pag07 20130925_113657_“Il turismo all-inclusive dovrebbe essere vietato sulla prima linea della spiaggia perché sta strangolando le piccole imprese, la grande industria che alimenta molte famiglie sull’isola, siano essi conducenti di taxi, negozi, ristoranti, bar, club e discoteche, etc”. Così Javier Cabrera, presidente dell’Asociación de Ocio del Sur (Asocio), il quale ha sottolineato che, per promuovere la creazione di posti di lavoro, si deve regolamentare questa forma di turismo, visto che negli alberghi c’è un cameriere ogni 80 clienti, mentre nel settore della ristorazione quattro volte tanto. Per aumentare l’occupazione è necessario regolamentare il turismo all-inclusive, che “naturalmente ha i suoi pregi, ma non dovrebbe impiantarsi in prima linea a Los Cristianos, Playa de la Americas e Costa Adeje, mentre va bene per complessi di appartamenti e alberghi che sono lontano dal mare o in seconda o terza linea di spiaggia”. Inoltre, quest’anno si è nuovamente battuto il record per i turisti stranieri, mentre negli ultimi tre anni si è perso un milione di visitatori nazionali che saranno difficili da recuperare, pur se sostituiti da altri mercati come quello russo,  comunque anch’esso in difficoltà in questo momento per i problemi dell’Ucraina e la svalutazione del rublo. Bisogna migliorare e risolvere i problemi burocratici per l’avviamento delle nuove imprese, soprattutto per quanto riguarda le discoteche, che soffrono per una regolamentazione almeno “nebulosa”. E anche basta con i grandi concerti organizzati sul suolo pubblico o con fondi pubblici, che cominciano a mezzogiorno e durano fino alle cinque del mattino, come il Summer Festival, che non giovano a nessuno. Come minimo dovrebbero terminare a mezzanotte per non togliere il lavoro alle altre imprese. Anche l’Associazione degli Imprenditori di Playa de las Americas e Costa Adeje (Aepaca) ha denunciato il “distruttivo” sistema dell’all-inclusive che applica la “stragrande maggioranza” degli alberghi del sud di Tenerife, in quanto “fa sì che la maggior parte dei turisti che soggiornano in questi complessi vadano in strada già forniti assolutamente di tutto, e quindi evitino di usare il resto del settore dei servizi”, che è essenziale per mantenere il tessuto commerciale della zona e di tutta l’isola.

Non va poi bene che molte aziende permettano che nella hall degli alberghi vengano installate bancarelle che vendono tutto e di più, creando una concorrenza sleale che fa sì che molte piccole aziende non siano più in grado di assolvere agli impegni di bilancio e fiscali. Oltretutto le imprese alberghiere sembrano avere il “vizietto” di assumere personale con contratti di quattro ore giornaliere, quando poi ne lavorano per otto o più, aumentando l’economia sommersa, e questo è facilmente verificabile guardando la quantità di contratti part-time che si fanno di questi tempi nel settore. Basta guardarsi in giro, compresi i fine settimana, per rendersi conto della notevole quantità di imprese che hanno chiuso i battenti, e quelle che sono ancora aperte soffrono se le terrazze rimangono vuote per la maggior parte della giornata. Non si tratta ormai più di arricchirsi, ma di sopravvivenza pura e semplice delle piccole imprese; quindi si invitano gli enti pubblici a prendere atto di questa situazione e trovare delle contromisure il più presto possibile.

(Franco Leonardi)