2.200 km. di strada percorsa, una bufera in mare da Huelva a Santa Cruz… dopo un anno di assenza ritorno a Tenerife con la grinta di colui che deve riprendersi un po’ di vita, quantomeno un po’ di qualità della stessa, perduta nelle pastoie della società italiana ormai allo sbando, gestita da sbandati peraltro consci di quello che, giorno per giorno, vanno rubacchiando al Paese.
Certamente ho abbandonato un disperante senso del dovere per assaporare il sottile gusto del piacere, il piacere di pagare la benzina 84 centesimi al litro in meno che a casa mia, il piacere di bere una birra senza necessità di chiedere un leasing e che dire del privilegio di fare spesa spendendo il 40% meno che a Milano!?
Sto guardandomi intorno da 15 gg. cercando di percepire i tratti più profondi della vita dell’isola, osservando le abitudini, i ritmi, la gente; l’anno scorso 10 giorni non avevano potuto darmi un quadro concreto di Tenerife e della sua vita, oggi mi permetto di trascorrere un lungo periodo canario, ricavandone precise e comprovate realtà di vita quotidiana e non da turista.
Non mi è sfuggita la tendenziale quanta radicata attitudine di coloro che si sono trasferiti qui da mezza Europa a riunirsi in sorta di veri e propri Clan, intorno ai quali vortica una vita quasi autonoma, parallela, astratta e personalizzata di appartenenti alle varie nazionalità; quantomeno qui a Palm Mar, dove ho preso casa, queste appartenenze sono più evidenti che altrove, in quanto molti stranieri vi hanno trasferito quasi perennemente la loro presenza.
Gli inglesi, inaccessibili, uniti, abitudinari, frequentatori di bar e locali quasi infrequentabili da altri sono i più evidenti, i più “tosti”, quelli che vanno cercando con pazienza prodotti di consumo di origine nazionale.
I tedeschi che, imbucati in camper più o meno grandi, più o meno lussuosi, a seconda, probabilmente, delle pensioni percepite, “intruppen” intere stradine verso il mare senza che nessuno abbia a lamentarsi che appaiano all’improvviso tra le ville sulla costa, interi campeggi non attrezzati né tantomeno autorizzati. Lo scrupolo di una polizia tanto presente sembra aver dimenticato forse le “frange” dei rappresentanti della locomotiva d’Europa, risparmiosi e poco redditizi ai commerci locali!! Forse in onore di Frau Merkel dobbiamo tacere tali oscene mistificazioni turistiche????
I belgi, strani personaggi, perfezionisti a parole e verso le altrui nazionalistiche tendenze, riescono a stupire per la loro incoerenza comportamentale, distrattamente simile a quella italiana, con la loro tanto complessa quanto inaccessibile lingua (fiammingo) che, presumo, potrei imparare solo nell’arco di quattro o cinque vite, ma che rappresenta la salvezza del loro “bunkeraggio” mentale. Non possono far altro che stare tra di loro!!
E gli italiani …… gli italiani sì, effervescenti come l’Aspirina in un bicchier d’acqua, spalmati in modo non uniforme sul territorio, nascosti dietro frasi spagnoleggianti per negare la provenienza scomoda, privi di un’anima centripeta e patriottica, si fondono a meraviglia in questo ambiente latino e pseudo mediterraneo, negandosi le frequentazioni nazionali per non eccedere in provincialismo. Dobbiamo essere internazionali a tutti i costi; noi italiani siamo fatti così, tutti per nessuno e nessuno per tutti, autonomi ed autosufficienti con, alle spalle, tribù virtuali di facebookiana tendenza, niente di più che un ritrovo digitale, tanto per sentirsi una realtà sociale.
Auguri di buona residenza! Forse mi fermerò anch’io!! Forse!
Marco Uzzo