Lettere al direttore

201403_leggotenerife-2Chiarimenti “intorno” alla sigaretta elettronica:

Egregio Direttore, in risposta all’articolo apparso nel numero di maggio le preciso quanto segue: il 2 Aprile scorso il Tribunale Amministrativo del Lazio ha confermato la sospensione cautelare dell’imposta del 58,50% sul prezzo di vendita delle sigarette elettroniche e dei prodotti accessori, rimettendo all’esame della Corte Costituzionale le norme del decreto ministeriale relative alle e-cig, norme nelle quali il Tar ha riscontrato “profili di ragionevolezza”. Con l’ordinanza il Tar ha sospeso anche il restrittivo regime di autorizzazioni, produzione e distribuzione delle e-cig, di fatto equiparato alle sigarette tradizionali per quanto riguarda la sicurezza. La più grande battaglia sulle sigarette elettroniche è stata vinta, ma la guerra con le lobby del tabacco sarà ancora lunga ed estenuante, sappiamo che gli interessi in gioco sono molti.

Secondo la comunità scientifica, e soprattutto nella persona dell’oncologo Umberto Veronesi, le sigarette elettroniche potrebbero salvare la vita a 30mila fumatori in Italia. E a 500 milioni di persone nel mondo.
Proprio ora che le ricerche mediche iniziano a intravedere i risultati scientifici delle e-cig, il governo cosa ha cercato di fare? Di «spegnerle» con una maxi tassa del 58,5%, una stangata che avrebbe colpito oltre 4.500 negozi e che già aveva determinato un netto calo delle aperture. Insomma, dopo un boom iniziale, si è cercato di stroncare il business delle sigarette senza tabacco, per cercare di mettere una pezza alle entrate e rinviare l’Imu. E proprio mentre si registra una contrazione delle vendite del 30%, arriva il parere dei medici. Che promuovono l’aggeggino salva-fumatori. Da qui l’appello di Veronesi al ministro della Salute Beatrice Lorenzin: «Si impegni a diffondere la sigaretta elettronica e a ridurre la tassazione». La sigaretta a batterie potrebbe infatti aiutare sul serio la battaglia contro il cancro. «Su 65 pazienti arruolati per il nostro studio – spiega Carlo Cipolla, direttore della divisione di Cardiologia dell’istituto IEO di Veronesi – abbiamo visto che, dopo sei mesi di sigaretta elettronica, smette di fumare il 60%, contro il 32% di chi non la utilizza». In base alla ricerca, promossa dallo IEO e messa a punto assieme al San Raffaele e al Centro cardiologico Monzino, emerge che, anche se un paziente non riesce a smettere di fumare, riduce comunque drasticamente il numero di sigarette accese e ne lascia nel pacchetto almeno dieci al giorno.
Veronesi è determinato a proseguire la sua battaglia anti tassa. Più importante della condizione delle casse dello Stato è la salute dei cittadini: «Stiamo dibattendo del più grave problema sanitario del nostro secolo: lo stop al fumo. Abbiamo il dovere morale di studiare scientificamente la sigaretta smoke free, e all’Istituto europeo abbiamo deciso di farlo». «Il dibattito sulla sigaretta tobacco free – continua l’ex ministro – si è concentrato soprattutto sul mercato: chi le deve vendere, quali interessi nascondono e se lo Stato ci deve, o può, guadagnare». Pochi si sono soffermati sul cuore della questione: «Le centinaia di morti quotidiane dovute al tabacco – spiega Veronesi – vengono ignorate ed è ignorato il loro dolore. Addirittura il nostro Stato, attraverso il Monopolio sui pacchetti di sigarette, lucra su questa tragedia, invece di combatterla con ogni mezzo che la ricerca scientifica mette a disposizione». Intanto i ricercatori proseguono il lavoro. Sono stati arruolati 200 fumatori da seguire per sei mesi e da valutare dopo un anno. Il percorso di ognuno verrà monitorato fino a cinque anni in modo da avere dati certi su chi ha smesso, chi ha ridotto e chi no. I dati di partenza raccontano che, tra il 2009 e il 2012, quasi quattro fumatori su dieci hanno tentato di smettere, restando almeno un giorno senza fumo. Tuttavia quasi il 90% dei tentativi è fallito. Solo tre fumatori su cento hanno usato farmaci o cerotti e meno di uno su cento ha seguito corsi ad hoc. Insomma, i fumatori vorrebbero smettere ma non sanno come fare. E i vecchi metodi non danno più risultati.

Andrea Di Muro

 

Prendiamo atto, grazie