pag02_ecommerce-1024x837Da New York il fenomeno è sbarcato in Italia: si scambia ogni articolo, purché di pari prezzo. Quando il riciclo diventa una festa e si chiama «Swap Party», un fenomeno che, dai grandi palazzi e strade di Manhattan, è volato fin nelle case del Belpaese che amano riciclare. Di un riciclo nobile e ponderatissimo, però: perché i baratti della merce che intendiamo scambiarci si svolgono solo tra articoli dello stesso valore economico. Lo «Swap Party» più imponente e innovativo si è svolto lo scorso anno a Rimini, ma la tendenza prende piede dalla cima al tacco della penisola, tra social networks, armadi di casa sventrati e setacciati alla ricerca dei pezzi giusti, organizzazione dell’evento. E’ il baratto, ossia la forma di commercio senza portafogli, ai tempi del Net. Ci insegnarono a scuola che lo «swap», ovvero le permute, gli scambi di oggetti, furono le primissime forme di commercio attuate dall’uomo: in origine era uno scambio tra nemici, le zanne della “tigre dai denti a sciabola” in cambio della pelliccia di Ursus spelaeus! Ma come si fa uno «Swap Party»? I vademecum su internet consigliano almeno dieci mosse. Anzitutto, scegliere luogo e orario, fidelizzando il più possibile la comunità. Poi, orientarsi sull’oggettistica o abbigliamento da riciclare, strigliando e inamidando ciò che andrà consegnato ai nostri ospiti come nuovo. Disporre delle bancarelle: suddividere per taglie e colori, dimensioni e materiali, rendere elegante e funzionale quanto stiamo presentando. Intanto, mentre diventano disponibili anche le prime applicazioni da cellulare destinate al baratto, può già capitarci di inciampare nello «swaplifting». Ovvero un baratto che non viene poi portato a termine, allo scopo di intascare un prodotto senza nulla perdere: neanche quell’oggetto in disuso che ci era stato promesso. Piccole celebrazioni del riuso, orlate di musica e banchetti, le feste dello «swap» sono promosse da veri e propri club: ce n’è uno in Italia (e varie sottocategorie in alcuni capoluoghi), uno a Londra, uno a Shangai, e moltissimi sparsi per i quattro continenti, spesso organizzati via Facebook. E, naturalmente, impazza l’alimentazione del commercio equo e solidale, il «bio», il banchetto saluberrimo che, in ambito di riciclo creativo, appare in perfetta nuance. Un altro modo di vivere il cambio di stagione: da incubo a occasione di reimpiego, da appuntamento procrastinato tutto l’anno a evento atteso e fuori dagli schemi: i vecchi jeans sottobraccio, e l’unica forma di shopping a costo zero.

(Bina Binella)