Gli avvocati nella UE, la previdenza e la solita confusione

Con questa breve nota volevo affrontare, senza purtroppo avere allo stato la possibilità di risolverlo univocamente, un tema che è stato spesso oggetto di quesiti da parte di colleghi avvocati ma che è ancora avvolto da molte incertezze. Parliamo del trasferimento di un libero professionista iscritto in un albo professionale (nella specie avvocato) da un paese europeo ad un altro, dei conseguenti obblighi di pagamento dei contributi previdenziali nel paese di trasferimento e la sorte destinata ai contributi previdenziali precedentemente versati nel paese di origine.

Il sistema di previdenza sociale forense – che fornisce prestazioni previdenziali in caso di malattia, maternità, decesso, pensionamento – è un sistema specifico per gli avvocati in alcuni paesi europei, mentre per altri paesi differisce, in quanto è prevista una organizzazione per liberi professionisti che include anche gli avvocati.

Il sistema – nell’ambito del principio della libera circolazione dei lavoratori, ai sensi dell’art. 39 del Trattato dell’Unione Europea e della Direttiva 98/5/CE -, facilita l’esercizio permanente della professione di avvocato in uno stato membro diverso da quello nel quale è stata acquisita la qualifica, e regola il diritto a godere delle prestazioni previdenziali, simili a quelle offerte ai suoi colleghi a fronte di un analogo ammontare di contributi. Dall’analisi del sistema, emergono tuttavia difficoltà differenti all’interno dei vari Paesi, relative all’applicazione del Regolamento (CEE) 1408/71, che disciplina i sistemi di sicurezza sociale applicabili ed il principio della totalizzazione nel sistema di previdenza, a favore dei liberi professionisti e dei lavoratori dipendenti, qualora un avvocato abbia effettivamente esercitato la professione in uno o più stati membro dell’UE, con versamento dei relativi contributi previdenziali.

L’art 13 del Regolamento CE 883/04 al comma 2 stabilisce che “la persona che esercita abitualmente un’attività lavorativa autonoma in due o più Stati membri è soggetta alla legislazione dello Stato membro di residenza, se esercita una parte sostanziale della sua attività in tale Stato membro, oppure alla legislazione dello Stato membro in cui si trova il centro di interessi delle sue attività, se non risiede in uno degli Stati membri nel quale esercita una parte sostanziale della sua attività”.

In buona sostanza, quindi, l’art. 13 del Regolamento CE n. 883/04, nel disciplinare l’ipotesi di cittadini comunitari che svolgono attività professionale in più Stati membri, ha confermato, ai fini dell’individuazione della normativa applicabile, il criterio della residenza integrandolo con l’ulteriore requisito relativo alla circostanza che il professionista svolga nello stato di residenza “una parte sostanziale della sua attività”.

In questa sede limito la trattazione agli avvocati spagnoli che si trasferiscono in Italia e viceversa.


Con riferimento al primo caso, in Spagna la sicurezza sociale forense offre tre possibilità. Gli Avvocati che esercitano la professione in qualità di lavoratori dipendenti sono tenuti ad iscriversi al Sistema Generale Di Sicurezza Sociale. Gli Avvocati che invece esercitano la professione in qualità di liberi professionisti hanno due possibilità per quanto riguarda la sicurezza sociale: a) possono iscriversi alla previdenza pubblica ossia Sistema Speciale di Sicurezza Sociale dei liberi professionisti (RETA – Regimen Especial Trabajadores Autonomos), l’organismo che assegna le indennità è l’Istituto Nazionale della Sicurezza Sociale (Seguridad Social)  facente capo al Ministero del Lavoro e della Sicurezza Sociale, oppure b) possono iscriversi alla Cassa Mutua generale forense (Mutualidad General de la Abogacia), un organismo assicurativo privato costituito da avvocati sotto forma di cassa mutua, controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. I sistemi pubblici non hanno alcun rapporto con gli ordini degli Avvocati. La Mutualidad General de la Abogacia (cassa mutua generale forense) è un sistema alternativo ed al tempo stesso integrativo del sistema pubblico. I contributi versati sono fiscalmente deducibili, la pensione è calcolata sulla base media dei contributi versati negli ultimi 15 anni, la percentuale della pensione varia a seconda del numero degli anni di contribuzione, per arrivare al 100% devono essere accreditati contributi per 35 anni, l’età della pensione è 65 anni. Le pensioni dei sistemi pubblici possono essere percepite soltanto alla cessazione dell’attività, mentre con il sistema della Cassa Mutua si può percepire la pensione pur continuando l’attività.

