pag05_img_3255Perdere un posto di lavoro è diventata una storia fin troppo comune nell’Arcipelago. Non sorprende, visto che in questo momento nelle isole Canarie oltre 266.000 persone sono disoccupate. Il dramma, già tragico di per sé, si aggrava ulteriormente nel caso degli immigrati che, per essere considerati legali in Spagna, devono avere un contratto di lavoro. Pertanto sono diventati le principali vittime della recessione, e solo nell’ultimo anno 25.996 extracomunitari hanno perso la loro iscrizione o carta di soggiorno nelle isole, soprattutto latino-americani e africani.  Nella provincia di Santa Cruz de Tenerife hanno la residenza 25.441 extracomunitari, mentre ne sono registrati 49.270 nella provincia de Las Palmas, che comprende però Lanzarote e Fuerteventura.  Gli stranieri dei paesi dell’UE sono circa 90.000 per ognuna delle due province, in leggero aumento. La situazione è prevista in peggioramento nei prossimi mesi, perché cominciano a rivolgersi ad associazioni come la Croce Rossa non solo nuovi casi di immigrati che vogliono i documenti, ma anche quelli che li hanno, ma hanno paura di perderli. Sono coloro che in origine sono venuti con un contratto, che gli ha permesso di ottenere un permesso temporaneo valido un anno.  Dopo quel tempo, e se hanno pagato i contributi per almeno sei mesi, avevano la possibilità di rinnovare il permesso per ulteriori due anni. Ma devono avere un lavoro e questo scarseggia, a tal punto che il tasso di disoccupazione tra gli immigrati è cresciuto di quasi il 70% dal 2010.

(Franco Leonardi)