A proposito di Lucio Dalla

Conoscevo il “cantautore” Lucio Dalla fin dai tempi eroici del vinile, quando gli album si chiamavano LP. Era la seconda metà dei tenebrosi ma stimolanti anni ’70 e io, fortunatamente, ero riuscito a fare della mia passione, la musica, un lavoro. Si suonava moltissimo in quel periodo, teatri, locali, piazze, e mi ricordo che quando si rientrava la notte, quasi sempre “mettevo su” uno degli LP storici di Lucio, quelli con i testi di Roberto Roversi, “Il giorno aveva cinque teste” oppure “Anidride solforosa” o “Automobili”… poi “Dalla” e “Lucio Dalla”. Fino al 1982 quando, per una serie di circostanze, lo conobbi personalmente. Accadde negli studi di registrazione “Fonoprint” di Bologna, che all’epoca erano una specie di ritrovo per i musicisti bolognesi, quasi come fosse il Bar degli Artisti. Si andava là, oltre che per lavorare, per salutare gli amici, fare quattro chiacchiere e prendere un caffè. In quel periodo avevo anche cominciato a fare il fonico per arrotondare, e giusto giusto a Lucio serviva un fonico che registrasse alcuni provini con lui. Detto fatto cominciai a lavorare con lui prima come fonico, poi anche come bassista e tastierista, poi come vero e proprio braccio destro, dando una mano nella produzione e negli arrangiamenti nei suoi dischi e concerti. Tranne un periodo tra il 1989 e il 1995, durante il quale ho lavorato molto in Spagna, producendo e arrangiando alcuni album con Victor Manuel e Ana Belen, da allora non ho più smesso di collaborare con Lucio… dischi, tour, colonne sonore. L’ultimo lavoro in studio che facemmo insieme fu la colonna sonora del film d’animazione “Pinocchio” di Enzo D’Alò. L’ultimo tour europeo si è interrotto la mattina del 1° marzo 2012 a Montreux, in Svizzera, dopo esattamente 30 anni di collaborazione. Lucio era un artista che riusciva ad amalgamare perfettamente il suo genio musicale con la sua enorme vena poetica, in maniera naturale e apparentemente semplice. Creava mondi a volte “minimal” e intimi, a volte socialmente importanti e universali, dove chiunque ci si poteva ritrovare. E quindi, come per tutti i veri grandi dell’arte, le sue opere sono senza tempo. Non gli piaceva la definizione “cantautore”. Era prima di tutto un musicista e generalmente scriveva le canzoni partendo dalla musica, componendo i testi in base anche al suono delle parole, non solo al loro significato. Come fossero parte dell’arrangiamento. Ha creato il suo stile, “alla Lucio Dalla”, al quale poi si sono ispirati moltissimi cantautori venuti dopo. Dire che mi manca è riduttivo. Mi manca due volte. Prima di tutto come manca a tutti i suoi aficionados, ma soprattutto mi manca il lavorare accanto ad un maestro generoso, che ha insegnato ai suoi collaboratori che la musica è un’espressione dell’anima, e come tale non ha peso, vola leggera aspettando solo che qualcuno la plasmi e la ributti nell’aria, pronta per essere colta da qualche altra anima sensibile. Ciao Lucio.

(Roberto Costa)