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Gli italioti furono i primi coloni greci ad abitare la penisola Italica, esattamente il profondo sud d’Italia, la Magna Grecia.   Parlavano lingue “osco-umbre” e la mia allegra ignoranza mi fa pensare che si capissero soltanto tra di loro, non tanto per l’umbro (comunque non facile) ma proprio per l’osco.  

Nonostante siano passati anni, le cose non sono cambiate moltissimo e ora assistiamo all’apparizione degli “itagnoli” nel profondo sud della Spagna, anche loro, come i loro avi, preferiscono le coste, il sole, il mare… e le lingue incomprensibili. E’ vero che le lingue non usate si perdono, soprattutto dopo vent’anni che non le parli più, ma, anche in quel caso, se ci si concentra e la si parla un po’ per qualche ora, magicamente torna alla mente.  

Certo, ci si sforza, non da sputar sangue, ma ci si sforza un po’, bisogna pensare, insomma, e il cervello è un muscolo che, come tutti i muscoli, ha bisogno di allenamento. O necessita allenamento… detto in forma leggermente arcaica, ma sto ancora parlando italiano, dicessi “necesita” entrerei anch’io nel popolo degli itagnoli.  

Ero arrivato da poco in Spagna, e avevo fatto un giro lunghissimo passando per diverse province e accenti, parlavo male e capivo poco, in certe province parlavo decentemente e capivo quasi tutto, in altre zone mi perdevo buona parte delle sfumature. Una sera ero a un tavolo di taverna, non troppo lucido, stanco, con un italiano e una coppia di spagnoli.  

L’italiano fa un monologo di qualche minuto e alla fine ride fragorosamente, la coppia spagnola si sbellica insieme a lui e io resto inebetito, la fronte leggermente aggrottata, gli occhi socchiusi, tipo scimmia con cubo di Rubik… detesto annoiare chiedendo spiegazioni, ma a sentir le risate doveva valerne la pena, volevo sapere… reggendomi forte al mio boccale di birra mi inclinai verso il mio vicino spagnolo e gli chiesi di aiutarmi a capire, scusandomi per il mio spagnolo terribile. Quello mi guarda, spalanca gli occhi stupito e, ridendo, dice “Ma non ha parlato in spagnolo!!!” dando una manata alla moglie e raccontandole il simpatico aneddoto.   “Vuole una traduzione!!!” e giù a ridere entrambi… lei si volta per vedere se si può coinvolgere anche i tavoli vicini mentre io vorrei sparire… l’amico italiano continua a ridere falso, sommesso, un sorriso tirato… gli dico qualcosa tipo “sono stanco e non avevo capito” sorrido “è che… italiano non era” sorrido di più “certo, dopo tanti anni… io invece, sai, bisogna farci un po’ l’orecchio, ma in generale”.


Era certamente un caso limite, era il re degli itagnoli, non si limitava ad imbastardire le sue frasi spagnole con termini italiani o viceversa, lui le parole le inventava di sana pianta. Non ricordando l’italiano e non sapendo lo spagnolo, di fronte al vuoto, riempiva con arte e fantasia: aggiungeva “S”, levava doppie, miscelava condizionali e congiuntivi, usava una cadenza tutta sua e sbagliava gli accenti in due lingue contemporaneamente, insomma, da Oscar.  

La palma d’oro alla pigrizia mentale, le mie prime frequentazioni di connazionali in Spagna, quelle frequentazioni che ti portano a leggere meglio l’etichetta della birra per veder se è vero che la gradazione è più alta. Nulla di male, intendiamoci, chi non parla da schifo almeno un paio di lingue straniere? Anzi! Complimenti a chi si sforza di impararle e ben vengano gli errori anche dopo anni, sono addirittura simpatici.

Ma sbagliare la propria lingua, ecco, quello magari no… ma non per patriottismo; ma solo per il fatto che dimostri, mentre parli, che NON stai pensando a quel che dici. Non sei del tutto presente, non ti stai impegnando, non fai lo sforzo mentale di trovare quella parola che ti si è andata a nascondere chissà dove, hai i file intasati, le sinapsi rigide, come dire… hai poca potenza o forse hai salvato troppe immagini, c’è da formattare dai.  

Uno degli esercizi migliori per tenere la mente attiva è proprio imparare una lingua nuova, aiuta le cellule a tenersi in vita, ovviamente non bisognerebbe fare il giochino della sostituzione, quello non serve a tenere il cervello attivo, il bello della cosa è proprio riuscire a pensare in due modi molto diversi, termini e costruzioni delle frasi, grammatica e accenti… qualche computer ben fatto e ben allenato riesce perfino a tenere a mente quattro o cinque lingue senza mescolarle tra loro. Se il tuo “computer” te le mescola, beh, hai preso un virus o una “scaldata”, anzi, un calenton… cose accettabili, ma almeno diamoci un limite di età e cerchiamo di innalzarlo il più possibile, non so… un’età in cui ci sembri plausibile avere un cervello lento… decidete voi quando.

(LEM)