Questo mese l’arca del mistero ci porta indietro nel tempo fino al 1968. per raccontarvi una storia che ha note surreali e che potremmo definire una final destination del mare.

Il 16 luglio, festa della Madonna del Carmen, protettrice dei marinai, era uno dei soliti giorni di sole tipico in Canaria, e con un mare talmente tranquillo da sembrare un lago, una barca da pesca a strascico da 14 metri di lunghezza parte dal porto di Tazacorte in direzione El Hierro. Grazie ai suoi potenti motori raggiungeva una velocità di 7 nodi ed era perfettamente preparata per affrontare le acque oceaniche anche in situazioni avverse. Questa barca portava il nome di Fausto, anche se presto scoprirete che il nome più appropriato sarebbe stato Infausto. Sull’imbarcazione viaggiavano Ramón e Eliberto Concepción Hernández e Miguel Acosta Hernández, tutti quarantenni esperti in navigazione e abituati alla rotta.

Arrivati al porto del Hierro caricarono vari prodotti necessari per la costruzione di una finca a La Palma, e in via di favore accettarono di trasportare fino a casa un meccanico di navi Julio García Pino quasi trentenne. Nella notte tra il 19 e il 20 iniziano la traversata di ritorno, percorrendo la solita rotta lunga circa 100 km che separa i due porti. Sfortunatamente però al mattino non vi era traccia del mezzo e la notizia della sparizione misteriosa del Fausto si sparse rapidamente.

Il primo pensiero fu che avevano poco carburante e che quindi si trovavano alla deriva, subito iniziò l’operazione di ricerca e salvataggio, utilizzando aerei, elicotteri e barche, sia civili che militari. Alla fine la nave frigo Duquesa il giorno 25 emette un messaggio radio diretto al centro di coordinazione delle ricerche: “Alle 00.00 del giorno 25, incontrato el Fausto alla posizione 28º 15’ Nord–19º 45’ Ovest, i 4 marinai si trovano in buono stato e gli si presta soccorso dando acqua viveri e tabacco, si effettua il carico di carburante e gli si dà la direzione per raggiungere il porto di Tazacorte approssimativamente alle 17:00.”

Nel ricevere la notizia tutti si rallegrarono e tre imbarcazioni salparono con l’idea di andare a scortare fino in porto la nave appena ritrovata, ma dall’altro lato si stava insinuando nella gente una considerazione stranissima: come poteva la barca essere arrivata a quasi 180 km dall’isola?

Purtroppo però l’aria di festa e gioia, che si era creata sull’isola attendendo il rientro del Fausto, iniziò a sfumare quando alle 7 di sera ancora non erano rientrati, e le barche andate alla loro ricerca non erano ancora riuscite a localizzarli. Il giorno seguente, non avendo notizie, le migliori navi dell’esercito e civili parteciparono alla ricerca, oltre ad aumentare il numero di aerei, concentrandosi tra le due isole e l’ultima localizzazione data.


Non trovandolo, le ricerche si allargarono, così come le speculazioni, infatti alcuni iniziarono a pensare che i 4 occupanti fossero scappati verso il Venezuela e per questo le ricerche si estesero fino a zone molto più lontane senza trovare nulla e il 7 di agosto 1968 la si considerò ufficialmente come imbarcazione sparita e si interruppero le ricerche. Il 9 ottobre una nave italiana, Anna di Maggio, emette un comunicato dove afferma aver trovato una barca alla deriva e fornisce i codici identificativi e dando la posizione a 1.200 “millas da Canaria” e a 1.700 da Venezuela, alle coordinate 23º 00’ Nord e 38º 30’ Ovest.

Quando i marinai italiani abbordarono la nave si resero conto che il Fausto sembrava una nave fantasma totalmente abbandonata fino a che non scesero nella sala macchine dove trovarono il corpo nudo e semi mummificato del passeggero, con una radio al lato, riverso sul motore.

Subito ci si rese conto che si trattava del Fausto, ma la notizia non aiutò le famiglie in quanto si trovò solo il corpo nudo di uno dei componenti del mezzo, quasi nascosto nella sala macchine con una piccola radio.

La nave italiana procede con le operazioni di traino per arrivare fino a Puerto Cabello (Venezuela), per i tramiti processuali e le verifiche forense.

Però alle 6:30 del mattino l’Anna di Maggio emette un secondo comunicato dicendo che la barca spagnola in traino era colata a picco, sparendo così per la terza e ultima volta.

Cosa sia successo e perché fosse così lontano dalle coste Canarie resta a oggi un mistero irrisolto, e lascia spazio a mille supposizioni.

(Loris Scroffernecher)