L’impronta dei “turchi” nelle Canarie

pag06Casa_di_Colombo-Gran_CanariaUna grande comunità di arabi del Medio Oriente si stabilì nelle isole nel secolo scorso e si è integrata totalmente nella società delle Canarie. Per esempio ci sono ben 441 Canari che vivono in Giordania, strano a dirsi, ma sono arabi che hanno preso a suo tempo la cittadinanza spagnola e se ne sono ritornati in patria dopo alcune generazioni. Questo fenomeno di migrazione è stato percorso da palestinesi, libanesi e, in misura minore, da cittadini siriani dei territori dominati fino alla Prima Guerra Mondiale dall’Impero Ottomano, il che spiega il nome di “turchi” con cui erano conosciuti in America Latina, meta principale della loro avventura migratoria. Chi a suo tempo è approdato alle Canarie, dall’inizio del secolo scorso fino agli anni ’60, non è stato spinto alla migrazione a causa di un conflitto politico, ma per motivi socio-economici. L’arcipelago non era considerato la meta definitiva, ma solo un punto di partenza per arrivare poi in America, ma molti di questi arabi, una volta approdati nelle isole, soprattutto nel porto di Las Palmas, hanno scelto di restarci. Essi erano principalmente commercianti tessili, e così molti di loro provarono a fermarsi nelle isole, avviando inizialmente attività di vendita ambulante e successivamente aprendo negozi stabili, con nomi come Moujir, Alì o Damasco che ancor oggi si possono vedere per le vie delle città dell’arcipelago. Questa immigrazione è avvenuta molto lentamente, ne arrivavano pochi all’inizio del secolo scorso, e tutti con bagagli molto “leggeri”, ma la bravura nel commercio fece sì che in poco tempo riuscirono ad aprire attività commerciali e a far venire compaesani a lavorare qui, guadagnandosi il rispetto e l’accettazione della gente del posto. L’insediamento di questi arabi nelle Canarie ha portato alla nascita di famiglie miste, dove in genere l’uomo era appunto arabo e la donna isolana. Circa la metà di loro erano cristiani, l’integrazione fu perfetta, tanto che in molti casi le generazioni successive non avevano idea della storia delle loro origini.

(Raul Rasca Limenez)