Gli umani e la natura dinamica

pag22 LOGO_NASAQuesto mese l’arca del mistero ci fa viaggiare lontano dalle isole, per permetterci di approfondire una notizia rilasciata dalla Nasa, e che potrebbe interessare tutto il genere umano. Il matematico Motesharrei Safa della fondazione nazionale della scienza USA, insieme a un team di scienziati, naturalisti e sociologi, hanno sviluppato il modello matematico di previsione HANDY, studiando i fattori che hanno portato all’estinzione di civiltà avanzate come quella romana, Maya o Mesopotamica. Il modello prevede cinque fattori che influenzano il collasso della civiltà: il clima, la popolazione, l’acqua, l’agricoltura e l’energia. Quando queste variabili si combinano per formare una “tempesta perfetta”, si verifica la fine della civiltà. Proviamo quindi ad analizzare ognuno di questi fattori, collegandoli con passato e presente, iniziando dall’eccessivo sfruttamento delle risorse, causa di collasso economico e crescente divario tra l’élite (i ricchi) e le masse (i poveri). Nella civiltà romana e mesopotamica si arrivò al punto che i contadini e il popolo si trovavano in condizioni di semi schiavitù e nell’impossibilità di migliorare la propria condizione sociale, in quanto le risorse, necessarie per cambiare e provare ad elevarsi socialmente, erano sottratte dallo stato sotto forma di tasse e ridistribuite tra la classe più ricca. Secondo un’analisi finanziaria realizzata negli Stati Uniti, sembra che 4 anni fa nel paese del capitalismo estremo l’1% della popolazione possedeva il 10% delle ricchezze del paese, ma lo stesso studio pubblicato qualche mese fa rivela che lo stesso 1% ora possiede il 26% delle risorse, mentre le classi più povere si trovano ad aver perso potere acquisitivo quasi nella stessa percentuale. Alcuni dirigenti ed esperti nel campo economico finanziario sostengono che la tecnologia risolverà i problemi attuali di crisi, ma la NASA smantella questa argomentazione, analizzando gli ultimi due decenni di progressi tecnologici volti ad ottimizzare la produzione e dimostrando che questi miglioramenti non portano un risparmio energetico o una migliore distribuzione della ricchezza, ma solo un incremento del consumo di risorse a vantaggio di pochissimi. Un altro fattore sociale che incise sulla caduta dell’impero romano, Han, Maurya così come tanti altri imperi mesopotamici avanzati, è la complessità della struttura e la quantità di professioni; in società piccole ci sono pochissime professioni (agricoltori, cacciatori, religiosi, costruttori, produttori di vestiti e poco più), mentre negli imperi molto estesi le professioni si moltiplicano, e moltissime di queste non sono produttive di beni materiali (giornalisti, politici, avvocati, notai, etc…), e tutte queste dipendono dalle poche risorse generate dallo zoccolo della società più povera. Attualmente si stima ci siano circa 1.000.000 di professioni diverse nella  società occidentale, contro le appena 22 dei villaggi africani e amazzonici. Oltre ai problemi di tipo sociale, anche le risorse rivestono una grandissima importanza, molte civiltà sono crollate per problemi idrici. A causa delle deforestazioni, in Centro America le piogge alterarono il loro normale ciclo, producendo carestie su larga scala, mentre le morti di animali e persone inquinavano le poche falde acquifere ancora utilizzabili. Oggi vediamo un effetto simile provocato dal consumo di combustibili fossili, inquinamento e coltivazioni intensive di pochi alimenti. Questo, secondo lo studio, rivela che presto non ci saranno acque incontaminate in nessun luogo della terra, basti pensare che persino il ghiaccio artico risulta contaminato e le monoculture intensive comportano un forte rischio di carestie se attaccate dai parassiti. Anche il cambio climatico risulta essere un fattore importantissimo, sia dovuto a cause naturali, sia che venga provocato dalle attività umane, in quanto un riscaldamento globale porta all’inevitabile scioglimento dei ghiacci delle calotte polari e quindi all’immissione di acque fredde negli oceani, creando così flussi freddi che si combinano con flussi di aria calda, creando disastri naturali di grandissime proporzioni come tornados e uragani. Però l’effetto del disgelo non si limita a questo, ma diminuendo la pressione dei ghiacciai sulle creste di molti vulcani attivi, provoca l’accumulo di magma nelle caldere, causando così un aumento delle eruzioni vulcaniche, le quali immettono grosse quantità di gas tossici, provocando un ulteriore aumento dell’effetto serra. Analizzando tutti questi fattori e utilizzando complessi algoritmi matematici, il gruppo di esperti è arrivato a concludere che alla civiltà umana attuale non restano più di 15-20 anni prima della sua completa distruzione.  Attenzione però si parla della fine della civiltà umana e non della fine dell’essere umano. Dopo aver esposto i risultati apocalittici di questo studio, non vogliamo lasciare un sentimento troppo negativo e quindi concludiamo dando solo uno dei due possibili finali della civiltà. Quando un grande impero finisce utilizzando il dialogo e i movimenti sociali, senza spargimenti di sangue come nella Francia del 1700, le nuove società che si creano, rimettono rapidamente ordine al caos anarchico dei primi momenti, dando quasi sempre inizio ad una nuova età dell’oro, piena di prosperità e giustizia universale. Ripensando alle rassicuranti profezie Maya, questo tipo di nuovo inizio si rispecchia perfettamente in quella che chiamavano la primavera galattica.

(Loris Scroffernecher)