Siamo soli sull’isola?

Questo mese l’arca del mistero naviga in acque scure e profonde per descrivere un tema complicato e controverso. Tenerife è citata frequentemente quando si parla di ufologia. Ci sono innumerevoli storie di avvistamenti UFO e contatti con alieni che hanno avuto quest’isola come scenario, considerato da molti, appunto, un punto caldo del fenomeno UFO.  Le coste di Tenerife e gli insoliti paesaggi del Parco Nazionale del Teide, sono i luoghi più frequentemente citati dai seguaci di incontri di ipotetiche astronavi sia oggi che in passato. Per questo mese abbiamo scelto di portare alla luce il caso che ha segnato un prima e un dopo nel mondo del mistero di Canaria, il famoso caso del 9 luglio 1975.

Iniziamo presentando il protagonista, un giornalista del giornale “El País” Francisco Padrón Hernández conosciuto come Paco Padrón e purtroppo deceduto nel 2005, in questa vicenda lo accompagnavano anche Emilio Bourgón Funes, un famoso imprenditore del nord dell’isola e Jesús Santos proveniente dalla Gomera, pubblicitario all’epoca dei fatti e successivamente militare.

Questo strano gruppo passò vari anni investigando molti fenomeni misteriosi in Canaria e in Spagna durante il tempo libero, e a volte utilizzando i mezzi messi a disposizione dai rispettivi lavori.

Questi appassionati del mistero iniziarono degli studi su un tema che nulla aveva a che fare con l’ufologia, il “gioco della ouija” (spiritismo), cercando di capire se si poteva contattare qualcosa o qualcuno nell’aldilà.

Questi studi venivano fatti con l’ausilio di macchinari, oscilloscopi e voltmetri, per cercare di captare delle variazioni nel momento in cui il famoso vaso rovesciato si fosse messo in movimento, sperando di contattare qualche spirito.

Come gli stessi protagonisti hanno sottolineato più volte, non è consigliabile giocare con questo strumento, perché spesso si producono conseguenze negative. Tra il febbraio e l’aprile del 1975 iniziarono a ricevere dei messaggi molto particolari  da un personaggio che si faceva chiamare OPAT35 e che si definiva come un essere elettronico intelligente di origine extraterrestre e che orbitava intorno alla terra.


Da quel momento il gruppo non riuscì più a contattare nessun altra entità spirituale, mentre i contatti con questo essere furono costanti e il linguaggio utilizzato per rispondere alle domande degli investigatori era simile a quello di un computer. Questa vicenda iniziò a prendere forza e a differire dalle altre quando gli investigatori andarono a parlare con astrofisici dell’osservatorio, e con loro iniziarono a domandare cose molto tecniche, relative a distanze tra pianeti, stelle e formule fisiche. Quest’essere ad ogni domanda rispondeva in modo molto rapido e corretto, dando addirittura alcuni dettagli che ancora non si erano scoperti.

Dopo alcuni mesi di investigazione e contatti provarono a cercare di stringere il cerchio, chiedendo un incontro a questa entità. Il primo appuntamento fu nella zona chiamata de “Los Campitos” vicino a Santa Cruz, e come predetto dalla “ouija” videro varie luci muoversi in cielo, formando delle coreografie impossibili per aerei o elicotteri, tutto alla presenza di molti testimoni.

In seguito ci furono altri contatti per mezzo del famoso bicchierino, ma ogni volta non si poteva osservare nulla di significativo fino a quando fissarono un appuntamento alla spiaggia della Tejita.

Nel 1975 la zona della spiaggia vicino alla montagna rossa al Medano all’epoca non era collegata con l’autostrada, e non c’era l’aeroporto e neppure vi erano strade asfaltate che permettessero un avvicinamento comodo, si trattava di una spiaggia di sabbia nera nel nulla e senza illuminazione con solo una piccola strada sterrata. Quando i contatti arrivano sul posto intorno alle 10 e mezza di sera, videro nel mare delle luci intermittenti che pensarono trattarsi di barche da pesca piuttosto grandi, se non che, quando guardarono con dei binocoli, videro delle finestrelle da cui fuoriusciva una luce bluastra mentre l’oggetto iniziò ad avvicinarsi.

Capendo che si trattava di qualcosa di diverso decisero di utilizzare la tavola “ouija” per contattare e avere conferme, l’idea fu semplice ma rivelatrice, chiesero alternativamente di accendere e spegnere le luci e poterono osservare che l’oggetto effettivamente rispondeva correttamente alle richieste.

Dopo alcuni tentativi l’oggetto emise una luce intensa simile a un faro in direzione della machina, i passeggeri incuriositi uscirono dal veicolo e si avvicinarono alla spiaggia, procedendo a scattare varie foto con una fotocamera termica, e nel tornare alla macchina si resero conto che le luci all’improvviso erano scomparse.

Dopo alcuni minuti senza osservare altri eventi decisero di tornare in direzione Santa Cruz, il giorno seguente sviluppando le foto termiche constatarono che ogni foto occupava 3 foto normali, come se il tempo si fosse rallentato, e i negativi furono sviluppati come un negativo normale, pur essendo pellicole speciali per foto termiche. In queste immagini si poteva apprezzare un oggetto quadrato simile a una finestra, dalla quale si poteva notare una figura umanoide simile a un uomo, dentro a uno scafandro e dietro al primo un secondo essere. Ovviamente sarebbe facile considerare questo evento come una semplice fantasia o uno scherzo di cattivo gusto, ma dopo varie investigazioni e ascoltando varie interviste fatte dai testimoni non possiamo che accodarci alla lunga schiera dei sostenitori che si tratti di un caso reale, considerando soprattutto la totale affidabilità dei testimoni e le prove accumulate dagli stessi.

(Loris Scroffernecher)