Primo caso di polmonite causata da sigarette elettroniche in Spagna

pag15 sigaretta-elettronicaLa causa della malattia è stata l’aspirazione di glicerina vegetale, una sostanza che viene inalata con questi dispositivi. Medici dell’Ospedale Universitario di La Coruña hanno diagnosticato il secondo caso, di cui esista evidenza nella letteratura medica a livello mondiale, di pneumopatia interstiziale, causata dall’uso delle sigarette elettroniche. “Il paziente, che resta ospedalizzato ma rimane stabile, consumava alte dosi di questo prodotto, contenente sostanze tossiche per la salute”, spiega Julia Tabara, il capo dell’Unità specializzata in tabagismo del reparto pneumologico dell’Ospedale, presentando questo caso nell’ambito di una conferenza su “Miti e realtà della sigaretta elettronica. Una nuova minaccia per la salute”. Il paziente, che era anche un fumatore di tabacco tradizionale, è stato diagnosticato mentre era ricoverato in ospedale per un tumore non legato al fumo. Per i medici non c’è dubbio che la causa della polmonite sia stata il consumo di sigarette elettroniche: il paziente assumeva quattro cartucce al giorno, equivalenti a più di 40 sigarette tradizionali. “La malattia è stata causata dalla respirazione di glicerina vegetale, una sostanza necessaria a volatilizzare la nicotina contenuta nelle cartucce delle sigarette elettroniche”, ha detto il responsabile, che ha sottolineato che questa patologia è “molto rara” e non risultano segnalazioni, almeno non ce ne sono di pubblicate, “di nessun altro caso in Galizia o in Spagna”. Una volta diagnosticata questa patologia, il primo passo è eliminare l’esposizione alla sostanza che la provoca. In genere, il paziente migliora, ma può richiedere altri trattamenti.

Inoltre, attenzione ai falsi miti che circondano le sigarette elettroniche e l’atto di “svapare”. La prima menzogna del settore della sigaretta elettronica è sull’innocuità dei suoi componenti.

“E’ falso che la sigaretta emetta solo vapore acqueo, contiene anche sostanze tossiche”, ha detto Julia Tabara, che spiega che le sigarette elettroniche, entrate nel mercato come una soluzione “sana” per fermare il vizio del fumo, contengano agenti cancerogeni (nitrosammine), o che causano irritazione delle vie respiratorie e asma nei bambini (glicole propilenico), e metalli pesanti quali il nichel o anche glicole dietilenico (che tra gli altri usi viene usato nella produzione degli anticongelanti). “Ci sono anche sostanze che sono legittime se consumate per via orale, ma non conosciamo i loro effetti se inalate”, ha detto Tabara, che ritiene ovvio che l’uso di sigarette elettroniche dovrebbe essere vietato negli stessi luoghi dove non si può fumare tabacco.

Un altro falso mito su questo articolo, inventato da un farmacista cinese nel 2003, alla ricerca di una formula antifumo dopo che suo padre era morto di cancro ai polmoni, è che sia appunto un metodo per smettere di fumare. “L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato l’anno scorso che non vi è alcuna prova scientifica per sostenere un suo valore terapeutico”, dice Tabara, che assicura che diversi studi internazionali hanno stabilito che non aiuta a perdere l’abitudine di sigaretta convenzionale. “Uno studio su pazienti in Italia, ha dimostrato che dopo un anno di utilizzo di e-sigaretta, solo l’8,7% ha smesso di fumare”, ha detto.

Attenzione anche all’uso contemporaneo di sigarette elettroniche e tabacco, che può essere una porta d’accesso per prendere il vizio del fumo per i giovani.

(NdR mentre preparavo questi articoli, mi immaginavo le vibranti proteste degli estimatori dell’e-cig, non solo semplici utenti entusiasti, ma soprattutto i molti che hanno visto in quest’invenzione l’illusione di poter risollevare le loro fortune finanziarie in questo brutto momento. Indubbiamente l’industria del tabacco, nonostante le martellate da miliardi di risarcimenti, l’inibizione alle forme più remunerative di pubblicità e l’obbligo di “contropubblicizzarsi” culminato ne IL FUMO UCCIDE, è ancora in grado di indirizzare finanziamenti e quant’altro e quindi di indirizzare innocenti ricercatori e docenti verso considerazioni “propizie”. Però, soprattutto per un rispetto verso i più giovani, io ci starei MOLTO attento)


(Franco Leonardi)