Qualcuno ha notato quanti tatuatori, a dir poco bravissimi, sono apparsi negli ultimi anni?

pag11-tattooFino a una decina di anni fa c’era una piccola rosa di eletti, di fama internazionale, accessibili quanto la regina d’Inghilterra, impegnatissimi. Un loro lavoro costava un rene, una lista d’attesa lunga mesi e qualche ora di bruciore intenso sotto le mani capaci di premi Nobel del malumore… in realtà alcuni sarebbero anche stati simpatici ed eventualmente socievoli, ma tatuare richiede concentrazione assoluta, e passare da un cliente all’altro per otto/nove ore al giorno stanca, assorbe e limita la giovialità.

A seguire questi “mostri sacri”, c’erano i “bravi” e poi a scendere i “discreti”, fino ad arrivare alle estetiste, quelle che avevano la macchinetta per il trucco semipermanente (le prime, quelle rotative senza forza che nemmeno Keith Haring sarebbe riuscito a farci un lavoro degno) e, siccome alle medie erano brave in disegno e applicazioni tecniche, si lanciavano come tatuatrici, marchiando indelebilmente le loro clienti con coccinelle e farfalline che, nel giro di un paio d’anni al massimo, si trasformavano in macchie grigiastre. Più simili a dei brutti lividi, piuttosto che a dei bei tatuaggi. Per forza, sbagliavano macchinetta, ago e inchiostro… alcune anche il disegno. Ma in dieci anni le cose sono cambiate visibilmente, anzi, le cose sono cambiate repentinamente nel giro di sei mesi. Esattamente da quando è uscito photoshop. Chi consultava le riviste del settore in quell’epoca ci avrà fatto caso. Avevamo foto di lavori più o meno belli; tutti, come minimo, buoni, alcuni ancora meglio e pochissimi, rarissimi, eccellenti. Esce photoshop, compri il tuo tattooqualcosa del mese e… miracolo!!! Tutti eccellenti. Linee perfette, riempimenti ineccepibili, neri che nemmeno la pece di notte, gialli quasi dorati, bianchi assolutamente impossibili, sfumature trasparenti.

Non che le cose non siano davvero migliorate, certo, in tanti anni si sono fatti passi da gigante. Gli aghi non sono più quelli di una volta e ormai conviene più comprarli fatti che farseli da soli. I colori hanno gamme infinite e non serve più essere bravi a mischiarli bene evitando che si separino con gli anni… le macchinette… beh, le macchinette ormai hanno tanti di quei modelli che nemmeno un neofita può averne una che funzioni male. Però, nonostante i notevoli progressi, resta la cara vecchia regola che un tatuatore va scelto “su pelle” e mai su foto. E, possibilmente, su un lavoro che abbia almeno sei mesi; perché è facile che il lavoro appena fatto sia buono, ma deve essere buono davvero per essere perfetto anche dopo un po’ di tempo.

Quindi, per scegliere da chi farsi tatuare, meglio guardarsi attorno in spiaggia piuttosto che studiare le foto esposte in vetrina (solitamente photoshoppate, mi perdonino le rare eccezioni che il pc non lo usano). Se vedete qualcuno che porta addosso un lavoro ben fatto, avvicinatelo e chiedetegli da chi se lo è fatto fare… di solito le persone tatuate sono felici che i lavori che portano addosso vengano apprezzati e, se avete fortuna, vi spiegherà volentieri dove si trova il suo tatuatore di fiducia.

Un lavoro ben fatto si riconosce dalla linea, che deve essere precisa. Dalle punte, che devono essere davvero appuntite e non leggermente arrotondate, dai colori, che non devono avere dei buchini qua e là… e dal rilievo, che non deve esserci. Se si tratta di un tribale, tutto nero quindi, deve essere nero sul serio, non grigiastro né sul blu. Nero… considerando che comunque la pelle che ricopre il lavoro un pochino il nero lo sbiadirà, ma deve essere il più nero possibile. E le sfumature devono essere “pulite”, omogenee, senza chiazze.

Per quanto riguarda il rischio di appestarsi con qualcosa di incurabile, purtroppo, bisogna usare l’istinto o, altrimenti, andare solo da quelli che usano tutto il materiale monouso. Tutto nel senso tutto. Solitamente si intende, per monouso, tutto tranne i “puntali”, che sarebbero quelle cose in acciaio in cui scorre la barretta dell’ago… ecco… quando un tatuatore dice che usa materiale monouso, spesso intende dire gli aghi (e svariate altre cose), ma non i puntali. Se avete dubbi andate da quelli che hanno i puntali in teflon o in plastica, basta che non siano di acciaio, ormai quasi tutti li hanno. Altrimenti correrete gli stessi rischi che avreste dal dentista.


Come scegliete il dentista? Allo stesso modo dovete scegliere il tatuatore. Deve essere sano di mente e non deve avere i postumi di una sbronza colossale, altrimenti c’è il rischio che non abbia girato bene la manopola della sterilizzatrice. Magari ci ha messo anche le migliori intenzioni, ha lavato gli attrezzi, li ha imbustati, li ha messi sul vassoietto, ha infilato tutto nell’autoclave… ma poi anziché un tempo alla macchina, ne ha dato un altro e così, l’epatite è sopravvissuta. Magari non è pazzo e nemmeno ubriaco, ma solo figlio di una buona mamma e ha tanti clienti e ha finito i puntali e ha fretta… insomma… bisogna fidarsi come di un dentista.

Anche perché ci sarebbe pure da parlare dei colori, e tante sono le cose da dire, così tante che forse si farebbe prima ad affidarsi ad un buon professionista, piuttosto che saperne voi stessi tanto come un tatuatore.

ll tatuatore è qualcuno a cui affidate la vostra pelle. La maggioranza dei tatuatori sono brave persone che del loro lavoro ne hanno fatto uno stile di vita, spesso ci tengono ancora più di voi alla vostra soddisfazione. Ma qualche eccezione esiste, purtroppo, anche tra loro. Va scelto con cura, lo studio va visto e rivisto, l’ambiente deve ispirarvi fiducia e, se avete di fronte un professionista o un infiltrato, lo dovrete capire da soli.

(LEM)