pag01_facebook_logoFACEBOOK : il “salotto” di cui gli italiani a Tenerife non possono più fare a meno!

Nato e sviluppatosi con finalità sociali di aggregazione, il grande Social Network ha condotto lentamente e inesorabilmente le “menti” da esso attratte ad una libertà di pensiero e di espressione che spesso prevalica buon gusto, educazione, sia linguistica che verbale e arroganza, e che, spese nel contesto dei post pubblicati relativamente ai singoli argomenti, hanno fomentato atteggiamenti da vera e propria “corrida” verboattitudinale. La libertà di pensiero, ma soprattutto quella di parola, hanno licitato espressioni e atteggiamenti, non sempre, ma spesso, in grado di offendere, ferire e maltrattare l’altrui espressione e pensiero. E’ esplosa la litigiosità, componente di cui non si può fare a meno, ad esempio, nelle discussioni da bar di bassa forza, il nascondersi dietro un monitor o uno smartphone ha  permesso di equivocare, offendere e prendere per il…  chiunque, senza metterci neanche la faccia!!! Persino le Signore, a volte, si abbassano a turpiloqui per i quali più e più volte hanno ripreso mariti, compagni, amici etc… Il rispetto sacrosanto del dialogo è prevaricato dall’arroganza dell’imporre le proprie idee come “unti dal Signore”, ed il rispetto minimo umano va a “farsi benedire”. Questa è quindi una rubrica a cui tengo molto, e che vorrei fosse seguita da tutti, residenti, appena arrivati, in fase di “attracco” e pendolari di larga temporada, in modo tale da renderne più gradevoli, approcciabili e fruibili i contenuti. Più volte, come Leggo Tenerife, abbiamo sottolineato ed argomentato, in relazione agli ambienti socio-economici dell’isola, le diverse sfumature e caratteristiche ambientali delle singole attività, professioni e attitudini morali e materiali degli italiani a Tenerife, per carità con un sorrisetto, una buona dose di ironia e molta voglia che questo ritrovarsi in “terra straniera”  migliorasse la qualità e la quantità dei rapporti umani. pag01_facebookDa poche ore sono reduce osservatore di un “conflitto” su FB (Facebook) relativo al prodotto più diffuso della cucina italiana in generale: La Pizza. Sì la pizza e le pizzerie a Tenerife, nulla di più scottante, sconvolgente e “maledettamente coinvolgente”. La considerazione prima è che ciascuno di noi la gradisce a “modo suo”, bassa, alta, semplice ed essenziale, rigurgitante di farciture, dai peperoni al salame, con le acciughe o ai frutti di mare; ossia Le Mille e Una Pizza!!! La seconda considerazione è l’analisi e l’esposizione geografica  della propria provenienza italiana, intesa come Passaporto del Gusto, capacità di valutare la bontà del prodotto e di stigmatizzarne la fatidica e irrinunciabile  frase: questa è una pizza come si deve! La terza considerazione riguarda invece il costo: l’assunto “prezzo alto, qualità buona” viene massacrato dai detrattori, che analizzano punto per punto il “contorno”, vale a dire il costo della birra, la farina non di provenienza italiana, la pummarola boh??! Altri si confortano autonomamente, affermando di aver mangiato a bassissimo prezzo un prodotto squisito! Insomma la riunione dei partecipanti al FMI, Fondo Monetario Internazionale. Morale della favola ne è venuto fuori un impietoso quadro della ristorazione “bon marché”, tutti contro tutti, una lotta verbale sul filo dei centesimi spesi, affermazioni roboanti relative a quanto possa essere letale, per la salute, una pizza da meno di… tot… euro! Un pandemonio che quasi coinvolgeva la CIA in una “Operazione surgelazione pizza” ai danni dell’intero pianeta, ma che consegnava al pubblico un prodotto medio/accettabile a basso costo ma ad alto gradimento! E’ chiaro che io abbia esasperato anche un po’ l’esposizione contenuta nei singoli post, ma vi giuro che mai più avrei pensato che esistesse un Tribunale della Pizza così accademico e sensorialmente preparato, in grado di far le pulci ad economisti, chef e ristoratori relativamente al prezzo/costo/qualità/apprezzamento della Meraviglia Rotonda!

(dal ns inviato Marco Uzzo)