Uno sguardo nel passato

pag22_nabucodonosormaxresdefaultQuesto mese l’arca del mistero ci farà navigare nel passato remoto dell’isola, per cercare di svelare alcuni misteri legati agli antichi abitanti delle isole, e dei contatti che sembrerebbero aver influenzato prepotentemente la cultura indigena. Nei mesi precedenti avevamo già delucidato alcuni aspetti della cultura Guanche, però senza mai fare parallelismi con altre culture dell’epoca, questo mese invece faremo il contrario dando solo degli accenni sui turisti e non dell’antichità, senza dilungarci troppo sull’approfondire quali scoperte archeologiche stanno convincendo sempre più il mondo accademico di questi strani visitanti.

Iniziamo retrocedendo fino al 610 A.C., quando il faraone Necao II sale al trono d’Egitto e, volendo ristabilire il potere dell’impero egizio, cerca di conquistare le terre a est, cosa che funzionò piuttosto bene fino a che non dovette scontrarsi con il famoso re Nabucodonosor di Babilonia. Da quel momento, visto l’impossibilità di vincere, il faraone decise di migliorare il punto più debole dell’armata, la marina. Per fare ciò assoldò vari navigatori fenici e creò una spedizione per circumnavigare l’Africa, così da permettere ad un gruppo di marinai egizi di apprendere le tecniche di navigazione fenicie. Secondo i resoconti, delle dieci navi varie affondarono, però alcune riuscirono nell’intento, passando anche per le Canarie e scambiando cultura e conoscenze con i locali, oltre a commerciare con loro. Questa esperienza fu così importante, che sembrerebbe addirittura che gli egizi abbiano usato le Canarie come punto di partenza per arrivare in America, come afferma l’archeologo Ladislau Mello nel 1967, grazie a vari reperti trovati sulle coste brasiliane. Questo “casuale” approdo sulle isole però potrebbe essere molto poco casuale, perché in realtà i Fenici conoscevano molto bene le isole Canarie, infatti tutti abbiamo studiato a scuola che il principale prodotto con cui commerciava questo popolo fossero i tessuti di color porpora, però pochi sanno come ottenessero questo colore tanto  brillante.

La tinta in questione proviene da una specie particolare di conchiglia che cresce e si riproduce vicino alle coste delle isole di Fuerteventura e Lanzarote. Infatti alcuni scavi sembrano dimostrare non solo delle incursioni fenicie sulle isole, ma addirittura delle piccole comunità di produzione installate sulle isole e del conseguente contatto e influenza reciproca tra i popoli presenti. Questo ad esempio spiega le conoscenze astronomiche tanto raffinate dei Guanche. In epoche medioevali anche altri popoli si sono avvicinati a queste isole, e una delle teorie più affascinanti parla del passaggio di drakkar (navi dalla forma allungata e stretta e con poco pescaggio) utilizzate dai popoli del nord, principalmente vichinghi.

Secondo l’archeologo Lilliestroem ci sarebbero prove che farebbero pensare non solo a un approdo vichingo sulle isole, ma addirittura al mescolamento del sangue tra indigeni e visitanti. Questo spiegherebbe sia l’aspetto di alcuni Guanche, con capelli biondi o rossi, occhi azzurri e molto alti, ma anche alcune usanze in battaglia che, come accennato mesi fa, farebbero assomigliare i sacerdoti guerrieri Guanche ai Berserk vichinghi.

Un esempio archeologico di questi eventi si può trovare in un luogo di Gran Canaria, Gáldar, dove vicino a un cimitero Guanche si sono trovati i resti di un paese, con caratteristiche tali da far pensare sia di origine vichinga. Anche gli interramenti del cimitero vicino sono particolari, in quanto molto diversi dai tipici cimiteri Guanche, infatti si tratta di tumuli i cui tetti sembrano riprodurre delle imbarcazioni rovesciate, struttura tipica degli interramenti di personaggi importanti nella società vichinga.

Per questo mese fermiamo a questa epoca i contatti tra indigeni dell’arcipelago e popolazioni europee, dicendo solo che a quanto sembra anche il nostro Colombo passò per le isole, ma usando delle cartine sottratte ad alcuni cartografi portoghesi, dove già apparivano chiaramente le coste d’America, però questa è un’altra storia…


(Loris Scroffernecher)