Il confronto tra i due sistemi previdenziali si può trovare al seguente sito

http://www.mutualidadabogacia.com/Home/Alternativa-al-RETA/Nosotros.aspx

La Spagna rientra in quei Paesi europei che hanno firmato convenzioni relative alla sicurezza sociale. Pertanto, per gli Avvocati provenienti da altri Paesi dell’UE che si trasferiscano in Spagna per esercitare la professione forense e sono iscritti al Sistema Pubblico di Sicurezza Sociale, i periodi di contribuzione sono validi al momento opportuno, in base ad accordi di reciprocità relativi ai sistemi pubblici esistenti tra la Spagna e il loro paese d’origine. La cassa forense italiana mi conferma l’esistenza di una convenzione bilaterale tra i ministeri del lavoro dei due paesi, per il riconoscimento e la ricongiunzione dei contributi versati nel paese di origine del professionista. Tuttavia mi precisa che il transito dei contributi versati dalla Cassa Forense Italiana al sistema RETA spagnolo avviene attraverso la Direzione Regionale INPS della Liguria, delegata dal Ministero italiano ai rapporti con la Spagna per l’applicazione dell’art. 16 del Regolamento CE 883/2004 ed al trasferimento delle contribuzioni all’omologo organismo spagnolo.

ITALIA – La Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense è un organismo specifico per i soli avvocati. E’ nato come un istituto disciplinato dal diritto pubblico a partire dal 1995, in seguito alla privatizzazione è divenuto una fondazione di diritto privato. L’Ordine degli avvocati deve comunicare qualsiasi variazione alla Cassa, inoltre ha il compito di assistere gli avvocati ed i componenti delle loro famiglie in stato di indigenza, attingendo dai fondi messi a disposizione dalla Cassa. La Cassa Nazionale Forense è un organismo autonomo rispetto allo Stato dal quale non riceve alcun aiuto, tuttavia esercita le funzioni pubbliche di previdenza obbligatoria. Le prestazioni previdenziali offerte dalla Cassa sono: la pensione di vecchiaia che fino al 31/12/2010 veniva erogata a 65 anni, dopo aver versato almeno 30 anni di contributi conservando l’iscrizione all’Ordine. Dopo tale data vi è stato un progressivo innalzamento dei presupposti, fino ad arrivare al 2021, anno in cui saranno necessari 70 anni di età e almeno 35 anni di effettiva iscrizione e contribuzione alla Cassa. La pensione di anzianità viene invece corrisposta a richiesta dopo aver versato almeno 35 anni di contributi e la cancellazione dall’Ordine. Anche i presupposti di tale pensione sono stati progressivamente innalzati: dal 1° gennaio 2020, saranno necessari 62 anni di età e almeno 40 anni di effettiva iscrizione e contribuzione alla Cassa. Dopo la riforma dell’Ordinamento forense completata dal governo Monti, è stata introdotta l’iscrizione obbligatoria alla Cassa Forense di tutti gli avvocati iscritti all’albo (precedentemente vi era l’esenzione per coloro che avevano un fatturato inferiore a € 15.000 annui).

