Nelle Isole Canarie e in Spagna queste cifre sono più allarmanti, perché il tasso di disoccupazione complessivo è superiore a quello della maggior parte dei paesi dell’area dell’euro. La scarsa formazione della popolazione è il motivo principale, dato che l’indicatore attuale è superiore a quello rilevato alla fine della dittatura. Sono i giovani che hanno sempre più possibilità di cambiare il loro futuro, nella maggior parte dei casi hanno più tempo, sono più predisposti all’apprendimento e non hanno familiari a carico. L’emigrazione per loro può essere un’opzione, ma per i genitori disoccupati di oltre 50 anni è una tragedia.

COME MISURARE IL DISAGIO OGGI

I poveri della Spagna non sono gli stessi di quelli del Messico e degli Stati Uniti. La spiegazione è il metodo utilizzato per misurare la povertà. Per impostare la soglia di povertà relativa gli esperti ordinano da minore a maggiore il reddito delle famiglie di tutto un paese e selezionano il valore al centro, chiamato la figura mediana. Le famiglie il cui reddito è al di sotto di una certa percentuale di questa cifra sono considerate in condizioni di povertà relativa. Nell’Unione europea si stabilisce il 60% della mediana come linea di povertà relativa. Questo modo di misurare la povertà fa sì che i lavoratori precari possono essere nel gruppo dei poveri (relativi), e ciò spiega anche perché la misurazione della povertà oggi non è come 20 anni fa.