pag07_photo-contact-620x350L’arcipelago delle Canarie è la regione spagnola con la minor penetrazione di energie rinnovabili nel suo sistema energetico. Il misero 6% di produzione, rispetto al 27% che rappresenta la media nazionale, è il miglior esempio della mancanza di interesse da parte dei principali partiti politici al potere, Coalición Canaria, Partido Popular e Partido Socialista fin dal 1987, quando fu redatto il primo Piano Energetico per la Canarie (PECAN), e fu proposta una penetrazione del 3% di energie rinnovabili nel mix energetico entro il 2002. Negli ultimi obiettivi PECAN si proponevano obiettivi del 30% nel 2015, ma la verità è che oggi la produzione di energia pulita raggiunge solo appunto il 6%, nell’evidente disinteresse delle forze politiche. Pur essendo stati pionieri nello sviluppo nazionale, essere il territorio europeo con il maggior potenziale di produzione, essere un sistema insulare lontano dal continente, e nonostante esista una normativa europea che lo promuove (che non a caso non è stata però ben recepita nella legislazione spagnola), e che esistano linee di finanziamento per l’attuazione e lo sviluppo di impianti di energia “verde”, i 25 anni di incuria politica nell’arcipelago l’hanno fatto diventare ultima ruota del carro su un treno la cui destinazione è il futuro. A prescindere dalle nubi all’orizzonte, rappresentate dalle prospezioni sottomarine al largo di Fuerteventura, su cui è in corso un feroce dibattito, ma il cui esito sembra decisamente consolidato per i permessi e l’attuazione, come ciliegina sulla torta oggi, oltre a continuare il consumo di olio combustibile si sta per introdurre il gas naturale…

(dalla Redazione)