Gli iscritti versano tre tipi di contributi: individuali, integrativi e per il sussidio di maternità, sono interamente deducibili a livello fiscale soltanto i contributi individuali ed il sussidio di maternità, mentre i contributi integrativi non sono deducibili. La pensione viene calcolata in base ai redditi più elevati prodotti nell’ultimo periodo di attività, i contributi versati fanno parte del patrimonio della Cassa e sono soggetti ad imposta, per cui alla fine anche gli avvocati che percepiscono pensioni sono soggetti ad imposta e ciò dà luogo al fenomeno della doppia tassazione che il Governo sta cercando di eliminare. Gli avvocati di altri paesi dell’UE, iscritti nell’ambito della Direttiva 98/5 godono degli stessi diritti assegnati ai loro colleghi italiani,. Per quanto riguarda gli avvocati che esercitano la professione sia in Italia che in un altro stato membro dell’UE, la Cassa Forense Italiana – prima della riforma Monti – rispettava i principi del Regolamento CEE 1408/71, l’iscrizione alla Cassa italiana non era obbligatoria qualora fossero iscritti ad un organismo di previdenza nel loro paese d’origine. Precedentemente alla riforma Monti, infatti, la Cassa Forense italiana esigeva che gli avvocati stranieri versassero un contributo di solidarietà pari al 4% del fatturato IVA prodotto in Italia, in seguito agli obblighi di comunicazione riguardanti il reddito ed il fatturato realizzato ogni anno in Italia, indipendentemente alla loro iscrizione alla Cassa Italiana. Il versamento del 4% a titolo di solidarietà endocategoriale, consentiva comunque all’avvocato comunitario stabilito in Italia di accedere ai trattamenti assistenziali erogati dalla Cassa, nella stessa misura e alle stesse condizioni previste per gli avvocati italiani. La coesistenza dei due sistemi di previdenza, in caso di esercizio dell’attività professionale in più stati membri, era garantita dai principi del Regolamento 1408/71 ed in particolare dai principi che vietano il doppio versamento dei contributi e che consentono la totalizzazione dei periodi di contribuzione. Successivamente alla riforma Monti – e quindi all’obbligo di iscrizione alla cassa di tutti gli avvocati iscritti all’albo, indipendentemente dal reddito prodotto in Italia, – la situazione si è complicata in quanto – almeno teoricamente – anche gli avvocati stranieri iscritti alla loro cassa di origine che esercitino anche in Italia sarebbero comunque tenuti ad iscriversi anche alla cassa italiana ed a pagare i relativi (non lievi) contributi. Interpellata in proposito, la Cassa Forense Italiana ritiene (ovviamente, aggiungerei) sussistere l’obbligo di iscrizione anche per i legali stranieri iscritti come avvocati “stabiliti” ad albi italiani ma a sistemi previdenziali del loro paese di origine, ritenendo che tale circostanza non dia luogo ad alcuna duplicazione dell’obbligo contributivo, in quanto i contributi vengono calcolati solo sulla parte di reddito derivante dall’attività professionale svolta in Italia. Secondo la Cassa Italiana, infatti, la doppia contribuzione è perfettamente ammissibile per la normativa italiana a fronte di una doppia pensione, basti pensare alla situazione dei professori universitari, assistenti ed insegnanti di istituti superiori statali che, in caso siano contemporaneamente iscritti all’albo professionale ed esercitino con continuità la professione forense, sono obbligati ad essere iscritti sia all’INPS che alla Cassa… Ma tale doppia iscrizione appare del tutto illegittima alla luce dei principi comunitari. E’ quindi evidente la grande incertezza che regna nella materia italiana, che rende più che concreto il rischio di arbitrio da parte del funzionario di volta in volta preposto all’esame della singola pratica, e quindi di trattamenti totalmente differenti in presenza di situazioni identiche. Prova ne sia l’arbitrio di taluni ordini forensi locali nell’iscrizione di avvocati stabiliti provenienti da Spagna o Romania. La Corte Costituzionale Italiana, uniformandosi al Regolamento 1408/71, ha invitato il legislatore ad introdurre il principio della totalizzazione per i trattamenti pensionistici nel sistema nazionale di previdenza. L’auspicio è quello di far sì che i principi generali della totalizzazione, ricongiunzione, libertà di trasferimento,  siano disciplinati a livello europeo in modo più preciso, lasciando alle leggi degli Stati membri solo il compito di trattare gli aspetti più specifici, evitando che le incertezze derivanti dalle singole legislazioni, non raccordate con i principi comunitari, possano portare ad una perdita delle contribuzioni versate, ovvero a duplicazioni di versamenti di contributi senza una effettiva contropartita previdenziale.

(Avvocato Vincenzo Brudaglio)