Quando un gatto invecchia…

PAG20_poppy_gatto_vecchio_mondoQuando un gatto invecchia non te ne accorgi subito. E ti pare di ricordare, ma sembra impossibile, che allora quel gatto era solo un cosino morbido dalla vocina sottilissima e disperata. Ti stava in una mano, ricordi? E ricordi come girava per casa cercando la mamma, quella gattona perfida e infida, che però con lui era un angelo con la coda? Fai un po’ di conti… sono passati quasi 15 anni. Ma no, non è possibile. Però, osservandolo meglio, ti accorgi che il pelo non è proprio uguale a quello di pochi anni fa, di pochi mesi fa… te ne ritrovi a gomitoli dappertutto, i divani ne sono rivestiti, sul pavimento grosse ciocche rotolano come le sterpaglie nei deserti del far west… E come in una reazione a catena, ti rendi conto d’improvviso che è da tanto, tantissimo tempo che il tuo gatto non si lava più, non passa più le zampe con la lingua e poi le stesse sul resto del corpo.  I gatti vecchi, come i nonni, perdono la voglia di lavarsi, o più semplicemente non ce la fanno. Quando un gatto invecchia ritorna un po’ cucciolo. Non nel senso che gli piace giocare. Inseguire un oggetto in movimento, neanche da pensarlo. Quando un gatto invecchia, come un cucciolo cerca affetto e ti segue dappertutto, ovunque tu sia. A fatica fa le scale, ma non rinuncia a cercarti in bagno, o in cantina. E quando ti trova ti sale in qualche modo in braccio. Anche se stai pranzando, chi se ne frega! In genere devi essere tu a issartelo addosso, perché lui si alza sulle zampe posteriori, mette quelle anteriori sulle tue gambe e miagola, rimproverandoti un po’: dai, tirami su, non vedi che non ce la faccio? Poi, quando finalmente è sulle tue ginocchia, ronfa beato come non ha mai fatto prima. Ti vede sempre davanti al monitor, e allora viene anche lui davanti al monitor, si fa issare se sei alla scrivania, o si fa spazio se stai usando il portatile. Posa le zampe doloranti ma decise sui tasti, ti fa vedere che per te è disposto a imparare l’impossibile. Del resto, te la ricordi ancora bene quella volta che si era arrampicato sugli scaffali e aveva estratto dai raccoglitori ad anelli, dalle buste trasparenti, tutti quei fogli, i tuoi scritti… Un gatto che invecchia non riesce nemmeno a saltare sulla libreria (i libri, una passione anche per lui!), come faceva in quel periodo che lasciava le impronte sulle vetrine dei mobili, a dimostrazione che saliva da chissà dove, ma di certo scendeva scivolando sui vetri. Il tuo gatto vecchietto oggi ricade all’indietro perfino tentando di saltare sulla vasca da bagno, cercando di fare quello che ha sempre fatto. Cioè consolarti. Ora dovrà accontentarsi di fare la stessa cosa dal basso. Se riuscirà a leggere ancora i numeri. Perché, quando un gatto invecchia, perde anche la vista. E non lo aiutano le vibrisse, chissà perché. Così sbatte il naso sugli stipiti delle porte, o sulle gambe delle sedie, o crede di uscire quando invece si sta infilando tra i ripiani bassi della libreria. E cade dalle scale perché non vede lo scalino. Per fortuna si ferma al primo. Un gatto vecchio e quasi cieco finisce col diventare un po’ saggio e tende la zampa in avanti prima di fare un passo. Quasi sempre. Un gatto anziano si ammala come un cristiano. Quando un gatto invecchia perde i denti, uno alla volta. E non puoi mettergli la dentiera. Anzi, quelli che restano gli fanno infezione, e lui non mangia più. Ma ha sempre fame e ti chiede di dargli da mangiare, ti guarda con gli occhi opachi come a dire: ma lo capisci o no che ho fame?! E tu provi a dargli di tutto ma la risposta è sempre e solo un mao disperato. Ho fame, non posso mangiare!! Fai qualcosa! Guardami! E tu vedi l’ombra del gattone gagliardo di un tempo, quello che pesava sette chili e faceva scappare cani molto più grossi di lui. Ora la tigre peserà un paio di chili, ed è più simile ad un ghepardo smilzo e affamato che alla regina dei felini. E allora vai, di corsa, a chiedere aiuto, e il dottore ti avvisa che potresti essere al capolinea dell’affetto, fattene una ragione… ma non si può farsene una ragione, non dopo 15 anni di amore assoluto. Il dottore dice: proviamo. E il vecchio gatto mette in gioco l’ennesima vita, per farsi curare la bocca e sfidare la sopravvivenza. Lui vuole starci ancora a questo mondo. Cieco, sdentato, magro, spelacchiato, dolorante, ma alle coccole non può rinunciare. Non ancora. E ancora una volta si risveglia. Per il momento. Ancora una volta gira circospetto per casa, la sua casa di sempre, presente, quasi strisciante, ma vivo. Puro spirito. Quante vite ti restano, Tobia? Per quanto tempo hai scommesso con te stesso che resterai accanto a me, a scaldarmi i piedi su questo divano, a ronfare beato, pur invalido come sei? Non me lo dire, ti prego.

Lasciami sperare e sognare ancora.

(A TUTTI GLI AMICI DEI GATTI DEDICO QUESTI BELLISSIMI PENSIERI NON MIEI. NON SO CHI NE SIA L’AUTORE, CERTO UNA PERSONA DI GRANDE SENSIBILITA’.

Michela Franco Celani)