Alla ricerca di una vita degna di essere chiamata così

pag16 20131225_181301Salve mi chiamo Mattia Marseglia, sono nato a Torino e ho diciotto anni.

Vivo qui a Tenerife da due mesi, ma sono alle Canarie da circa quattro, alla ricerca di una stabilità, di una felicità, alla ricerca di una vita degna di essere chiamata così. Son partito da Torino con mio padre, la mia vela, la bussola in questo viaggio, in questa sorta di caccia al tesoro, tesoro che in questo caso è sinonimo di vita. A Torino, prima di rendermi conto della gravità della situazione, dell’espansione di questa sorta di malattia non naturale, malattia che tutti vedevano e non vedevano,  che improvvisamente ha cominciato a uccidere, sovrastando qualsiasi cosa, anche la dignità dell’uomo. Creando e portando un clima di totale depressione, indifferenza e rabbia, tutti improvvisamente odiavano tutti, perché? Perché stava accadendo la cosa peggiore del mondo? Ma chi è o meglio che cos’è la causa di tutto questo? Come si chiama? Essa ha un nome? Sì, si chiama crisi economica.

Io e la mia famiglia siamo scappati da questa cosiddetta crisi, non avrei mai pensato di scappare, di andarmene sì, ma scappare mai, scappare dalla mia terra, dalla mia vita, che fino a quel momento mi aveva “rappresentato”, quel piccolo mondo, quella piccola tana, di nome Torino, una grande e piccola città. Dunque partii con mio padre, partii dal mio quartiere che fino a quel momento mi aveva protetto e nascosto dal mondo, partii lasciando a casa una parte del mio cuore, una parte della mia famiglia, mia madre e le mie tre sorelle. Io e mio padre, gli uomini di casa, eravamo pronti, la macchina si accese, il piede tremante di mio padre, impaurito di andarsene in qualcosa di sconosciuto, schiacciò l’acceleratore come se fosse un anti stress e partimmo, verso l’autostrada, verso lo sconosciuto, verso il futuro, verso un qualcosa… Dietro ci portammo lo stretto necessario, dei vestiti e un computer, ma sopratutto mio padre si portò la sua valigia più importante, il suo bagaglio più pesante, più prezioso ed essenziale, si portò dietro la sua grande esperienza da falegname che lo aveva accompagnato nella sua crescita sia lavorativa che personale, e in piccola parte, ma importantissima, l’esperienza da cuoco, la più importante sotto un certo aspetto, ma questo ve lo racconterò successivamente. Io, oltre a qualche pantalone e qualche maglietta sparsa qua e là nella valigia, non mi portai nulla con me… Beh, in effetti mi portai altre due cose, dentro di me da sempre, la paura e il coraggio, due sentimenti contrastanti, che durante il lungo viaggio “litigarono” spesso fra di loro, creando un clima di confusione e certezza, tuttavia tale da darmi la forza di andare avanti, e non prendere la prima uscita dall’autostrada, ritornando all’oscurità, la strada più semplice, la strada della sconfitta. Mi fermo qui cari amici avventurieri, e se il direttore di questo giornale mi permetterà di scrivere ancora, nella prossima uscita, dunque il mese successivo, vi racconterò il seguito, tutto quello che ho dovuto e che sto affrontando in quest’isola, o meglio che un ragazzo di diciotto anni sta affrontando e combattendo. Potremo definirlo un viaggio “padre e figlio“, un viaggio verso la libertà di volare che continua tutt’ora, spero di tenervi aggiornati, buena suerte.

Mattia Marseglia